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1306 Words
Sta mattina svegliarmi è stato faticoso, i miei occhi sembravano non volersi aprire. Sarei rimasto volentieri a dormire tutto il giorno, eppure ultimamente venire a scuola non mi dispiace così tanto. Mi appoggio sul mio armadietto e chiudo gli occhi, cercando di recuperare le ore di sonno perse. "Buongiorno bello addormentato nel muretto" ride dietro di me con una voce fin troppo allegra. "Cosa?" chiedo con gli occhi mezzo aperti, devo avere un aspetto orribile con le mie evidenti occhiaie. "Ieri sei crollato sul muretto" mi dice con un sorriso tutto denti, tiene dei libri in mano, compreso quello di matematica. "Oggi hai matematica! Rimani concentrata e lascialo a bocca aperta, come i pesci" le dico con un sorriso idiota sulla mia faccia. "Certo, ora vado per ripassare. Non ti addormentare lì" mi dice ridacchiando. Se ne va verso la sua classe lasciando dietro di se la scia del suo profumo dolce. Chiudo il mio armadietto a chiave e mi dirigo nella palestra della scuola. Giunto negli spogliatoi apro l'acqua fredda e mi sciacquo per bene la faccia, sperando di svegliarmi un pó. "Ciao biondo del mio cuore, luce dei miei occhi" mi dice Chris entrando a saltelli. Ma sta mattina sono tutti di buon umore? "Spero non ti prenda così ogni volta che ti baci con mia sorella" protesto cambiandomi con la divisa da basket. "Cosa? Come fai.. A saperlo?" mi domanda spalancando gli occhi, mandando giù a vuoto. "Vi ho visti, ero fuori con Allyson mentre voi due vi davate alla pazza gioia" gli dico infilandomi la maglietta. "Sei solo geloso che io l'ho baciata e tu con Allyson ci parli soltanto" mi dice con un ghigno sulla faccia. "L'importante è che tu ne sia convinto, il resto non importa!" rispondo correndo nel campo. Il coach è arrivato e assieme a lui ci sono anche alcuni della squadra già pronti, compreso il bambolotto da quattro soldi. "Ragazzi a fine anno avremmo una partita importante, mi aspetto tanto da voi. Può sembrare presto ma mancano due mesi e mezzo alla fine della scuola!" ci dice il coach camminando avanti e indietro. Scollego la mia mente e ci metto tutto l'impegno durante l'allenamento. Solamente vedendo la faccia di quel coso la velocità della mia corsa aumenta dalla rabbia. "Ho bisogno che mi dai una mano" dico a Chris respirando a fondo non appena finiamo. "Per cosa?" mi domanda curioso, bevendo tutta l'acqua presente dentro alla sua bottiglietta. "Mi serve un locale per una festa, entro il venticinque marzo" rispondo passando la mano fra i miei capelli sudati, togliendoli dalla fronte. "Oh okay, credo non sia poi così difficile da trovare. Potresti fare un party in mutande, li adoro" mi dice elettrizzato. "No, tu pensa a trovare il locale. Il party in mutande lo puoi fare a casa tua. Ma senza mia sorella, sia chiaro!" gli dico alzando un dito, mentre scuoto la testa divertito. "Oh ma dai! Era un buon proposito per vederla meglio, senza quei vestiti addosso!" protesta scappando via con la sua borsa. Mi tolgo i vestiti ed entro nella doccia che c'è nello spogliatoio, odio dover uscire con la puzza di sudore addosso. Dopo essermi lavato velocemente e asciugato inizio a vestirmi con gli abiti di ricambio. "Joe! Joe! Joe!" sento urlare da una voce femminile. Mi accorgo che si tratta di Allyson quando appare nella porta dello spogliatoio entusiasta. "Che succede?" chiedo mentre mi infilo le calze, le gocce d'acqua scendono dai miei capelli bagnandomi il petto nudo. "Eh... Forse è meglio se.. Aspetto che ti vesti" dice diventando di un colore quasi uguale al bordeaux. "Hey bimba, hai sbagliato posto. Questo è lo spogliatoio maschile!" le dice un ragazzo probabilmente di quarta, dietro di lei. "Non sono una bambina e so benissimo cosa è questo!" ribatte lei incrociando le braccia al petto indispettita. "É con me, ce ne stiamo andando" gli dico afferrando la mia borsa, uscendo assieme a lei dalla palestra. "Che volevi dirmi?" le chiedo. "Ho fatto come mi hai detto e ho preso nove. Nove! Ti rendi conto? Ho preso nove!" mi dice felicissima con un grande sorriso. "Beh avevi dubbi? Con un professore come me è impossibile sbagliare" dico orgoglioso. "Oh ma va! É stato anche merito mio" mi duce dandomi un colpetto sulla spalla. "Come va con la testa?" mi domanda poi guardandomi sulla fronte. "Fa ancora un pó male" mi lamento macchiandomi sul punto dolente. Mi guarda per qualche secondo e scoppia a ridere. "Sei cattiva con me, sarei potuto finire all'ospedale" le dico mettendo il broncio, la sua risata è qualcosa di indescrivibile. "Che drammatico!" mi dice prendendo il suo vassoio dal ripiano della mensa, con me al suo seguito. Oggi fettine impanate, meglio delle tipiche poltiglie inguardabili. "Questo pomeriggio non prendere impegni perché ti devi allenare" mi dice prima di sedersi sul nostro solito tavolo. Tutto sembrava andare nel migliore dei modi, o almeno, così pensavo fino a poco fa. Sono fuori dalla casa di Allyson e stavo per suonare al campanello se non fossi stato bloccato da delle urla. Poco dopo sua mamma esce sbattendo forte la porta e si precipita dentro alla sua auto. Quando busso alla porta, è Allyson ad aprirmi, ma non esattamente come immaginavo. É il lacrime con una grande impronta di una mano sulla guancia destra. "Ally, che è successo?" le chiedo preoccupato entrando in casa. Mi guarda senza smettere di piangere, ha gli occhi rossi e le trema il labbro. "Mia mamma si è arrabbiata" mi dice cercando inutilmente di fermare i singhiozzi. "Perché?" domando avvicinandomi a lei, non mi piace vederla ridotta in questo stato. Mi si stringe il cuore quando la vedo piangere. "Non ho fatto una cosa che mi aveva detto, mi sono dimenticata" dice disperata passando la manica del suo maglioncino sopra ai suoi occhi per asciugare le sue lacrime. "Ed è lei che ti ha fatto questo?" le chiedo accarezzando la sua guancia rossa, non riesco a sopportare quando qualcuno usa la violenza sulle donne. Annuisce tirando su con il naso ma le lacrime non smettono di scendere sulle sue guance. "Vieni qui" le dico aprendo leggermente le braccia. Si avvicina a me e si accocola fra le mie braccia appoggiando la testa sul mio petto. Rimaniamo così per qualche minuto, sul divano in modo che si calmi e si tranquillizzi. "Mi ha detto che se provo a uscire e lei lo viene a sapere mi mette in punizione per un mese. Scusa, dovevo aiutarti" mi dice con un'espressione triste. "Certo però che è esagerata, non preoccuparti per me, posso sempre allenarmi domani" le dico rassicurandola. "Non piangere però, pensiamo a qualcosa da poter fare qui a casa" aggiungo guardandomi attorno. Dall'angolo del divano spunta un gatto bianco con degli occhioni azzurri, si avvicina alla mia gamba e si strofina contro. "É tuo questo gatto?" le domando, si volta nella mia direzione e annuisce sorridendo. "Si chiama Molly ed è il fidanzato, non è bellissimo?" mi dice prendendo in braccio quell'ammasso di peli. "É ciccione, e poi Molly non è un nome da femmina?" le chiedo ridendo. "Non offenderlo, anche lui adora mangiare! Beh si, quando l'ho preso non si capiva ancora se era maschio o femmina, era ancora piccolino" mi spiega coccolando quel micio gigante. "In qualcosa ti assomiglia allora" dico ridendo, la sua faccia da finta offesa è impagabile. "Guarda che lui si trasforma in Batman e potrebbe benissimo ucciderti!" mi dice stringendolo teneramente. "Possiamo giocare con la Wii oppure.." non la faccio finire di parlare che accetto la sua proposta elettrizzato, pronto a batterla. "Però giochiamo a just dance, vediamo se sei bravo lo stesso come dici" mi dice con un sorriso malefico sul volto. "Ti straccerò nanetta" esclamo sfregando le mani, ho giocato più volte con mia sorella a questo patetico gioco perciò non mi mette paura.
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