Capitolo 5 - Don Giorgio e Mc StraneDon Giorgio uscì dalla stanza e si recò alla reception. C’erano tre graziose signorine che parevano pagate per essere sempre sorridenti con i clienti. Erano certamente le vincitrici di una dura selezione finalizzata a scegliere solo candidate volenterose di buttare anima, ma soprattutto corpo, nella funzione loro assegnata. La giovane alla quale si rivolse fece un paio di telefonate e alla fine riuscì a rintracciare il dottor Mc Strane. Seppur infastidito da quel contrattempo, fu lui stesso ad andare incontro al sacerdote che lo attendeva seduto su un divanetto color crema.
Lo condusse nel suo studio, dove nessuno li avrebbe disturbati. La stanza era molto grande e l’arredamento minimalista; il medico non amava inutili esteriorizzazioni di potere. Era abituato a dare il giusto peso alla sostanza nonostante pretendesse da tutti, lui medesimo, cura nella forma, ma non amava le esagerazioni. Dietro la scrivania un po’ disordinata c’era un’enorme finestra che dava sul cortile interno. Una grande libreria era stata collocata lungo il muro alla destra di chi entrava. Il colore dominante era il bianco e gli scaffali erano intervallati da vetrinette ricolme di volumi. Non c’erano solo trattati medici, ma anche manuali di filosofia e di religione, soprattutto studi più o meno critici sui dogmi della fede. Qualcosa che difficilmente don Giorgio avrebbe ospitato sulle sue scansie.
Una volta dentro, don Giorgio ringraziò il medico per essersi preso cura di Mary e, mettendo le mani avanti, gli manifestò il proprio stupore nello scoprire che la clinica avesse ospitato nelle sue lussuose camere una persona che non aveva la possibilità di pagare per l’assistenza ricevuta.
«Come può constatare lei stesso, la diceria che vuole la Healthness estranea alla solidarietà e avida di denaro non corrisponde a realtà» si pavoneggiò l’ospite.
«Di questo non posso che essere contento e terrò tutti voi nella giusta considerazione nelle mie preghiere. Ma c’è un’altra questione che mi sta a cuore chiarire con lei, ed è la ragione per la quale ho tanto insistito per vederla personalmente. Suppongo che sia già a conoscenza di ciò che si dice sul suo conto. E sarei molto contrariato se dovessi scoprire che la sua generosità ha a che fare proprio con queste voci» spiegò il sacerdote senza ambagi, essendo una persona molto diretta. La schiettezza, infatti, era il suo forte sin dalla giovinezza e questo gli era costato non pochi problemi con le alte sfere ecclesiastiche e con qualche personaggio politico. Non c’era nessuno che poteva costringerlo a rinunciare alla sua cruda franchezza. Probabilmente era proprio per questa ragione che era stato relegato a gestire una parrocchia del Queens senza mai essere proposto per la guida di una comunità più prestigiosa e più ricca.
«Per l’amor di Dio, don Giorgio. Cosa mi viene a raccontare? Non vorrà dare credito a queste dicerie che fanno il paio proprio con quelle che vedono la nostra struttura avulsa da qualsiasi forma di umanità? E poi che cosa c’entrerebbero Mary e il bambino? Non stanno forse bene?» cercò di rassicurarlo il medico.
«Non vi è dubbio. Almeno così pare. Come sacerdote, però, mi corre l’obbligo di metterla in guardia dalle conseguenze di questi esperimenti di cui si vocifera. La Chiesa non vedrebbe di buon occhio una cosa del genere che potrebbe rivelarsi deleteria per l’intera umanità. L’idea di esseri viventi che vengono fuori da una provetta mi fa venire i brividi. Tutti desideriamo il bene dei nostri simili, ma l’uomo, in questi anni, si è reso responsabile di innumerevoli nefandezze, usando in maniera a dir poco sconsiderata le sue scoperte. E lei lo sa meglio di me. Non è certamente mia intenzione farle una predica, ci mancherebbe. Dubito, però, che di fronte a questa ennesima sfida si possa ancora sperare nella pazienza e nella misericordia del buon Dio. Stiamo facendo di tutto per distruggerci con le nostre stesse mani. Nonostante ciò il Signore continua ad assisterci e ad amarci. Ma pensa che potrà restare indifferente di fronte all’uomo che vuole sostituirsi al suo stesso creatore? Come si può pensare di eliminare il complesso di relazioni ed emozioni su cui poggia il legame di filiazione tra la madre e il figlio, lasciando il tutto all’asetticità di un laboratorio? Nascerà un essere privo di background emozionale. Sarà come assemblare un computer e, una volta formattato l’hard disk, inserire il software che più aggrada il suo utilizzatore-acquirente».
«Questo discorso non mi interessa perché non ha nulla a che fare con il sottoscritto. Non aspiro a vestire i panni di alcun creatore. Le mie ricerche sono volte solo al bene dell’umanità e non certo alla sua condanna. Se di distruzione si trattasse, non vedo come potrei venirne fuori, dato che anch’io faccio parte del genere umano» rispose il ricercatore con tono rassicurante. Dava la sensazione, però, di non riuscire a mascherare la difficoltà di fronte alle incalzanti affermazioni dell’interlocutore, che sembrava molto preparato sull’argomento. L’insistenza del sacerdote gli fece temere che qualcosa non avesse funzionato nel sistema di protezione da lui adottato intorno ai suoi studi. Gli venne l’atroce dubbio che potesse esserci dietro qualche azione di spionaggio industriale.
«Lei ha ragione, dottore. Molto spesso, però, siamo costretti ad assistere a cose che non avremmo voluto vedere. Cose che scaturiscono proprio dalle nostre azioni, anche se fatte con le migliori intenzioni» insistette il sacerdote, che le stava provando tutte per cogliere nel comportamento e nelle risposte del medico qualche indizio sui suoi sospetti.
«Condivido le sue preoccupazioni, ma le assicuro che quanto da lei paventato non ha nulla a che fare con me e con i miei studi. Vede, don Giorgio, nelle ricerche scientifiche gli ostacoli maggiori derivano proprio da implicazioni di natura morale ed etica e soprattutto dai dogmi religiosi. Di fronte a tali sbarramenti e pregiudizi non è affatto facile spiegare il nostro lavoro all’opinione pubblica e soprattutto gli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere. Poco fa lei ha parlato di una tecnica adottata per far nascere un bambino in laboratorio senza fecondazione. Se per assurdo le dicessi che serve a combattere malattie gravi come il cancro, lei non mi crederebbe e penserebbe che la sto prendendo in giro. Che le sto nascondendo chissà quale orribile segreto. Con questo esempio voglio semplicemente dire che, spesso, quello che è non è ciò che si immagina. E tale considerazione vale soprattutto per la ricerca scientifica. Uno teme chissà quali orrori dietro la porta di un laboratorio, mentre in realtà è tutto molto semplice, chiaro. Tutto destinato a migliorare le condizioni di vita dell’uomo».
«Sono contento che lei me lo confermi. Spero davvero che quanto si dice sul suo conto sia solo frutto dell’invidia di qualche suo collega, magari meno bravo. Comunque, questo è il mio numero di telefono. Se avesse bisogno di scambiare quattro chiacchiere con me, sa dove trovarmi. Non mi disturberà. Può chiamarmi in qualsiasi momento» si congedò don Giorgio, dopo aver consegnato allo scienziato il proprio bigliettino da visita.