L'avvocato, un uomo anziano con occhiali spessi, spinge dolcemente il contratto verso Gracias facendolo scivolare sul tavolo. Lei prende la penna, la fa ruotare distrattamente tra le sue dita affusolate come una ballerina che assapora l'ultimo passo prima del gran finale. Poi, con un gesto fermo e deciso, senza la minima esitazione, firma. Quel graffio secco della punta sulla carta ruvida risuona nel mio basso ventre come uno strappo, come se qualcuno mi stesse lacerando le viscere. È il suono della mia sconfitta definitiva. Abbasso gli occhi verso le mie mani incrociate sulle ginocchia, le unghie che premono sulla stoffa del mio tailleur. Dovrei gioire: è un passo verso la libertà di Marius, verso la possibilità concreta di un "noi" ufficiale e riconosciuto. Ma sento il morso velenoso d

