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732 Words
6Questa volta anche il questore di Torino in persona, il commendatore Sarlo, ha deciso che era tempo di alzare le tende. Ora è in piedi a fianco dell’ingegner Palombella, il geometra De Letteriis e molti suoi collaboratori, a partire dal dirigente della DIGOS, il dottor Rossi. Osserva i militari che piazzano delle fotoelettriche per illuminare a giorno la zona. Fa molto freddo e lui cerca di raggomitolarsi all’interno di un giaccone blu con il cappuccio. Chiede ulteriori ragguagli in merito all’incidente. Vuole sapere, capire. Il dottor Rossi asserisce che sarà opportuno intensificare una stretta nei confronti di alcuni elementi legati ai centri sociali, che le indagini dovranno essere approfondite. «Qui non si scherza più» aggiunge poi a voce alta. Appare teso, piuttosto irritato dalla situazione e dal timore che alcuni possano pensare che la faccenda gli possa essere sfuggita di mano. Lui stesso teme che il questore possa accusarlo di aver sottovalutato la situazione. Un attentato dinamitardo però non se lo aspettava proprio nessuno. Dove diavolo avranno trovato l’esplosivo? Ma soprattutto, come avranno fatto a piazzarlo nel cantiere? Sicuramente di notte, pensa. Con il viso torvo e uno sguardo sospettoso continua anche lui a osservare i lavori in corso, fino a quando non scorge arrivare l’auto del magistrato di turno. Il dottor Picozzi. Saluti distanziati e mascherine indossate, come da prassi, una raffica di domande e poi il responsabile degli artificieri a rapporto. Il questore si avvicina. Parlano di un edificio preesistente. L’artificiere asserisce che è possibile ci sia altro materiale inesploso la sotto. Che è opportuno aspettare il nuovo giorno, per maggiore sicurezza. Aggiunge poi che con ogni probabilità si è trattato di dinamite. «Se la saranno procurata direttamente in qualche altro cantiere» sibila Rossi tirato in viso. «Fatto sta che sono da escludere residuati bellici come bombe d’aereo o simili della guerra mondiale. In quel preciso punto due giorni fa è stato abbattuto un edificio. E con esso altri due o tre se non ho capito male. Erano vecchie baite, alcune disabitate da anni, altre invece abitate da gente del posto che provvisoriamente è stata alloggiata in un albergo di Susa» esclama l’artificiere. «A questo punto è lecito pensare che l’esplosivo fosse nascosto dentro la baita. Ma perché esplodere ora e non all’atto della demolizione?» chiede il dottor Palombella. «Perché probabilmente era sotto» replica il geometra De Letteriis osservando serio il punto dell’esplosione. «Tolte le macerie, il terreno è stato livellato. Solo oggi hanno scavato in quel punto» aggiunge con le mani incrociate. «Cosa vuol dire questo?» chiede il questore. «Che l’esplosivo doveva essere sotto la casa, probabilmente in qualche cantina. C’erano dei locali sotto il livello terra?» chiede Rossi. «No, dottore, non aveva cantine o luoghi al di sotto del livello stradale» replica il geometra. «Pertanto il materiale esplodente era sotterrato. Celato in qualche buca sotto il pavimento o subito fuori dal perimetro della baita. Mi sembra evidente. Il problema è capire quando ce lo hanno messo, se recentemente oppure…» dice il magistrato grattandosi la testa. Poi il cellulare squilla. Il dottor Piccozzi si allontana di qualche metro. Cammina lentamente per poi voltarsi verso gli altri. «Rimandiamo tutto a domani mattina, con la luce del giorno, come consiglia il maresciallo dell’esercito. Mettiamo in sicurezza l’area, sorveglianza attiva, mi raccomando. Nessun inquinamento dell’area. Avete forze a sufficienza?» Interroga. «Sì dottore, sono arrivati anche i rinforzi dell’esercito oltre che quelli del reparto mobile» risponde l’ispettore Amato. «Bene. Ora vi lascio perché ho altri quattro cadaveri che mi aspettano a Torino» dice. Il dottor Sarlo, anch’egli al telefono, riceve contestualmente la stessa notizia. È Meucci in persona a informarlo. «Dottor Picozzi, se non le spiace vengo con lei» dice. «Certo, certo, caro questore. Temo sarà una brutta notte per molti di noi» aggiunge. «Che è successo?» gli chiede il dirigente della DIGOS curioso. «Non è ancora molto chiaro. Una strage comunque. Un’intera famiglia di cinesi ammazzata in una abitazione. Meglio andare a vedere. Meucci è già sul posto» risponde lui. «Sei morti in un solo giorno…» aggiunge Rossi con una smorfia a bocca aperta. «In una sera, Rossi. In una sola sera» conclude il questore entrando in auto. Tutti si guardano straniti. Poi Amato conclude sibillino. «Un anno di merda, l’ho sempre detto. E non è ancora finito…» Rossi si volta verso di lui, poi, con la mano destra gli fa il segno delle corna. «Fanculo…» aggiunge ancora prima di allontanarsi.
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