Capitolo 1 - Il rifiuto
Il silenzio cadde prima ancora che Adrien aprisse bocca.
Élise era davanti alla Pietra delle Lune, con l’intero branco di Montclair alle spalle e il suo mate a un passo da lei. Quello avrebbe dovuto essere il momento in cui avrebbe smesso di essere la Luna che tutti consultavano e nessuno nominava.
Adrien, invece, non le tese la mano.
«Non ci sarà una consacrazione.»
Élise credette di aver capito male. Adrien la guardava come un problema comparso proprio allora, sotto gli occhi di tutti.
«Élise.» Una sola parola. Il suo nome nella voce di Adrien non aveva niente di intimo.
Il legame fra loro reagì prima di lei. Una trazione calda, istintiva, le attraversò il petto e cercò lui, la presenza che il suo corpo riconosceva da quando il destino li aveva uniti. Per un secondo Élise si aggrappò a quella sensazione, stupidamente, cercandovi una spiegazione che il volto di Adrien non le dava.
«Che succede?» chiese.
Nessuno dietro di loro si mosse. Decine di sguardi le si fermarono sulla schiena. Adrien sollevò il mento. In quel momento era l’Alpha di Montclair; dell’uomo che le aveva promesso di affrontare insieme quel giorno non restava nulla nella sua postura.
«Ho preso una decisione.»
Le parole la raggiunsero con una calma quasi peggiore di un urlo.
Per mesi Élise aveva svolto il ruolo senza il titolo. Aveva ascoltato, mediato, retto il posto che avrebbe dovuto occupare accanto a lui quando fosse arrivato il momento. Si era detta che essere utile sarebbe bastato. Che, se fosse diventata indispensabile, nessuno avrebbe più potuto guardarla e chiedersi se meritasse di essere Luna. Aveva costruito ogni giorno intorno a quella convinzione. Ora bastava il tono di Adrien per farle capire che lui poteva cancellare tutto in una frase.
«Perché?» La domanda uscì bassa. Non gli concesse altro.
Un muscolo si tese lungo la mandibola di Adrien. Il legame vibrava ancora fra loro, vivo e crudele.
«Perché è ciò che serve a Montclair.»
Il branco non reagì, ma la risposta la colpì più della prima. Adrien non diceva niente di loro o di ciò che provava. Trasformava quello che erano in una decisione presa per tutti e riduceva Élise alla parte scomoda del problema.
Poi pronunciò le parole che nessuno, lì dentro, avrebbe potuto fingere di non aver sentito. «Élise Valmont, ti rifiuto come mia compagna e come Luna di Montclair.»
Il dolore arrivò subito. Le si strinse intorno alle costole, scavò sotto lo sterno e tirò con una forza che l’avrebbe piegata se glielo avesse permesso. Il bond protestò contro la frase che avrebbe dovuto spezzarlo. Per un battito Élise sentì Adrien come una presenza troppo vicina, un richiamo antico che il corpo continuava a riconoscere anche mentre lui la cancellava davanti al branco.
La Pietra delle Lune rimase immobile accanto a loro. Tutti aspettavano. Forse aspettavano che piangesse. Forse che gli chiedesse di ripensarci. Una Luna senza Alpha non era una Luna; una compagna rifiutata non aveva un posto chiaro in una sala costruita sui ranghi.
Una risposta le salì davvero alla gola. Avrebbe potuto chiedergli cosa doveva cambiare. La soffocò prima che diventasse voce.
Era la vecchia strategia, quella che l’aveva portata fin lì: rendersi utile finché nessuno potesse fare a meno di lei. Guadagnarsi un posto tanto bene da rendere impossibile perderlo. Se doveva supplicare Adrien perché la tenesse accanto a sé, non sarebbe stata lei a farlo.
Adrien fece mezzo passo verso di lei. «Élise, ascolta—»
Élise alzò una mano. Lui si fermò. Era un gesto piccolo. Era anche la prima cosa, da quando aveva iniziato a parlare, che dipendeva soltanto da lei. Il dolore non diminuì; Élise tenne comunque la schiena dritta.
«Hai deciso?» chiese.
Negli occhi di Adrien passò qualcosa che lei non riuscì a nominare. «Sì.»
Avrebbe potuto domandargli da quanto tempo. Avrebbe potuto costringerlo a spiegare perché l’avesse lasciata arrivare fin lì, davanti alla Pietra, pronta per una consacrazione che non sarebbe mai avvenuta. Avrebbe potuto ricordargli ogni volta in cui aveva accettato che svolgesse il lavoro della sua Luna senza concederle il diritto di esserlo. Avrebbe potuto cercare una crepa e infilarvisi dentro finché non avesse cambiato idea. Quell’istinto la umiliò più del silenzio del branco.
Lo voleva ancora. Il legame lo voleva. Il suo corpo riconosceva il suo odore, la sua voce, la distanza esatta fra loro. Il rifiuto non cancellava tutto in un colpo solo. Il bond tirava verso Adrien. Élise non si mosse.
«Allora accetto il tuo rifiuto.»
Adrien impallidì. Il bond si contrasse. Questa volta il dolore le strappò l’aria dai polmoni. Élise arretrò finché il bordo della Pietra le sfiorò il fianco. Le dita si chiusero nel palmo per non cercare appoggio su di lui. Le unghie incisero la pelle. Calore. Guardò la mano: una sottile linea di sangue le attraversava il palmo.
Adrien pronunciò di nuovo il suo nome, più piano.
Élise non lo guardò. «Non farlo.»
«Non fare cosa?»
«Non usare la mia paura per rendere più facile la tua decisione.»
Alcuni sguardi si spostarono da lei a lui. Adrien inspirò, ma non replicò. L’attenzione del branco non era più tutta su Élise. Adesso stavano guardando anche lui.
Lei si voltò verso la Pietra delle Lune. Era lì che avrebbe dovuto essere riconosciuta.
L’idea la ferì quasi quanto il bond. Aveva voluto quel posto abbastanza da confondere il desiderio di appartenergli con la prova del proprio valore. Aveva creduto che il titolo avrebbe finalmente reso visibile ciò che aveva già dato.
Adesso il titolo non c’era. Élise sì.
Una goccia scivolò dalla sua mano. Cadde sulla superficie chiara della Pietra. All’inizio non accadde nulla.
Poi il sangue scomparve. Non venne assorbito. La Pietra lo prese.
Una luce sottile si accese sotto la superficie, esattamente nel punto in cui era caduta la goccia. Corse in una vena pallida, poi in un’altra. Il bagliore si divise e si propagò dentro la roccia come una crepa al contrario, qualcosa che invece di spezzarla la riempiva.
Un mormorio attraversò il branco. Adrien si voltò di scatto. Élise rimase immobile.
La luce raggiunse il centro della Pietra e pulsò una volta.
Il legame con Adrien era ancora lì: ferito, teso, reale abbastanza da farle male. Tirava ancora verso di lui, ma lo sguardo di Élise restò sulla luce nella roccia.
La Pietra pulsò di nuovo sotto il suo sangue. E questa volta tutto Montclair lo vide.