00.52.21.Giorgio Paludi si asciugò il sudore dalla fronte.
Flaminio Prati, cinquantasette anni, sposato, meglio noto come l’avvocato del diavolo. L’uomo che dietro lauto compenso aveva tolto le castagne dal fuoco a tanta gente della Torino ‘bene’. Gente con molti soldi e ancora più vizi. Flaminio il Grande, un torinese d’adozione figlio della lupa e del raggiro. Ma anche un grande professionista, un principe del foro. Ma ora era solo, e soltanto, un corpo in viaggio per la sua ultima e inappellabile udienza di decomposizione.
Il commissario lasciò l’avvocato alle amorose cure del Padre Eterno e tornò al lavoro. Aveva da occuparsi di altro. Passò attraverso il corridoio e rientrò nella cucina.
In mezzo alla stanza adesso stazionava il medico legale. Un uomo pingue con una maglietta nera della Lacoste, l’unica a suo dire in grado di far risaltare adeguatamente il coccodrillo. Sembrava un mercante di mostre d’arte di fronte a un quadro, dubbioso se propendere per il masterpiece o per la crosta ben fatta. Teneva una mano sul pizzetto e con l’altra si massaggiava la testa rasata.
Con lui era arrivato il sovrintendente Clarice Avoledo, un metro e sessanta di donna incazzata nera. Occhi di lavagna e un culo da strappare il cuore. Reggeva la valigia del patologo e si spruzzava Vicks Sinecs nel naso per non sentire l’odore. Aveva sempre considerato il commissario Paludi un buono a nulla. Conosceva la storia della Diaz. E cercava sempre di fargliela pesare. Aveva sempre odiato quelli che scappavano.
– C’è troppa gente qua dentro. Voglio solo un fotografo.
I tecnici della scientifica uscirono spazientiti. Clarice Avoledo fece un passo avanti e si portò a fianco del commissario. Il medico legale aveva finito di contemplare e si era chinato vicino al cadavere. Poi si era voltato verso i due.
– La conoscete quella del veleno per cani?
Il commissario tentò di aprire bocca. La passione del dottore era rinomata in tutta la questura.
– Un uomo telefona al veterinario e dice “Dottore, le mando la mia vecchia cagna con mia moglie. Le somministri un potente veleno, ma mi raccomando: non la faccia soffrire”. “d’accordo, ma poi la sa ritrovare la strada di casa da sola?”.
Il Paludi e Clarice si guardarono infastiditi.
– Bestiale!
Estrasse il tampone rettale dal corpo e ci infilò il termometro.
– Le lesioni sono avvenute da poco. Potrebbero esserci residui di cellule epiteliali dell’aggressore sulla cute. Faremo altri tamponi. Commissario mi dia una mano a voltarla.
Paludi si avvicinò. Voltarono il cadavere, il torace e la parte anteriore delle gambe erano quasi integre. L’assassino si era dedicato alla parte posteriore. Il sovrintendente Avoledo aveva messo le mani di Michelle in due sacchetti di plastica per recuperare eventuali tracce da sotto le unghie.
– La signorina deve avere passato una brutta giornata. Potremmo usarla come atlante per gli studenti.
Prese un registratore e iniziò ad annotare.
– Lesioni per compressione, suzione e strappo disposte su quasi tutta la parte posteriore del cadavere. Ecchimosi figurate intorno al collo, alla base delle scapole, sui fianchi. Presumibilmente causate da dita, una presa molto decisa e protratta.
Prese delicatamente il collo della ragazza tra le mani e lo spostò leggermente verso l’alto. Del sangue addensato colò fuori dalla base della gola. Clarice si voltò con una smorfia.
– Un taglio profondo. Probabilmente è la ferita mortale. Forse una lama mono tagliente. Zac. Un bel sorriso da una parte all’altra del collo. E les jeux sont faits.
I flash del fotografo riempivano a scatti cadenzati la stanza. La luce improvvisa bruciava i colori e lasciava tutto in bianco e nero.
Lucentini si spostò verso il centro della schiena, prese una lente d’ingrandimento e si soffermò. Riprese a parlare al registratore.
– Un paio di segni a coda di rondine, considerevolmente profondi. Quasi sicuramente causati dalla forbici in questione. Le macchie ipostatiche sono ancora mobili, il rigor mortis è presente solo ai muscoli temporali e a quelli del collo.
Il medico legale estrasse il termometro dal sedere del cadavere poi controllò la temperatura ambientale.
– Trentuno e cinque di rettale. Non è morta da neanche sei ore.
Il commissario Paludi stava perdendo la bussola, non c’erano dubbi che fosse stata ammazzata in quella stanza. Sarebbe dovuto succedere nella mattina inoltrata, verso le quattro, quattro e mezza. Possibile che nessuno avesse sentito nulla? Possibile che lui non si fosse accorto di niente? Ricordò di essersi scolato una bottiglia di rum davanti ai video della buon costume. Doveva darci un taglio con quella merda. Tornò a dedicarsi alla considerazione del medico legale.
– Ne è sicuro?
Ma conosceva benissimo la risposta.
– La temperatura corporea in condizioni normali scende di un grado all’ora nella fase iniziale. Non ci sono dubbi. Facciamo ancora un tampone orale e uno vaginale. Poi levo le tende.
Clarice si era avvicinata al corpo. Il commissario continuava a fissare quello scempio, apparentemente incapace di qualsiasi azione. Il sovrintendente iniziò a prelevare dei capelli con una pinzetta. Il Paludi le si fece accanto.
– Che cosa ne pensi del collare?
– Penso che forse è l’unica cosa a posto.
– Io invece penso che voglia dire qualche cosa di molto preciso. Tipo una firma.
– Guardi troppi film Paludi. Abbiamo a che fare con un balordo con gli ormoni in vetrina. Non ci sono segni di effrazione. La ragazza l’ha fatto entrare e stop. Probabilmente è il fidanzato. Avete parlato con la madre? Vedrai che salta fuori qualche boyfriend con il vizio di alzare le mani. Un pugile bruciato sul ring che si prende la rivincita tra i fornelli di casa.
Sarà, ma ormai il cervello del commissario si era messo in moto. In un’ora stava completamente cancellando gli ultimi due anni alla buon costume. Forse era la sua occasione buona. L’occasione che aspettava da tempo per tornare a fare il lavoro che sapeva fare meglio. Il cacciatore.
…La ragazza l’ha fatto entrare e stop…
L’ha fatto entrare, si sono bevuti un caffè… Probabilmente è il fidanzato. Avete parlato con la madre?… Poi lui si è arrabbiato perché lei era troppo bella, perché non sarebbe mai stata veramente sua… Vedrai che salta fuori qualche boyfriend con il vizio di alzare le mani… E allora l’ha uccisa. Dopo averla pestata, accoltellata e scopata… e Zac! Un bel sorriso da una parte all’altra del collo…
Il commissario Paludi scrollò la testa.
…Les jeux sont faits…
– Stop un cazzo Clarice. Questo è solo l’inizio.