PROLOGO – Caccia nella Notte
La pioggia cadeva sottile, come aghi d’acciaio, spinti dal vento del porto.
L’odore di salsedine e carburante si mescolava a qualcosa di più acre: carne marcia, ruggine, fogna. E sotto a tutto questo c’era… qualcos’altro. Sean lo sentiva nella gola, denso come il sangue.
Non era un odore umano.
«È qui dentro.»
La voce di Mattia, un sussurro nell’auricolare, trasudava tensione.
Dalla sommità del magazzino, dietro il mirino della fotocamera termica, il suo Gaillard scrutava l’oscurità.
«Movimento nel piano inferiore. Calore instabile, è bello grande. Forse due metri. Non si sposta in modo regolare.»
Sean fece un cenno.
La pioggia gli colava lungo i capelli scuri, lunghi fino alle spalle, bagnando la giacca di pelle.
«Jason, tu con Rui dall’ingresso nord. Cristina, in copertura. Resta indietro e vediamo se ci sono spiriti che vogliono aiutarci. Elisa, stai con lei e proteggila. Se scappa, lo segui tu.»
Scuotendo il muso grigio la lupa si accucciò nell’ombra, il pelo umido di pioggia che aderiva al corpo giovane. Gli altri annuirono, ognuno con la certezza del proprio ruolo, appreso in dieci anni di battaglie e notti come quella.
Non doveva dare ordini, non c’era bisogno di parole. C’era solo la caccia.
Il magazzino 47 era un guscio vuoto di cemento e ferro.
Pallet marci, casse sfondate, odore di muffa e qualcosa di più profondo — un fetore che non apparteneva a quel mondo.
Sean posò la mano sull’arma al fianco, un feticcio antico, una lama che brillava di luce lunare.
Lo spirito di antichi guerrieri viveva dentro quella spada.
Ed anche dentro di lui.
Entrarono in silenzio, accompagnati solo dal suono delle gocce che cadevano dai travi metallici ed il respiro trattenuto del branco.
Cristina chiuse gli occhi, mormorando parole nella lingua degli spiriti.
L’aria tremò, e un riflesso verde-blu si accese tra le sue dita. Gli orecchini di piume le sfiorarono il collo mossi da un vento che non esisteva.
«Qualcuno ci guarda,» disse piano.
«Chi?» chiese Jason.
Cristina lo vedeva appena, appoggiato al muro più distante. Il distintivo della NYPD alla cintura riflette’ un istante la luce, prima di sparire di nuovo nell’ombra. «Non lo so. Ma non è felice di vederci.»
Era in piedi al centro di un raggio di luna con i capelli castani che si muovevano lenti, accarezzati dal vento, e la pelle abbronzata brillante nel chiarore lunare metteva in risalto le labbra rosate. Un angolo di pace e purezza in mezzo a tanta corruzione.
Un urlo squarciò il buio.
Un suono gutturale, animale, ma con dentro qualcosa di umano che rimbalzò sulle pareti di ferro come un’eco distorta. La preda si era accorta di loro.
Sean non ebbe il tempo di pensare:
«Rui, Jason, andate adesso! Mattia, controlla il tetto e le finestre!»
La creatura emerse dal buio non appena Sean spalancò le grandi porte scorrevoli del magazzino, come un incubo che prende vita.
Pelle grigia, vene nere come catrame, occhi bianchi senza pupille.
Le braccia troppo lunghe terminavano in mani artigliate ed il torso era gonfio, deformato da qualcosa che si muoveva dentro.
Sean scattò avanti, liberandosi della giacca.
In un attimo la sua pelle si tese, le ossa scricchiolarono, e l’uomo scomparve in un grido di rabbia che terminò in un ululato.
Dove stava Sean ora c’era la Bestia: alta quasi tre metri, il corpo umanoide coperto di pelo bianco che riluceva di blu sotto la luna. Gli occhi verdi, unico ricordo dell'uomo rimasto sul muso lupesco, osservavano la preda con disprezzo, mentre scopriva i denti chiari con un ruggito ferale.
Un ruggito spaccò il silenzio e il cemento vibrò. La creatura gli balzò addosso, percependo il pericolo.
Artigli contro artigli, carne contro acciaio.
Le zanne di Sean si chiusero sulla spalla dell’essere, squarciando la pelle come carta bagnata.
Il sangue che uscì non era rosso, ma nero e lucente, come petrolio.
Rui si muoveva nell’ombra, invisibile, ogni suo passo come un soffio d’aria. Il corpo piccolo, minuto, fasciato in pelle nera, sembrava quasi assorbire la luce intorno.
Scivolò dietro al mostro, che Sean lottava per trattenere. La lunga coda di capelli neri fruscio’ appena, le punte blu elettrico che tagliavano l’aria come un lampo, mentre affondava due lame curve alla base della spina dorsale.
La creatura si contorse, urlando.
Jason era subito dietro di lei, la pistola rituale saldamente in mano. Sparò tre colpi con movimenti puliti, misurati, guidati da anni di esperienza.
Ogni proiettile centro’ il bersaglio.
Elisa, troppo impaziente per non unirsi alla caccia, piombò sul fianco della creatura come un lampo grigio. I suoi denti si chiusero sulla gamba della creatura, strappandola via con uno schiocco umido e scuotendola come un macabro giocattolo. I suoi occhi gialli ed intelligenti non la abbandonarono mai.
Un urlo riempì l’aria, poi un altro — umano.
Mattia era entrato dal lucernaio ed ora stava in equilibrio sulle travi. Alto e sottile, si muoveva leggero, le sneakers appena appoggiate al metallo umido. I capelli rossi gli cadevano spettinati sugli occhi chiari mentre si chinava ed estraeva dalla giacca di tweed un talismano fatto di ossa e vetro.
«Cristina, ora!» Gridò e lo lanciò sul pavimento, frantumandolo.
Un’esplosione di luce bianca accecante riempì il magazzino e la creatura urlò. Le vene nere iniziarono a pulsare più forte, come se stessero per esplodere.
Cristina entrò nel magazzino schermando gli occhi con un braccio e portando corde di vento che le danzavano intorno e le agitavano la camicetta leggera e la lunga gonna di lino. Aprì la mano destra ed un’onda d’energia spirituale si riversò da lei, un vento invisibile che profumava di primavera e nuovi inizi.
«Non è solo una creatura corrotta,» gridò. «Qualcosa lo lega, lo intrappola!»
Sean si muoveva davanti alla bestia attirandone l’attenzione, respirando affannosamente. Era forte. Sapeva che gli altri erano intorno a loro, lo sentiva nel sangue, come se ogni battito del suo cuore fosse il ritmo di sei anime in caccia.
«Che vuol dire?» Chiese, la voce a malapena comprensibile a causa delle fauci.
Cristina tremava, gli occhi marroni spalancati nel chiarore mistico che andava scemando, il viso fine improvvisamente stanco. Una ciocca le scivolo’ sulle labbra rosee mentre parlava, senza che se ne accorgesse.
«Sta legata a un feticcio. È uno spirito di Fenris. Ma è stato piegato, corrotto.»
Come un lampo, la creatura, a metà tra uomo e mostro, balzò ancora, questa volta verso Cristina, gli artigli tesi lucenti come acciaio.
Sean lo intercettò con tutta la sua forza ed il colpo lo scagliò contro il muro.
L’impatto fece tremare la struttura.
Jason fu su di lui in un istante, gli occhi grigi fissi sul bersaglio, duri come acciaio. Premette la pistola rituale sulla fronte della bestia e face fuoco.
Quando l’eco dello sparo scomparve, si udì ancora un sibilo, poi un odore acre di carne bruciata.
Il mostro, ancora vivo, contorse il volto in un’espressione che sembrava dolore. Dolore umano.
Sean si avvicinò, tornando alla sua forma umana.
Il respiro lento, la pioggia che filtrava dal tetto, la città che lontano continuava a pulsare di luci e peccati.
Guardò quella cosa negli occhi. Occhi umani in un corpo corrotto, dai lineamenti contorti ma ora riconoscibili.
«Chi ti ha fatto questo?»
Le labbra screpolate si mossero.
Un suono basso, rauco, più un rantolo che una parola.
Jason si chinò, passando una mano tra i capelli biondo chiarissimo, quasi pallidi sotto alla luce sporca del magazzino. «Che ha detto?»
Il mostro sorrise.
I denti neri. Gli occhi pieni di sangue.
Poi, con un sussurro che sembrò attraversare la pelle più che le orecchie, pronunciò un nome.
«Sean Jackson..»
Il corpo si afflosciò, collassando su sé stesso, mentre la pelle iniziava a sgretolarsi come cenere bagnata.
Cristina fece un passo indietro.
«Spiriti della Luna, ha detto il tuo nome.»
Sean non rispose.
Si chinò, il corpo nudo segnato da graffi che già stavano guarendo. Osservò il punto dove la creatura era caduta: sul pavimento c’era un oggetto di metallo annerito, come bruciato o corroso.
Una runa d’argento, spezzata, contorta.
Somigliava al marchio di Fenris, ma distorta, come se qualcosa l’avesse deformata.
Mattia si inginocchiò accanto a lui, la giacca scura ormai macchiata di pioggia aderente al corpo e la macchina fotografica in mano.
«Una runa di Fenris, ma sfregiata. Tipo una bestemmia.»
«È una corruzione.»
Cristina si portò una mano al petto, gli occhi lucenti di paura.
«Stanno contaminando gli spiriti totemici. Se Fenris è toccato, nessuno è al sicuro.»
Sean si rialzò, guardando la runa che ancora emanava un debole bagliore argenteo.
Il silenzio calò sul magazzino.
Fuori, le sirene della città si confondevano con il tuono lontano.
Il branco rimase immobile per un istante.
Rui, nella penombra, si avvicinò appena.
«Perché sapeva il tuo nome, Sean?» Le ciocche nere scivolarono in avanti sulle spalle, le punte ormai spente, e nei suoi occhi stretti ed allungati si leggevano dubbio e timore.
Lui non rispose subito.
La pioggia colpiva il tetto, ritmica, implacabile.
«Non lo so,» disse infine.
E la luna, fuori dal magazzino, parve diventare più pallida.
Quasi argentata.
Quasi sporca di sangue.
GLOSSARIO:
Garou: Il termine con cui i lupi mannari definiscono se stessi nella loro lingua natia. Non sono semplici mostri cinematografici, ma guerrieri mutaforma scelti dalla Madre Terra (Gaia) per difendere il mondo dalla distruzione.
Alfa: Leader carismatico e militare del branco. Non viene scelto solo per la forza bruta, ma per la capacità di guidare e proteggere i propri compagni.
Gli Auspici): L'Auspicio è il ruolo spirituale e sociale che un Garou riceve alla nascita, determinato dalla fase in cui si trova la Luna (Luna, la dea Madre) in quel preciso momento. Esistono cinque Auspici, ognuno con compiti fondamentali all'interno del branco:
- Ragabash (Luna Nuova): L'imbroglione, la spia e l'esploratore. Usa l'astuzia, l'invisibilità e il pensiero fuori dagli schemi per scovare i punti deboli del nemico o sfidare le tradizioni troppo rigide.
- Theurge (Luna Crescente): Il mistico, lo sciamano e il veggente. È colui che parla con gli spiriti, ne comprende le leggi e stringe patti con loro per ottenere favori e Doni.
- Philodox (Mezza Luna): Il giudice, il mediatore e il custode delle leggi. Cerca costantemente l'equilibrio tra uomo e bestia, risolve le dispute interne al branco e fa rispettare la sacra Litania (il codice di leggi dei lupi mannari).
- Gaillard (Luna Gibbosa/Calante): Il bardo, il narratore e il custode della memoria. Canta le imprese del branco, ne solleva il morale, funge da vedetta e ulula le storie del passato per ispirare i guerrieri.
- Ahroun (Luna Piena): Il guerriero puro, il campione e il braccio armato. Nato sotto la luce più intensa di Luna, è colui che guida il branco in prima linea e canalizza la rabbia distruttiva contro i nemici di Gaia.
Feticcio: Un oggetto materiale (un'arma, un ciondolo, uno strumento) in cui è stato ritualmente vincolato uno spirito. Questo conferisce all'oggetto poteri sovrannaturali o mistici.
Forma Crinos (La Bestia): La terrificante forma da combattimento dei Garou. Un ibrido uomo-lupo alto quasi tre metri, dotato di una forza spaventosa, rigenerazione rapida e artigli letali.
Fenris (Grande Lupo Fenris): Uno dei potenti Spiriti Totemici (o dèi) dell'universo Garou. Rappresenta la forza brutale, il coraggio incrollabile e la guerra spietata contro la corruzione. È il patrono della tribù dei "Figli di Fenris".
Wyrm (Il Serpente del Mondo): La forza cosmica della distruzione, del decadimento e della corruzione. Originariamente parte dell'equilibrio cosmico, il Wyrm è impazzito e ora cerca di contaminare e distruggere tutta la creazione. La creatura affrontata nel magazzino è chiaramente un agente o una vittima del Wyrm.