– Stiamo insieme stasera? – Beatriz, il suo sguardo è una stilettata. Occhi blu, come l’oceano di Rio de Janeiro, che sporgono sul viso a forma di cuore, con fronte ampia e mento stretto, tipico di persone dall’enorme forza interiore e allo stesso tempo testarde e determinate. L’infaticabile Beatriz, non tanto per la tua resistenza ma per la forza d’animo. A volte però diventavi prepotente e dominante, passando al di sopra delle persone che ti circondavano, perché quando hai individuato un obbiettivo, nulla ti ferma o ti farà cambiare idea. Intuitiva che sai quando è il momento di agire, e la creatività non ti manca.
La tua faccia, adesso, pare attraversata dal fantasma di un cucciolo spaurito, abbandonato, quasi infreddolito, tu, dentro ad una canottiera rosa con la stampa e la scritta “FAVELA”.
– No, stasera no. – perentorio io, cercando una distanza fisica.
Una carezza al mio viso, ad occhi bassi e Beatriz gira su se stessi i suoi jeans attillati, mi lancia un saluto con la mano da sopra la spalla mentre si avvia nel buio della notte, squarciata dalle insegne luminose di altri night-club.
Ed appare Mami con le sue rose rosse.
– Dai, su trovati una minina, così poi le regali le rose. È andata via dispiaciuta Beatriz. – Mami, scrutandomi con fare indagatorio.
Le stampo un bacio sulla guancia e mi siedo ad un tavolo in un angolo. Mami è una signora anziana, lei vuole bene alla gente, una sera ubriaco avevo speso tutti i soldi in libagioni e lei mi mise su di un taxi e mi pagò la corsa per tornare a casa. “Cicles, cicles”, mi urla da dietro la biondaccia ossigenata, spelacchiata, che ormai non considero più; è capace di chiederti se vuoi chewing-gum a ripetizione, ad intervalli talmente brevi che ti verrebbe di sputargli in faccia quella gomma. Con avidità mi inietto in gola una cerveja ed i calzini mi cadono sempre giù.
Ed ecco lì sedute le belle di notte, me le sono fatte quasi tutte, ormai è un anno che vivo in Brasile, per fortuna c’è un bel ricambio. Tavolo numero 8, il mio, al 9 le sedie sono occupate dalle chiappette sode di Fabritia ed Estela, che riescono ad ordinare, a spese dei loro clienti, probabilmente inglesi, un cestello pieno di birre in ghiaccio. Estela, labbra da baciare ventiquattrore al giorno, da mangiarle, da suggerle come un frutto succoso, con quell’arco di Cupido arrotondato; paziente e altruista, tanto da farti fare tutto spingendo il culetto più su. E ti scopo nella posizione del Cucchiaio d’Argento, sdraiati uno di fianco all’altra; una gamba viene sollevata o appoggiata sul fianco del partner e lui si mette un pochino di sbieco, per raggiungere una penetrazione più profonda ed efficace e dare ampio spazio di manovra per la stimolazione del clitoride. È una di quelle posizioni a tutto tondo, romantica e passionale, dove tutti i sensi vengono stimolati, baci, carezze e sussurri per un orgasmo da urlo. E si passa alla variante seduta, con una stimolazione non troppo profonda ma delicata e tocca con precisione il Ps Spot, si è vicini, vicini, anche per il lato B. Lei sente di lui il respiro sul collo, ideale per sussurrarle frasi osé da dirty talking tipo: sei una bella troietta, hai delle tette fantastiche, ti piace nel culo eh. Al mattino però mi hai lasciato un souvenir. Ultimo bacio davanti all’ascensore, mentre tu scendevi dal sesto piano del mio appartamento di Ipanema, ad un solo isolato dall’oceano Atlantico, io rassettavo un po’ casa. Presi il tuo asciugamano di spugna bianco, bagnato dall’ultima doccia all’alba, prima di andartene e feci per stenderlo, ma vi trovai il tuo marchio. Mi lasciasti una striscia di merda di 20 cm per 5 cm. Comprendo che non ci sia il bidè, ma esiste la carta igienica e poi c’è la doccia. Me la risi pensando a chi ti avrebbe leccata nel pomeriggio.
Estela, che si accosta le ginocchia divaricando le estremità delle gambe, portando le punte dei piedi verso l’interno. “Vedi come sono fragile ed indifesa”. Come una cavallina appena nata, che ha difficoltà a reggersi in piedi. Estela che vuole suscitare, in chi le sta a fianco, un illusorio sentimento di protezione.
Fabritia troppo spesso la trovo a guardarmi, o meglio a cercare i miei occhi che le sfuggono, come mi sei sfuggita tu una volta, dandomi buca. Fabritia, pelle bianca del sud del Brasile, per la forte mescolanza con europei: tedeschi, italiani, oltre che portoghesi. Perciò ha il naso un po’ più lungo, di chi sa ciò che vuole ed è anche un po’ testarda. Adora darsi da fare e rendere il proprio mondo più vivace viaggiando e dedicandosi ai propri affari e ad attività sempre nuove. Fabritia un poco immatura e insoddisfatta di ciò che la circonda, con la difficoltà ad instaurare rapporti duraturi ed ha poca tolleranza per chi ha un’opinione differente. Ed annusi l’aria che aleggia intorno alla mia postazione, per vedere se puoi riparare, se ti ho perdonata o meno. Narici piccole e poco visibili, tipiche dei paesi nordici, dove l’aria che si respira è fredda, quindi va riscaldata prima. Riuscisti a farmi sganciare 500 reais, il prezzo che si paga per una bellissima, e tu lo sei, per una notte intera ed anche il giorno a seguire.
– Non te ne pentirai, io faccio tutto. – Fabritia, continuando a mescermi da bere.
E tutto facesti, modi da geisha, professionalità e simpatia in un fisico perfetto di lisci capelli neri che ondeggiano sospesi nella stanza. Ti adoperasti in mezzo Kamasutra, fino a farmi morire con la posizione del Granchio. Visti di lato i corpi sembrano un granchio, ma la sua presa è tutt’altro che dolorosa, richiede una certa flessibilità. Lei stesa a pancia in su, sulle gambe di lui, con le proprie sulle sue spalle. Permette di guardarsi negli occhi socchiusi proprio mentre si è nell’estasi, di stare a contatto con il corpo del partner e di mettere a frutto quei piccoli movimenti della muscolatura vaginale che tanto aiutano il piacere di entrambi. Al sorgere del sole mi dicesti che dovevi tornare a casa per aprire la porta alla tua amica coinquilina che si era scordata le chiavi. Qualche dubbio mi venne, con tutti quei messaggini che ricevevi ed inviavi. “Questo è il mio indirizzo”. Numero di telefonino su di un foglietto con la dedica: “al mio amor”, forse mi fece sperare che la maratona fra un letto e l’altro, almeno momentaneamente fosse sospesa. Prima di andarsene però le ricordai che si stava dimenticando di darmi il buongiorno come si conviene, con un cappuccino spruzzatole in bocca. E lei fece colazione volentieri, leccando ed ingoiando tutto.
– Ti preparo il churrasco, una bella grigliata di carne mista e verdure. Vieni verso la una, così andiamo a fare la spesa, poi cucinerò per te e dopo possiamo rilassarci nella piscina idromassaggio, ovviamente nudi. – Fabritia, odiando nella mia immagine del momento, quella cosa che stava covando dentro di lei.
Avenida Nostra Senora de Copacabana, ore 13.00 in punto, uno squillo per avvisare che sono arrivato e nessuno risponde e poi un’ora al bar dell’angolo di fronte a casa tua ad ingurgitare avidamente una birra dopo l’altra, accompagnate da mezzo pacchetto di Camel senza filtro e non posso nemmeno mangiare se no poi non avrò più fame, perché fra poco mi chiamerà e finalmente dopo un numero interminabile di telefonate mi risponde e mi dice che stava ancora dormendo ma adesso si alzerà e si preparerà. Ed il tempo passa e devo comprare un altro pacchetto di sigarette, ma le Camel le hanno finite e mi devo buttare sulle Continental, e gironzolo per negozi e faccio acquisti e fa un caldo bestia, sono madido di sudore e si sono fatte le quattro pomeridiane e lei non si degna di chiamarmi, se non altro per inventare una scusa ed io faccio suonare il telefono e lei non risponde e rifiuta le chiamate e vaffanculo.
Letitia in piedi, in gruppo a lato del bancone del bar, con le amiche, tutte di mia conoscenza. Lei disposta di fronte ad un aitante gringo tutto muscoli; formano una posizione chiusa, si stanno dedicando interamente uno all’altra, infatti quando un altro gringo della loro compagnia cerca la conversazione, i due piccioncini girano solamente la testa verso il nuovo venuto, il cerchio non si apre, piedi incollati a terra e busto irrigidito. Letizia camicia aperta, ampia scollatura di troppi bottoni slacciati, senza reggiseno, capezzoli appuntiti puntati dritti sullo sguardo ipnotizzato del gringo. Tette da succhiare. Seno a campana, ben formato, grande, pesante, almeno una quinta, seno materno su cui addormentarsi a bocconi nel dopo, per un ulteriore appagamento, quello che non ho mai avuto da neonato. A te piace fare l’amore nella posizione dell’Altalena. Un cuscino sotto la schiena per stare più comoda e allineare i genitali per ottenere il massimo del piacere. Lui davanti a lei, lei a gambe aperte allaccia le ginocchia a lui e come un’altalena si inizia ad oscillare avanti e indietro. Che meraviglia osservare le espressioni di godimento sul tuo volto. Il contatto degli sguardi proprio all’apice libera grandi emozioni. Non sazia di dondolare volesti fare anche il Pendolo perché le ore fossero segnati dai tuoi suoni salaci. Lui sopra, richiede un certo sforzo fisico di lei che deve sorreggersi sulle spalle, inarcando la schiena e poggiando le gambe sulle spalle del compagno. Lui può aiutarla sostenendo le sue natiche, facendole dondolare addosso a lui; oppure può essere lui a muoversi avanti e indietro, come un pendolo e non serve muoversi con foga. Energia e piacere durarono a lungo. Tu si che cucinasti per me. Ogni giorno un piatto tradizionale creolo diverso e poi venne il giorno di mettersi al servizio di altri fornelli.
Tu venivi da Santa Marta. La maggior parte delle favelas di Rio si trovano al nord e ad ovest della città. Ufficialmente sono circa 700. La favela di Santa Marta, spesso chiamata anche Dona Marta, è una delle più famose di Rio. Anche questa è un labirinto di case rosse spalmate sul dorso di una montagna verde e dà un tetto a circa 8000 persone. È una delle poche che si trova nella zona sud, essendo sopravvissuta al piano di rimozione forzata messo in atto durante gli anni della dittatura brasiliana. Vista dal basso, quando si passa per Botafogo, lungo la trafficata Rua Sao Clemente, appare colorata ed allegra. I miglioramenti rispetto agli anni passati sono stati molti, oltre ad alcune opere di urbanizzazione, nel 2008 è stato inaugurato il cosiddetto Plano Inclinado, si tratta di una funivia che permette di salire e scendere dall’ingresso della favela fino alla parte in alto del morro. Anche questa favela è stata pacificata dalla polizia. Nel 1996 Michael Jackson venne qui, con l’autorizzazione delle organizzazioni dei trafficanti che dominavano la comunità, per registrare le scene del video cleap di “They don’t care about us”, una statua ricorda quell’evento con il cantante a braccia aperte e gli occhiali da sole. Qui si sono presentate anche Madonna e Alicia Keys e poi nel 2011 la favela ha fatto da teatro per la ripresa del film Fast & furious 5. Da qui si gode di una splendida vista su Rio. Ovviamente vige la legge di strada, vi è emarginazione, una schiavitù di fatto con una forma di autarchia. Fogne a cielo aperto. Intrichi di fili perché per la luce ci si attacca ai lampioni e non si paga come gli altri consumi e le tasse. Il crack è ampiamente diffuso.
Agata, la nerina sempre ingioiellata dalla testa ai piedi in finto oro bigiotteria. Chic in apparenza, nella sua altezza riesce sempre a farsi offrire la cena, l’unico pasto della giornata ed essendo flaca, molto magra, il cliente vuole metterle un po’ di ciccia sulle ossa e soprattutto energie per la prestazione già contrattata. Magra sì, ma che irruenza, non arrivammo neppure alla camera da letto, sul divano era già in lingèrie e si dimenava, ululava forte fingendo, anche per ottimizzare il tempo, se ne scopava 4, 5 a sera; ed io che per farle tirare fuori il meglio di sé non venivo mai, anche quando si muoveva come un’indemoniata nella posizione della Seduta Comoda. Gambe ben allenate ed appoggi con cui aiutarsi. Lei accomodata su di lui che la sostiene tenendola per i fianchi. Lei con le mani appoggiate sulle cosce di lui e lei lo usa come se lui fosse una sedia comoda. Lui intanto le accarezza il seno. Su e giù e poi circolare il movimento. Sulla sedia lei è vinta non dalla pigrizia ma dal piacere.