Nepo, voltandosi, venne a sfiorar la guancia di Marina. “Non mi toccate” diss’ella duramente, senza guardarlo. Egli attribuì quelle parole alla luce indiscreta e non se ne commosse che per dire con mal piglio al barcaiuolo: “Cosa ne facciamo delle tue trote, imbecille? Andiamo!” I suoi modi con gl’inferiori, da gentiluomo maleducato, gli avevano già procacciato uno schiaffo a Torino da un garzone di caffè e potevano procacciargli altrettanto e peggio da Caronte; ma costui non intese che l’ultima parola, e risospinta indietro la barca nella corrente, la fece entrare nella caverna grande, l’addossò al trono, dove l’acqua era più tranquilla, e ricominciò la sua mimica di cicerone muto. Accennò con la mano che si poteva salire sul macigno e uscir quindi per la spaccatura della rupe dall’Orr

