PROLOGO

279 Words
PROLOGOLentamente stava rinvenendo. Pochi istanti e il dolore insopportabile gli arrivò di nuovo al cervello. Provò ad alzarsi, ma subito ricadde pesantemente. Aveva i polsi stretti con dei bloccacavi ai braccioli della sedia, così come le caviglie, fissate alle gambe della stessa. Guardò la mano sinistra: la falange del dito mignolo era troncata di netto. Il sangue sgorgava copiosamente. Faticava a respirare. «Perché mi stai facendo questo?», aveva detto. Poi il nastro adesivo gli aveva serrato la bocca. «Sai perfettamente perché». La cesoia si era stretta attorno al mignolo. Uno scatto netto e un rumore come di ramo potato. Immediatamente un dolore sconosciuto lo aveva sconquassato in tutto il suo essere. Un urlo soffocato. Aveva fatto appena in tempo a vedere il moncone del dito staccarsi dalla mano, poi aveva perso i sensi. «Bentornato». La voce proveniva come da un altro pianeta. Tutto era sfuocato. Sapeva di essere nel suo soggiorno, ma non riusciva a ricordare cosa fosse successo prima né come mai si trovasse in quella posizione. «Questo è stato solo un avvertimento. Sappi che andrò avanti, finché non avrò la risposta alla mia domanda». Nessuna emozione, nemmeno rabbia, pareva trasparire da quegli occhi di ghiaccio. Solo una terrificante determinazione. Vide le cesoie insanguinate agitarsi davanti alla sua faccia. Un terrore incontrollabile lo assalì. “Ma cosa cazzo vuoi da me?”, avrebbe voluto gridare mentre non riusciva a distogliere lo sguardo dallo strumento di tortura. Poi le lame si strinsero minacciose attorno al dito anulare della mano già martoriata. Ascoltò la domanda e di colpo gli fu tutto chiaro. Capì perché si trovava in quella situazione, ma, soprattutto, capì che non ne sarebbe uscito vivo.
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