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16 Michele la turbò ancora. Stava curiosando nelle stanze con voracità e maleducazione. Non si limitava a infilare la testa. Entrava, apriva le finestre e spalancava le persiane. «Ci vuole più luce qui dentro», disse con tono autoritario. La squadrò dalla testa ai piedi, soffermandosi sul seno tondo. Lo gradiva particolarmente. Sorrise. «C’è odore di chiuso, bisogna cambiare l’aria». Il taglio sul collo faticava a rimarginarsi, il colletto della camicia era sempre più sporco di sangue. Federica trattenne lo sdegno, la rabbia stava prendendo il posto della paura. Sentì il respiro farsi veloce. «Sarà da imbiancare. Anche una mano di vernice agli scuri non sarebbe male», continuò Michele, caracollando con gli occhi. «Posso farlo io, me la cavo coi lavoretti... non so se mi spiego». «Ved

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