6Triora, autunno 1587 Isotta Stella uscì frettolosamente dalla Collegiata, voltando le spalle al Cristo e a quell’uomo il cui sguardo aveva sostenuto senza batter ciglio. Per tutto il tempo dell’omelia aveva sentito su di sé gli occhi accusatori di quella gente che le attribuiva un’unica colpa: essere una vedova ricca, colta e sola. Una donna, a sessant’anni, che non aveva marito e che gestiva da sola un vasto patrimonio di case, campi e vacche, lasciava spazio alle fantasie più assurde. Il corpo asciutto e il viso allungato, scolpito da zigomi ossuti le conferivano un aspetto austero. I capelli canuti, che le arrivavano sino alle natiche, li pettinava tutte le sere, prima di coricarsi, ordinandoli in una treccia che raccoglieva a crocchia sulla nuca, come tante spire di un serpente.

