LIBRO I-4

2837 Words
COSIMO Faresti voi differenza di quale arte voi gli scegliessi? FABRIZIO Questi scrittori la fanno, perché non vogliono che si prendano uccellatori, pescatori, cuochi, ruffiani e qualunque fa arte di sollazzo; ma vogliono che si tolgano, oltre a’ lavoratori di terra, fabbri, maniscalchi, legnaiuoli, beccai, cacciatori, e simili. Ma io ne farei poca differenza, quanto al conietturare dall’arte la bontà dell’uomo; ma sì bene, quanto al poterlo con più utilità usare. E per questa cagione i contadini che sono usi a lavorare la terra, sono più utili che niuno; perché di tutte l’arti questa negli eserciti si adopera più che l’altre. Dopo questa sono i fabbri, legnaiuoli, maniscalchi, scarpellini; de’ quali è utile avere assai, perché torna bene la loro arte in molte cose, sendo cosa molto buona avere uno soldato del quale tu tragga doppio servigio. COSIMO Da che si conoscono quelli che sono o non sono sufficienti a militare? FABRIZIO Io voglio parlare del modo dello eleggere una ordinanza nuova per farne di poi uno esercito; perché parte si viene ancora a ragionare della elezione che si facesse ad instaurazione d’una ordinanza vecchia. Dico, pertanto, che la bontà d’uno che tu hai ad eleggere per soldato, si conosce o per esperienza, mediante qualche sua egregia opera, o per coniettura. La pruova di virtù non si può trovare negli uomini che si eleggono di nuovo e che mai più non sono stati eletti; e di questi se ne truova o pochi o niuno nell’ordinanze che di nuovo s’ordinano. È necessario pertanto, mancando questa esperienza, ricorrere alla coniettura; la quale si trae dagli anni, dall’arte e dalla presenza. Di quelle due prime si è ragionato; resta parlare della terza; e però dico come alcuni hanno voluto che il soldato sia grande, tra i quali fu Pirro; alcuni altri gli hanno eletti dalla gagliardia solo del corpo, come faceva Cesare; la quale gagliardia di corpo e d’animo si coniettura dalla composizione delle membra e dalla grazia dell’aspetto. E però dicono questi che ne scrivono, che vuole avere gli occhi vivi e lieti, il collo nervoso, il petto largo, le braccia musculose, le dita lunghe, poco ventre, i fianchi rotundi, le gambe e il piede asciutto; le quali parti sogliono sempre rendere l’uomo agile e forte, che sono due cose che in uno soldato si cercano sopra tutte l’altre. Debbesi sopratutto riguardare a’ costumi, e che in lui sia onestà e vergogna, altrimenti si elegge uno instrumento di scandolo e uno principio di corruzione; perché non sia alcuno che creda che nella educazione disonesta e nello animo brutto possa capere alcuna virtù che sia in alcuna parte lodevole. Non mi pare superfluo, anzi credo che sia necessario, perché voi intendiate meglio la importanza di questo deletto, dirvi il modo che i consoli romani nel principio del magistrato loro osservavono nello eleggere le romane legioni; nel quale deletto, per essere mescolati quegli si avevono ad eleggere, rispetto alle continue guerre, d’uomini veterani e nuovi, potevano procedere con la esperienza ne’ vecchi e con la coniettura ne’ nuovi. E debbesi notare questo: che questi deletti si fanno, o per usargli allora, o per esercitargli allora ed usargli a tempo. Io ho parlato e parlerò di tutto quello che si ordina per usarlo a tempo, perché la intenzione mia è mostrarvi come si possa ordinare uno esercito ne’ paesi dove non fusse milizia, ne’ quali paesi non si può avere deletti per usargli allora; ma in quegli donde sia costume trarre eserciti, e per via del principe, si può bene avergli per allora, come si osservava a Roma e come si osserva oggi tra i Svizzeri. Perché in questi deletti, se vi sono de’ nuovi, vi sono ancora tanti degli altri consueti a stare negli ordini militari, che, mescolati i nuovi ed i vecchi insieme, fanno uno corpo unito e buono; nonostante che gli imperadori, poi che cominciarono a tenere le stazioni de’ soldati ferme, avevano preposto sopra i militi novelli, i quali chiamavano Tironi, uno maestro ad esercitargli, come si vede nella vita di Massimino imperadore. La quale cosa, mentre che Roma fu libera, non negli eserciti, ma dentro nella città era ordinato; ed essendo in quella consueti gli esercizi militari dove i giovanetti si esercitavano, ne nasceva che, sendo scelti poi per ire in guerra, erano assuefatti in modo nella finta milizia, che potevano facilmente adoperarsi nella vera. Ma avendo di poi quegli imperadori spenti questi esercizi, furono necessitati usare i termini che io v’ho dimostrati. Venendo pertanto al modo del deletto romano, dico, poi che i consoli romani, a’ quali era imposto il carico della guerra, avevano preso il magistrato, volendo ordinare i loro eserciti (perché era costume che qualunque di loro avesse due legioni d’uomini romani, le quali erano il nervo degli eserciti loro), creavano ventiquattro tribuni militari, e ne proponevano sei per ciascuna legione, i quali facevano quello uffizio che fanno oggi quegli che noi chiamiamo connestaboli. Facevano di poi convenire tutti gli uomini romani idonei a portare armi, e ponevano i tribuni di qualunque legione separati l’uno dall’altro. Di poi a sorte traevano i tribi, de’ quali si avesse prima a fare il deletto, e di quello tribo sceglievano quattro de’ migliori, de’ quali ne era eletto uno da’ tribuni della prima legione; dagli altri tre, ne era eletto uno da’ tribuni della seconda legione; degli altri due, ne era eletto uno da’ tribuni della terza; e quello ultimo toccava alla quarta legione. Dopo questi quattro se ne sceglieva altri quattro; de’ quali, prima, uno ne era eletto da’ tribuni della seconda legione; il secondo da quelli della terza; il terzo da quelli della quarta; il quarto rimaneva alla prima. Di poi se ne sceglieva altri quattro: il primo sceglieva la terza, il secondo la quarta, il terzo la prima, il quarto restava alla seconda; e così variava successivamente questo modo dello eleggere, tanto che la elezione veniva ad essere pari e le legioni si ragguagliavano. E come di sopra dicemmo, questo deletto si poteva fare per usarlo allora, perché si faceva d’uomini de’ quali buona parte erano esperimentati nella vera milizia e tutti, nella finta, esercitati; e potevasi fare questo deletto per coniettura e per esperienza. Ma dove si avesse ad ordinare una milizia di nuovo, e per questo a scergli per a tempo, non si può fare questo deletto se non per coniettura, la quale si prende dagli anni e dalla presenza. COSIMO Io credo al tutto essere vero quanto da voi è stato detto. Ma, innanzi che voi passiate ad altro ragionamento, io vi voglio domandare d’una cosa di che voi mi avete fatto ricordare, dicendo che il deletto che si avesse a fare dove non fussero gli uomini usi a militare, si arebbe a fare per coniettura; perché io ho sentito in molte parti biasimare l’ordinanza nostra, e massime quanto al numero, perché molti dicono che se ne debbe tòrre minore numero, di che se ne trarrebbe questo frutto: che sarebbono migliori e meglio scelti; non si darebbe tanto disagio agli uomini; potrebbesi dar loro qualche premio mediante il quale starebbono più contenti, e meglio si potrebbono comandare. Donde io vorrei intendere in questa parte l’opinione vostra, e se voi ameresti più il numero grande che il piccolo, e quali modi terresti ad eleggerli nell’uno e nell’altro numero. FABRIZIO Sanza dubbio egli è migliore e più necessario il numero grosso che il piccolo; anzi, a dire meglio, dove non se ne può ordinare gran quantità, non si può ordinare una ordinanza perfetta; e facilmente io vi annullerò tutte le ragioni assegnate da cotestoro. Dico pertanto, in prima, che ’l minore numero dove sia assai popolo, come è, verbigrazia, in Toscana, non fa che voi gli abbiate migliori, né che il deletto sia più scelto. Perché volendo, nello eleggere gli uomini, giudicargli dall’esperienza, se ne troverebbe in quel paese pochissimi i quali l’esperienza facesse probabili, sì perché pochi ne sono stati in guerra, sì perché, di quegli pochi, pochissimi hanno fatto pruova mediante la quale ei meritassono di essere prima scelti che gli altri; in modo che chi gli debbe in simili luoghi eleggere, conviene lasci da parte l’esperienza e gli prenda per coniettura. Riducendosi dunque altri in tale necessità, vorrei intendere, se mi vengono avanti venti giovani di buona presenza, con che regola io ne debbo prendere o lasciare alcuno; tale che, sanza dubbio, credo che ogni uomo confesserà come e’ fia minore errore torgli tutti per armargli ed esercitargli, non potendo sapere quale di loro sia migliore, e riserbarsi a fare poi più certo deletto quando, nel praticargli con lo esercizio, si conoscessero quegli di più spirito e di più vita. In modo che, considerato tutto, lo scerne in questo caso pochi per avergli migliori è al tutto falso. Quanto per dare meno disagio al paese e agli uomini, dico che l’ordinanza, o molta o poca ch’ella sia, non dà alcuno disagio; perché questo ordine non toglie gli uomini da alcuna loro faccenda, non gli lega che non possano ire a fare alcuno loro fatto, perché gli obliga solo ne’ giorni oziosi a convenire insieme per esercitarsi; la quale cosa non fa danno né al paese né agli uomini, anzi a’ giovani arrecherebbe diletto, perché, dove ne’ giorni festivi vilmente si stanno oziosi per li ridotti, andrebbero per piacere a questi esercizi, perché il trattare dell’armi, com’egli è bello spettacolo, così è a’ giovani dilettevole. Quanto a potere pagare il minore numero e, per questo, tenergli più ubbidienti e più contenti, rispondo come non si può fare ordinanza di sì pochi, che si possano in modo continuamente pagare, che quel pagamento loro sodisfaccia. Verbigrazia, se si ordinasse una milizia di cinquemila fanti, a volergli pagare in modo che si credesse che si contentassono, converrebbe dar loro almeno diecimila ducati il mese. In prima, questo numero di fanti non basta a fare uno esercito; questo pagamento è insopportabile a uno stato, e, dall’altro canto, non è sufficiente a tenere gli uomini contenti, ed obligati da potersene valere a sua posta. In modo che, nel fare questo, si spenderebbe assai, arebbesi poche forze, e non sarebbero a sufficienza o a defenderti o a fare alcuna tua impresa. Se tu dessi loro più, o ne prendessi più, tanta più impossibilità ti sarebbe il pagargli. Se tu dessi loro meno, o ne prendessi meno, tanta meno contentezza sarebbe in loro, o a te tanta meno utilità arrecherebbono. Pertanto quegli che ragionano di fare una ordinanza, e, mentre ch’ella si dimora a casa, pagarla, ragionano di cose o impossibili o inutili. Ma è bene necessario pagargli quando si levono per menargli alla guerra. Pure se tale ordine dessi a’ descritti in quello qualche disagio ne’ tempi di pace (che non ce lo veggo) e’ vi sono per ricompenso tutti quegli beni che arreca una milizia ordinata in uno paese, perché sanza quella non vi è secura cosa alcuna. Conclude che, chi vuole il poco numero per poterlo pagare, o per qualunque altra delle cagioni allegate da voi, non se ne intende, perché ancora fa per la opinione mia, che sempre ogni numero ti diminuirà tra le mani per infiniti impedimenti che hanno gli uomini, di modo che il poco numero tornerebbe a niente. Appresso, avendo l’ordinanza grossa, ti puoi a tua elezione valere de’ pochi e degli assai. Oltre a questo, ella ti ha a servire in fatto e in riputazione, e sempre ti darà più riputazione il gran numero. Aggiugnesi a questo che, faccendosi l’ordinanze per tenere gli uomini esercitati, se tu scrivi poco numero di uomini in assai paese, ei sono tanto distanti gli scritti l’uno dall’altro, che tu non puoi sanza loro danno gravissimo raccozzargli per esercitargli; e sanza questo esercizio l’ordinanza è inutile, come nel suo luogo si dirà. COSIMO Basti sopra questa mia domanda quanto avete detto; ma io disidero ora che voi mi solviate uno altro dubbio. Costoro dicono che tale moltitudine di armati è per fare confusione, scandolo e disordine nel paese. FABRIZIO Questa è un’altra vana opinione, per la cagione vi dirò. Questi ordinati all’armi possono causare disordine in due modi: o tra loro, o contro ad altri. Alle quali cose si può facilmente ovviare, dove l’ordine per se medesimo non ovviasse; perché, quanto agli scandoli tra loro, questo ordine gli leva, non gli nutrisce, perché, nello ordinarli, voi date loro armi e capi. Se il paese dove voi gli ordinate è sì imbelle che non sia, tra gli uomini di quello, armi, e sì unito che non vi sia capi, questo ordine gli fa più feroci contro al forestiero, ma non gli fa in niuno modo più disuniti, perché gli uomini bene ordinati temono le leggi, armati come disarmati; né mai possono alterare, se i capi che voi date loro non causano l’alterazione; e il modo a fare questo si dirà ora. Ma se il paese dove voi gli ordinate, è armigero e disunito, questo ordine solo è cagione d’unirgli, perché costoro hanno armi e capi per loro medesimi, ma sono l’armi inutili alla guerra, e i capi nutritori di scandoli. E questo ordine dà loro armi utili alla guerra e capi estinguitori degli scandoli; perché subito che in quel paese è offeso alcuno, ricorre al suo capo di parte, il quale, per mantenersi la reputazione, lo conforta alla vendetta, non alla pace. Al contrario fa il capo publico; tale che per questa via si lieva la cagione degli scandoli e si prepara quella della unione; e le provincie unite ed effeminate perdono la viltà e mantengono l’unione; le disunite e scandolose si uniscono e quella loro ferocia, che sogliono disordinatamente adoperare, si rivolta in publica utilità. Quanto a volere che non nuocano contro ad altri, si debbe considerare che non possono fare questo se non mediante i capi che gli governono. A volere che i capi non facciano disordine, è necessario avere cura che non acquistino sopra di loro troppa autorità. E avete a considerare che questa autorità si acquista o per natura, o per accidente. E quanto alla natura, conviene provvedere che chi è nato in un luogo, non sia preposto agli uomini descritti in quello, ma sia fatto capo di quelli luoghi dove non abbia alcuna naturale convenienza. Quanto allo accidente, si debbe ordinare la cosa in modo che ciascuno anno i capi si permutino da governo a governo; perché la continua autorità sopra i medesimi uomini genera tra loro tanta unione, che facilmente si può convertire in preiudizio del principe. Le quali permute quanto sieno utili a quegli che le hanno usate, e dannose a chi non le ha osservate, si conosce per lo esempio del regno degli Assiri e dello imperio de’ Romani; dove si vede che quel regno durò mille anni sanza tumulto e sanza alcuna guerra civile; il che non procedé da altro che dalle permute che facevono da luogo a luogo ogni anno quegli capitani i quali erano preposti alla cura degli eserciti. Né per altra cagione nello imperio romano, spento che fu il sangue di Cesare, vi nacquero tante guerre civili tra’ capitani degli eserciti e tante congiure da’ predetti capitani contro agli imperadori, se non per tenere continuamente fermi quegli capitani ne’ medesimi governi. E se in alcuni di quegli primi imperadori e di quegli poi i quali tennono l’imperio con reputazione, come Adriano, Marco, Severo e simili, fusse stato tanto vedere, che gli avessono introdotto questo costume di permutare i capitani in quello imperio, sanza dubbio lo facevono più quieto e più durabile; perché i capitani arebbero avuta minore occasione di tumultuare, gl’imperadori minore cagione di temere, e il senato, ne’ mancamenti delle successioni, arebbe avuto nella elezione dello imperadore più autorità, e per conseguente sarebbe stata migliore. Ma le cattive consuetudini, o per la ignoranza o per la poca diligenza degli uomini, né per i malvagi né per i buoni esempli si possono levare via. COSIMO Io non so se col mio domandare io v’ho quasi che tratto fuora dell’ordine vostro, perché dal deletto noi siamo entrati in uno altro ragionamento; e se io non me ne fussi poco fa scusato, crederrei meritarne qualche riprensione. FABRIZIO Non vi dia noia questo; perché tutto questo ragionamento era necessario volendo ragionare della ordinanza la quale, sendo biasimata da molti, conveniva la scusassi, volendo che questa prima parte del deletto ci avesse luogo. E prima che io descenda all’altre parti, io voglio ragionare del deletto degli uomini a cavallo. Questo si faceva, appresso agli antichi, de’ più ricchi, avendo riguardo e agli anni e alla qualità dell’uomo; e ne eleggevano trecento per legione, tanto che i cavagli romani in ogni esercito consolare non passavano la somma di secento. COSIMO Faresti voi ordinanza di cavagli per esercitargli a casa, e valersene col tempo? FABRIZIO Anzi è necessario; e non si può fare altrimenti, a volere avere l’armi che sieno sue, e a non volere avere a torre di quegli che ne fanno arte. COSIMO Come gli eleggeresti? FABRIZIO Imiterei i Romani; torrei de’ più ricchi, darei loro capi in quel modo che oggi agli altri si danno, e gli armerei ed eserciterei. COSIMO A questi sarebb’egli bene dare qualche provvisione! FABRIZIO Sì bene; ma tanta solamente, quanta è necessaria a nutrire il cavallo; perché, arrecando a’ tuoi sudditi spesa, si potrebbono dolere di te. Però sarebbe necessario pagare loro il cavallo e le spese di quello. COSIMO Quanto numero ne faresti, e come gli armeresti? FABRIZIO Voi passate in un altro ragionamento. Io vel dirò nel suo luogo, che fia quando io vi arò detto come si debbono armare i fanti, o come a fare una giornata si preparano.
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