28 Federica si guardò la spalla. Era vero. Sul maglione bianco aveva tre piccole macchie cremisi, come impronte digitali mal riuscite. Gliele aveva lasciate il suo assalitore, quando aveva tentato di afferrarla. Quel pazzo psicopatico aveva le mani sporche di sangue ancora fresco. Chissà di chi. Federica rabbrividì. Michele la stava fissando, aspettava che lei gli fornisse una spiegazione, ma lei non aveva nulla da dirgli. «Ti senti bene?», le domandò. Federica annuì. «Ho avuto sangue al naso», buttò lì senza convinzione. Le bugie non le erano mai venute un granché. «Saliamo?» voleva togliersi dalle scale. L’alternativa era inventarsi una scusa e tornare a casa. Ma uscire in strada era ancora peggio che restarsene con quei due. Fantastico. Michele intanto la esaminava come una carti

