L’INCONTRO

848 Words
Chiara non aveva ricevuto alcun messaggio, eppure incontrò Alessandro per caso nella mensa. Era circondato da alcuni compagni d’armi, ancora coperti di polvere e stanchezza: era evidente che fossero appena rientrati da una missione. All’inizio, Alessandro non la vide. E nemmeno Chiara si accorse di lui. Seduta in un angolo, con le dita sottili e pallide, teneva tra le mani un pezzo di pane e mangiava in silenzio. Nonostante cercasse di passare inosservata, attirò comunque l’attenzione. «Quella donna non l’abbiamo mai vista… sarà la famiglia di qualcuno venuta in visita?» «È davvero bellissima. Chissà se è già impegnata… se no, Alessandro, dovresti provarci.» «Hai ventotto anni, se resti ancora single finirai da solo!» «A dire il vero, starebbero anche bene insieme… come si dice? Una coppia perfetta!» Alessandro sollevò appena lo sguardo, pronto a zittirli. Ma quando i suoi occhi superarono i compagni, incrociarono finalmente la figura di Chiara. Indossava un cappotto nero di lana, i capelli raccolti in uno chignon morbido, come fatto distrattamente prima di uscire. Non era disordinato, ma trasmetteva una bellezza naturale e rilassata. Una sciarpa grigia le avvolgeva il collo, lasciando scoperto solo il viso chiaro. La luce del sole cadeva su di lei, rendendola quasi luminosa. Era diversa da tutti lì dentro. Come se fosse entrata per errore in un mondo che non le apparteneva. Fuori posto. E, per Alessandro, era proprio così. Le parole che stava per dire si bloccarono sulle labbra. Il suo volto si fece improvvisamente rigido. Il suo sguardo era troppo intenso. Chiara, immersa nei suoi pensieri, alzò gli occhi e seguì istintivamente quella sensazione. I loro sguardi si incontrarono. Vide quell’uomo che non vedeva da anni. Il cuore le tremò leggermente. Rispetto a tre anni prima, era più scuro di pelle. Più magro, con i lineamenti più marcati, taglienti. Il suo temperamento appariva ancora più freddo e distante. Alessandro era più grande di lei di cinque anni. Quando Chiara era entrata nella sua famiglia, lui era già nell’esercito. Si erano incrociati poco, ma quando tornava a casa era sempre gentile: le chiedeva degli studi, le portava qualcosa, o le lasciava soldi perché comprasse ciò che voleva. Non era mai stato espansivo, ma nemmeno freddo. Non così. Chiara strinse le posate tra le dita. Pensò alla sua malattia. Quell’emozione improvvisa si placò lentamente. Alessandro aveva tutto: famiglia, amici, ammiratrici, salute, carriera, un futuro brillante. Era meglio preoccuparsi di se stessa. Il suo volto tornò calmo. Lasciò andare la tensione nelle mani e sorrise leggermente. Poi… gli fece persino un piccolo cenno. Lo sguardo di Alessandro divenne ancora più freddo. Si avvicinò a lei. I compagni restarono sbalorditi. «Aspetta… si conoscono?» «Forse è sua moglie!» «Dai, andiamo a salutare!» «Con quella faccia, Alessandro la farà scappare!» Chiara rimase seduta, immobile. Lo guardava avvicinarsi, sentendo l’aria attorno a lui diventare sempre più gelida. Anche se era preparata, il cuore le si strinse come trafitto. Solo quando lui le fu davanti, si alzò. «Alessandro…» La voce era leggermente roca. Il primo giorno ad Arvenia aveva avuto la febbre alta; ora stava meglio, ma la gola non era ancora guarita. La sua voce suonava fragile, quasi indifesa. Alessandro aggrottò le sopracciglia. «Perché sei venuta?» Chiara voleva essere diretta. Dire subito che era lì per divorziare. Ma i compagni si avvicinarono, interrompendo tutto. Uno diede una pacca sulla spalla ad Alessandro. «Ehi, parla con calma, non spaventarla.» Un altro si rivolse a Chiara: «Non badare a lui, è fatto così.» Chiara annuì. «Sono io ad essere arrivata all’improvviso, scusatemi.» Uno di loro, Marco Rinaldi, osservò la scena con interesse. «Sei qui per Alessandro, vero?» «Sì.» Gli sguardi tra i compagni si incrociarono, pieni di curiosità. Marco sorrise malizioso: «Alessandro è figlio unico, lo sappiamo tutti… quindi tu sei…?» Il significato era chiaro. Chiara capì anche un’altra cosa: Alessandro non aveva mai detto a nessuno di essere sposato. Forse solo i superiori lo sapevano. Il suo sorriso si irrigidì per un istante, poi tornò naturale. «Mi chiamo Chiara Bianchi, sono…» «Chi ha detto che una sorella debba essere di sangue?» Alessandro la interruppe. Il suo tono era freddo. Distante. Quasi… respingente. I presenti capirono subito che tra loro c’era tensione. Nessuno osò più scherzare. Marco si sentì in imbarazzo. Ma Chiara aveva già affrontato situazioni peggiori. Quando Alessandro era partito senza dire nulla e non era tornato per tre anni, lei era stata oggetto di scherno. Una moglie solo di nome. Aveva sopportato tutto. Ora non provava più vergogna. Sorrise con calma: «Ho bisogno di parlare con Alessandro. Finito questo, tornerò a Valdoria.» «Capito…» mormorò Marco. Stava per allontanarsi con gli altri, quando Alessandro lo fermò: «Non mangiate?» Marco, già sposato, percepiva chiaramente che qualcosa non andava. Non voleva intromettersi. «Ci sediamo laggiù», disse, indicando un tavolo lontano. Chiara non disse nulla. Il divorzio era una questione privata. Voleva chiudere con dignità, senza scene. Ma Alessandro, vedendola così, perse ogni controllo. Se lei voleva che gli altri se ne andassero… lui voleva esattamente il contrario. «Non c’è nulla da dire tra noi», disse freddamente. «Restate pure. Così la signorina non si sentirà a disagio.»
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