Capitolo 6 - NostradamusIl sacerdote uscì dalla stanza senza aver dissipato i suoi dubbi. Non era affatto convinto delle risposte del medico. Il suo istinto gli diceva che c’era qualcosa che non andava. Proprio per questo gli aveva lasciato il numero di telefono. Non fosse mai che a Mc Strane fossero venuti dei dubbi su quanto stava realizzando… E magari avrebbe avvertito la necessità di parlarne con qualcuno. In quel caso, non ci sarebbe stato nessuno meglio di un sacerdote per raccoglierne lo sfogo e tentare di distoglierlo dai suoi propositi. La sua paura era che la clonazione potesse scatenare l’ira divina portando alla fine dei tempi. Tra le altre cose, il prelato era anche uno studioso delle profezie dell’astrologo francese Nostradamus. Leggendo le sue quartine era rimasto colpito dai versi in cui si faceva riferimento proprio alla fine del mondo. Nostradamus faceva coincidere tale evento con una Pasqua che cade nel venticinquesimo giorno di aprile. Per maggiore sicurezza, don Giorgio aveva approfondito la materia riferendosi a importanti studiosi.
Le ricerche avevano rivelato che dalla morte dell’astrologo transalpino, nel 1566, quella circostanza si era verificata già quattro volte in poco più di quattrocento anni. Fino a quel momento nulla era accaduto, ma non si poteva escludere che l’insolita circostanza si potesse ripetere nuovamente. E stavolta tale ricorrenza sarebbe coincisa con segni e situazioni che non lo lasciavano tranquillo. Da qualche tempo gli tornava spesso in mente un brano del Vangelo di Matteo: “Sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine. Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori… Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà… Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte”.
Don Giorgio studiava, cercava di capire, di interpretare, ma non riusciva a trovare alcuna spiegazione. Per sua natura era una persona molto ottimista, sempre convinto che un rimedio si potesse trovare. E per questo tendeva a scartare conclusioni catastrofiche. In fondo, le guerre di cui parlava l’apostolo Matteo c’erano state sin da quando l’umanità aveva avuto in gestione l’universo. Perché, dunque, preoccuparsi proprio adesso? Carestie e terremoti avevano sempre accompagnato il genere umano. I popoli si erano sempre sollevati contro altri popoli. Eppure, c’era qualcosa che non lo convinceva. La presenza di Mary e del bambino alla Healthness lo metteva in agitazione. Aveva la certezza che i segni ci fossero tutti. Del resto, era stata proprio quella la premessa che aveva causato il diluvio universale. “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: ‘Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti’… Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra”.
A suo modo di vedere, la scoperta del ricercatore scozzese avrebbe potuto segnare la fine del mondo: “… Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà… Eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti… Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini… Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra…”.
Quella volta c’era stato Noè a dare un futuro al genere umano, ma stavolta temeva che sarebbe stato azzardato contare sulla misericordia divina. Nonostante l’ottimismo che lo contraddistingueva, don Giorgio era davvero preoccupato.