Chapter 8

508 Words
Brasile – Attuale Stato del Mato Grosso do Sul Pianura del Pantanal, Sabato 21 maggio 1549. “L’indio Tajubá e la scoperta della piramide” Aveva catturato un grosso pesce-gatto, ma stava acquattato tra il fogliame della foresta in attesa di poter cacciare anche un’altra preda, forse un capivara, da portare al villaggio, quando Tajubá s’avvide della presenza di alcuni strani uomini. Aguzzando la vista notò la pelle del corpo che era completamente bianca: del colore pallido della luna e, cosa molto strana, le mani avevano sei dita. Stavano inoltrandosi nell’interno di una piccola collina attraverso uno stretto cunicolo. Guardando meglio Tajubá, questo era il suo nome che in lingua tupi-guaraní significa “Pietra Gialla”, notò che la collinetta aveva la forma d’una piramide ricoperta d’erba e d’arbusti. Un moto d’angoscia lo prese e, spaventato, si mise a fuggire da dove era venuto, in direzione delle capanne. Non sapeva ancora se riferire al cacique , il capo del villaggio, la presenza di quegli uomini strani così diversi da lui. Correva il rischio di non essere creduto: forse era meglio tacere prima che il temibile pajé, lo sciamano, lo mettesse sotto accusa facendolo passare per demente. Giunto che fu nel villaggio, la prima persona ad andargli incontro fu Sumaré,“Orchidea differente”, che con il suo passo faceva ancheggiare i fianchi, gli si avvicinò sorridente. «Il tuo amuleto giallo non t’ha portato fortuna, Tajubá! Non hai cacciato alcun capivara» gli disse in tono di scherno, indicando il topazio che il giovane portava al collo. Non avendo notato il grosso pesce-gatto che da terga spuntava dal corpo dell’amico, lo stava dileggiando. «Avevo già pescato questo pesce, ma di capivara non ho visto nessun’orma» tagliò corto Tajubá. Con distacco, glielo gettò ai piedi perché lo portasse nella grande capanna dove le vecchie attendevano alla preparazione delle carni per la loro conservazione. Sumaré gli era piaciuta da sempre. Quand’erano piccoli giocavano spesso insieme sulla riva del fiume. Divenuta giovinetta il suo corpo si era addolcito, i seni prosperosi avevano capezzoli invitanti, le movenze dei fianchi parevano un richiamo all’amore. Lo sguardo malizioso della giovane donna lo metteva in imbarazzo e ad un tempo lo faceva impazzire di desiderio. Anche il corpo di Tajubá, che aveva raggiunto il diciassettesimo anno d’età, si era modificato crescendo. La muscolatura aveva preso forma, le spalle si erano allargate e torreggiavano sulla vita stretta mentre sul ventre appariva il rilievo degli addominali e sulla schiena quello dei muscoli dorsali. Aveva gambe robuste adatte al passo della foresta e braccia forti per tendere un arco alto poco più di lui. Era bravo nella caccia nella boscaglia e nella pesca nel fiume. Non temeva né lo jacaré, il caimano dai denti affilati, né il giaguaro, re incontrastato del Pantanal, ambedue presenti nella terra paludosa che si alterna alle foreste pluviali. Da diversi mesi Sumaré lo guardava con occhi languidi, trasmettendo messaggi in un linguaggio a lui ancora sconosciuto: questo fatto la indispettiva non poco e di conseguenza fingeva un disprezzo che, però, veramente non sentiva.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD