Eugenio posava la testa di traverso sul cuscino, e non smetteva di aggrottare i sopraccigli e dilatare le narici; il suo povero faccino, ormai, era più bianco del lenzuolo; ogni volta che aspirava l'aria, gli sfuggiva dalla laringe un sibilo secco, metallico quasi e sempre più breve. La tosse che lo scuoteva ricordava il barbaro strepito che imita l'abbaiare nei cani di cartapesta. Madame Arnoux fu colta dallo spavento. Si buttò sul campanello e si mise a invocare soccorso gridando: «Un medico, un medico!» Dopo dieci minuti arrivò un vecchio signore in cravatta bianca, coi favoriti grigi ben curati. Fece una quantità di domande sulle abitudini, l'età, il temperamento del piccolo malato; poi gli guardò in gola, gli posò l'orecchio sulla schiena e stilò una ricetta. L'aria tranquilla del

