La frase cade come una moneta di metallo su un pavimento di marmo: secca, netta, e impossibile da ignorare. Risuona nell'atrio silenzioso come una campana a morto. Sento il calore salirmi al viso, un'ondata di vergogna e rabbia che mi colora le guance. Non è solo rabbia. È quella punta di gelosia acuminata che viene a conficcarsi sotto la pelle, proprio sotto lo sterno, quella sensazione sgradevole e viscerale di non essere più quello che lei vuole impressionare. Di non essere più nessuno ai suoi occhi. Di essere stato declassato da "marito" a "comparsa". INÈS Stringo i denti, forte, così forte che sento lo smalto grattare contro lo smalto e la tensione irradiarsi lungo tutta la mascella fino alle tempie. Quella frase, "Quelli che devono sapere chi è, lo sanno già", non era diretta a me

