Chapter 10

995 Words
Italia – Frattocchie (Rm), Sabato 22 maggio 2010. Abbazia di Ns. Signora del SS. Sacramento “Fra Giacomo ed Elisangela” Elisangela, non appena ricevuta la telefonata di Fra Giacomo, si mise al volante della vettura e lo raggiunse all’abbazia. Gli occhi le si riempirono di lacrime al veder il volto amico di Pietro; un abbraccio fu sufficiente a ridonarle serenità. La pelle d’ogni santo o di ogni angelo, se per pelle s’intende l’aura di cui è avvolta la sua anima, ha il potere di emettere delle vibrazioni che cambiano gli istinti degli umani che dovessero entrare in contatto con loro. Dal Cielo vengono mandati sul pianeta Terra, ogni giorno, milioni d’angeli ad aiutare i disperati che la popolano ormai da millenni. La loro arma migliore è costituita dall’aura e la potenza di questa dipende dall’alone colorato che assume. «Come mai sei qui sulla Terra?» gli chiese, temendo che fosse l’espiazione di un secondo castigo. «Non temere… son qui, in trasferta, di mia volontà e con il consenso del Presidente» rispose Pietro rigirando tra le dita i grani del rosario. «Trasferta, per far cosa?» chiese Elisangela, incuriosita dalla novità. «Desidero raggiungere Natascia e Gano a Salvador da Bahia. Pare che in Brasile accadranno eventi importanti» rispose Pietro facendo un gesto con le braccia verso il cielo. «Quali…se ti è concesso dirmeli?» incalzò Elisangela, sempre più curiosa. «Ancora non li conosco. Il Capo m’ha detto che avrei dovuto aiutare alcune persone, osservando ed agendo di conseguenza. Ha anche aggiunto che si fida del mio buon senso» rispose il frate scrollando un poco le spalle. «Un bel segno di fiducia: ti ha dato carta bianca!» disse Elisangela con un’espressione compiaciuta sul volto. Era evidente che Pietro era tornato ad esser il braccio destro del Presidente e questo fatto non poteva che rallegrarla. «Chi dovresti aiutare?» insistette Elisangela che voleva saperne di più. «Delle persone che anche tu conosci: alcuni erano tuoi pazienti.» «Racconta… non sto nella pelle.» La curiosità della donna confermava la sua completa e definitiva mutazione da quell’angelo che era stato in un essere umano. «Se ho ben intuito, si tratta di Natascia e Gano, di Heloísa ed Attilio, di Licia e Giannetto e poi di Learco.» «Learco non lo conosco! Chi è?» chiese Elisangela che degli altri, bene o male, conosceva la storia. «Uno scrittorucolo, mezzo poeta e mezzo pittore: pretende di dipinger sensazioni sul cuore della gente con la sua arte.» «È una bella espressione quella di “dipinger sensazioni sul cuore”» disse Elisangela che poi aggiunse: « …gli artisti identificano nel cuore la sede dell’anima, anche se ciò è vero solo in parte.» «Come, come?» Fu la volta di Pietro ad esser curioso. «Beh è semplice! Ogni corpo è vitale in quanto mosso dall’energia elettromagnetica emanata dall’anima. Due sono le parti che regolano ed equilibrano questi campi elettromagnetici. Uno è il cuore che la veicola e l’altro è il cervello che la genera» spiegò con naturalezza, non rendendosi conto che Pietro non poteva capire completamente. «Interessante… mi piacerebbe saperne di più!» esclamò Pietro, sperando d’ottenere un supplemento di quel sapere che non conosceva. «Interessante e complicato! Per farti capire dovrei farti un corso accelerato sull’argomento e sulle ultime scoperte scientifiche fatte dall’uomo» replicò Elisangela, facendo capire che non era né il momento né il luogo. «Ha a che fare con l’energia emanata dal Purissimo Spirito?» chiese Pietro un poco perplesso. «Sì e no! L’argomento investe due distinte scuole di pensiero: da un lato quella filosofica e dall’altro quella scientifica. Ma è troppo complesso spiegarti: ci vorrebbe del tempo che ora non abbiamo» concluse Elisangela che aveva altre domande da porre al frate. Pietro si trovò a considerare che nulla sapendo di campi elettromagnetici legati all’anima, avrebbe chiesto lumi al Capo nella prima occasione che si fosse presentata. Il Presidente certamente sapeva. «È l’Onnisciente, Lui certamente sa!» si disse. Il suo pensiero fu interrotto dalla voce di Elisangela. «Questo Learco, cosa c’entra con le tre coppie che hai appena menzionato?» «C’entra in quanto sta scrivendo le loro avventure sul semicontinente brasiliano, in qualità di cronista. Ma egli non sa che il Cielo gli ha riservato un ruolo più attivo perché ha stabilito che dovrà incontrarsi con i personaggi del suo romanzo ed io devo pilotare questi incontri, da lontano.» «Uno scrittore che viene coinvolto dalla storia che egli scrive e dai suoi stessi personaggi? E un bel caso di sdoppiamento di personalità; un caso da studiare su basi scientifiche!» commentò Elisangela, quasi avesse pensato ad alta voce. «Sì! È un caso complesso ed il mio compito è anche quello di non farlo giungere alla pazzia» spiegò Pietro con la dolcezza di un padre preoccupato. «Mi piacerebbe venire con te» disse Elisangela, presa da un improvvisa voglia d’incontrare le persone delle quali stavano parlando. «Non ti è permesso… non ancora. Devi aspettare che il Capo decida se e quando potrà accadere.» Pranzarono insieme con un pasto, questa volta molto frugale ma gustoso, fatto di cose semplici dell’antica culinaria dei monaci. Dopo, Elisangela accompagnò Fra Giacomo all’aeroporto di Fiumicino per il suo imbarco sull’aereo che l’avrebbe portato a Salvador da Bahia dove Natascia e Gano, già preavvertiti, lo avrebbero aspettato al suo arrivo. L’aeromobile si staccò da terra e mentre Elisangela osservava il suo rimpicciolirsi, man mano che s’allontanava, un senso di tristezza le prese il cuore… una parte di lei avrebbe voluto essere su quell’aereo. Un senso di tristezza le prese il cuore… una parte di lei avrebbe voluto essere su quell’aereo. Era lo stesso senso d’angoscia che si era insinuato in lei anche un anno prima, nel giorno della partenza di Gano e Natascia. Era destino che ogni volta fosse lasciata a terra con il naso rivolto all’insù guardando gli amici che s’involavano verso quella terra lontana dove anche lei avrebbe voluto andare. «Bahia terra dell’allegria, terra della fantasia, terra dove ogni cosa appare sotto una luce di magia» si ritrovò a pensare incamminandosi verso il posteggio dov’era la propria vettura.
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