LA DECISIONE DI DIVORZIARE
Inverno, 1975.
Chiara Bianchi aveva viaggiato da sola per tre giorni su un treno regionale, arrivando finalmente nell’Arvenia settentrionale.
Il vento gelido e la neve la avvolgevano mentre veniva accompagnata al piccolo albergo per ospiti militari.
«Il capitano Alessandro non ha ancora richiesto un alloggio per i familiari, signora Chiara. Per ora può sistemarsi qui; quando tornerà dal servizio, gli farò sapere che vuole incontrarla», disse il militare di guardia.
Chiara sapeva bene che Alessandro non aveva mai desiderato che lei lo seguisse nella base.
Altrimenti non sarebbe partito senza dir nulla, né avrebbe trascorso tre anni senza tornare a casa.
L’Arvenia e Valdoria distavano più di duemila chilometri.
Se lei non fosse venuta, probabilmente quasi nessuno avrebbe saputo che Alessandro era sposato.
Le mani di Chiara erano ormai intorpidite dal freddo, e il cuore, un tempo così ardente, sembrava aver trovato una calma momentanea.
Sorridendo, ringraziò il militare.
«Quando il capitano tornerà, potreste avvisarmi, per favore?»
Se Alessandro avesse saputo che era lei, forse non si sarebbe fatto vedere.
Ma Chiara non aveva intenzione di sprecare altro tempo.
Tre anni erano già più che sufficienti.
Il soldato, ignaro della vera natura del loro rapporto, pensava che Chiara desiderasse solo vedere il suo amato.
E osservando quel volto bello e delicato, scalfito dal vento e dal sole, con il sorriso che lasciava intravedere i denti bianchi, lo trovava candido e sincero.
«Non si preoccupi, signora Chiara. Non appena il capitano tornerà, lo informerò immediatamente. La metterò in contatto con la reception, così lo saprà per primo», disse il militare.
Chiara comprese immediatamente che aveva frainteso la situazione, ma non spiegò nulla.
Si limitò a sorridere e a dire: «Grazie».
Il suo viso era bellissimo; l’aria fredda e distante lasciava spazio a un piccolo fossetto quando sorrideva, e una gentilezza intellettuale ne emergeva naturalmente.
Il soldato pensò tra sé e sé: “Davvero bella, la moglie del capitano… e come mai lui la tiene nascosta? Se non fosse arrivata la signorina, nessuno qui avrebbe saputo che è sposato.”
Rimettendo da parte i pensieri confusi, salutò Chiara con un cenno e si allontanò.
Chiara, con la valigia pesante, entrò nella stanza e appena la porta si chiuse, il bagaglio cadde pesantemente a terra, facendo un tonfo sordo.
Sul treno, tra folla e caos, era salita da sola da Valdoria.
A metà viaggio era stata molestata da un uomo; nel silenzio della notte, mentre gli altri dormivano, l’aveva seguita nel bagno.
Fortunatamente il personale era arrivato in tempo, ma durante la colluttazione si era ferita alla spalla.
Ora, con il gelo e la neve, il dolore era più acuto.
Chiara non aveva neppure la forza di sollevare la valigia.
Si accovacciò sul pavimento, prendendo vestiti e calzature di ricambio.
La stanza non aveva bagno privato né acqua calda.
Proprio mentre stava per scendere per prendere dell’acqua calda, bussarono alla porta.
«Signora Chiara, ci sei? Sono Lisa, della reception», disse una voce allegra.
«Sì, sono qui», rispose Chiara, alzandosi con cautela.
La porta si aprì, rivelando un volto tondo e sorridente. «Sono venuta a portarti dell’acqua calda», disse la donna, mostrando il bollitore.
Chiara sorrise: «Proprio quello che stavo per fare, grazie. Stavolta accetto volentieri; la prossima volta andrò io a prenderla.»
«È un piacere, non serve ringraziarmi», rispose Lisa, con curiosità negli occhi.
Alessandro era una leggenda nella base: pilota eccezionale, alto e affascinante, ammirato da molte donne.
Chiara, con i suoi lineamenti delicati, la pelle chiara, il viso piccolo, gli occhi leggermente obliqui con un piccolo neo sotto l’occhio destro e i lunghi capelli biondi trattenuti da un cerchietto, era di una bellezza sorprendente.
Non c’era da meravigliarsi se Alessandro non si avvicinava mai ad altre donne: aveva già una moglie così straordinaria.
Chiara non cercava di nascondere la propria presenza; il suo sorriso rimaneva invariato, leggero e gentile, pur trasmettendo un’aura distante.
Lisa arrossì e, dopo aver indicato la mensa e spiegato dove prendere il cibo, aggiunse:
«Se hai bisogno, vieni a trovarmi. Finché il capitano non torna, ci prenderemo cura di te.»
Chiara annuì: «Grazie, sarà un disturbo…».
«È niente», replicò Lisa.
Chiara non scese in mensa: si tolse i vestiti bagnati, si fece un pediluvio e si mise a letto.
Tre giorni senza sonno l’avevano esausta; appena la testa toccò il cuscino, cadde in un sonno profondo.
Seduta nello studio del medico, Chiara ascoltava a malapena le parole del dottore: «I tuoi problemi sembrano causati da una forma di amnesia psicogena».
Non aveva nessun familiare vicino, né il marito, e sentiva un freddo gelido dentro di sé.
Le parole del medico passavano senza imprimersi; tutto ciò che riusciva a pensare era: “Sono malata… e ora cosa ne sarà di me?”
Solo quando il medico le chiese di nuovo della sua famiglia, Chiara tornò in sé.
«Non ho familiari», disse con la voce strozzata.
I suoi genitori erano morti in un incidente quando lei aveva quindici anni.
Dopo quella tragedia, era stata accolta dalla famiglia di Alessandro, amici dei suoi genitori.
Durante il primo anno di Alessandro in Arvenia, i parenti più anziani avevano cercato di rimediare alla sua situazione.
Il secondo anno la madre di Alessandro le aveva chiesto di lasciare il lavoro per avvicinarsi al marito.
Il terzo anno le aveva concesso un lungo permesso, consigliandole di recarsi in Arvenia e tornare solo dopo una gravidanza.
Chiara non aveva accettato nulla.
Da allora, la madre di Alessandro era sempre più distante; pur vivendo sotto lo stesso tetto, potevano passare giorni senza una parola.
Chiara continuava a lavorare come traduttrice, gestendo i tempi a sua discrezione e consegnando i testi puntualmente.
Solo raramente tornava a Valdoria per far visita agli anziani della famiglia e soggiornare brevemente.
Si era accorta dei problemi di memoria solo dopo aver dimenticato due cose importanti:
il compleanno di Alessandro, senza averlo contattato
una riunione fissata con il caporedattore, alla quale non si era presentata
Mai prima aveva sbagliato un impegno.
E dimenticare il compleanno di Alessandro era grave, ma la seconda dimenticanza lo era ancora di più.
Pensò di riposare un po’, sperando in un miglioramento, ma la memoria continuava a peggiorare.
Molte cose, se non annotate, svanivano dalla mente nel giro di un attimo.
Tutto ciò era anomalo; per questo era venuta in ospedale.
E non si aspettava un risultato del genere.
«Dottore, posso guarire?» chiese.
Il medico guardò i risultati: «La situazione non è grave. Possiamo trattarla con metodi conservativi, ma se peggiora sarà necessario un intervento psicologico».
Chiara non sapeva cosa significasse peggiorare.
Rimase nella sala d’attesa per mezz’ora, riflettendo.
In quell’unico momento, prese una decisione:
divorziare da Alessandro De Santis.