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27 Federica era ancora seduta a terra. Si aggrappò alla ringhiera. Non aveva la forza di tirarsi su. Michele continuava a chiamarla, ma perché non la lasciava in pace! «Arrivo», ringhiò. Finalmente riusciva a tirare fuori la rabbia, ma era sfibrata. L’adrenalina si esaurì subito, come la fiammata di un mangiafuoco. Tornò il vuoto. Rimase così, instupidita dalla paura. Non poteva muoversi, pensare, alzarsi, andarsene, telefonare, salire le scale. Non riusciva a fare niente. Gambe e braccia le tremavano, i denti le battevano e sentiva addosso una sensazione ripugnante, come se, sotto gli indumenti, il suo corpo fosse abitato da migliaia di parassiti che la divoravano. Si grattò febbrilmente, fino a graffiarsi i fianchi e la nuca. Respirò a lungo prima di trovare un pensiero che non fos

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