Lo guardai fiera, che ne sapevo? Si era sempre interessato Lorenzo di tutto. Non sapevo cosa pensasse in generale di tutta quella storia e ancora non mi spiegavo come un uomo del suo calibro avesse accettato un matrimonio combinato. ““Non posso saperlo, ma dovrai farti perdonare per le tue azioni.”
A quell’affermazione mi fissò attirandomi di più verso di lui, chinò il viso sul mio e con voce bassa parlò facendomi tremare tutta. “Non preoccuparti. Mi farò perdonare appena saremo io e te da soli nelle nostre stanze.”
Io e lui da soli? Che intenzioni aveva?
Fu una promessa che mantenne. Dopo il rinfresco ci ritirammo nelle nostre stanze.
Con noi c'era anche Olga, la dama che mi era stata assegnata dalla principessa Beatrice. Lasciai che mi aiutasse a sciogliere la pettinatura elaborata anche se ero stanca. I sandali erano stato comodi, ero abituata a portare il tacco a spillo da sette centimetri. Ma avevo dato per quel giorno e avevo bisogno di togliermi tutto alle spalle.
Mi chinai leggermente quando finalmente i capelli mi furono sulle spalle e slacciai il sandalo.
Purtroppo non potevo toglierlo , non fin quando non fossi stata sola.
"Ti ringrazio.... Ma puoi andare." Dissi a Olga.
"Ho quasi finito principessa." Rispose questa. "Puoi andare." Le dissi ancora portando le mani ai capelli e disperdendoli in ricci.
Al che obbediente Olga fece come richiesto. Quando le porte furono chiuse subito tolsi i sandali a strisce ricoperti di strass.
"Dio che liberazione." Sussurrai.
Rilassata e in assoluto silenzio restai sorpresa quando sentii lo scatto di una serratura.
Giusto! C'era Steven in stanza con me. Silenzioso mi raggiunse. Dio! Avvertito la tensione crescere, insistetti a pettinare i capelli per distrazione. .
"Posso aiutarti?" Mi chiese.
"Credo di poter fare da me. Olga mi ha anche aiutata col vestito." Rifiutai nervosa.
"Questo non vuol dire che possa finire io."
Mi disse iniziando a sfilarle gli altri bottoni. "Credevo volessi un figlio." Mi dissei schietto.
Dio! Eccolo.... Sentivo che se avessi avuto un rapporto con lui avrei varcato il limite. "Pensavo alla fecondazione in vitro." Dissi con voce tremolante. Maledizione, cosa mi prendeva?
Avvertii l'aria sulla pelle; il coperto si era slacciato dal corpo. Fu però la mano di lui sulla schiena a farmi sussultare. "Ritengo che il nostro matrimonio sia già abbastanza finto. Concepiremo nostro figlio nel modo più tradizionale esistente."' Mi disse procurandomi un brivido che arrivò fino al mio sesso.
Avvertii la gonna del vestito scivolare lungo le gambe. Ero seminuda con il solo body in pizzo, eccitata e cedevole. Ma non volevo arrendermi, doveva capire che non sarei stata la sua schiava del sesso. Schiava, giusto?
"Se hai questi desideri, puoi benissimo raggiungere la cara Imali. Sicuramente ti asseconderà." Gli dissi girandomi, avevo riacquistato la mia dignità, anche se ero praticamente nuda
Mi sorrise, una fossetta apparve sulla sua guancia destra. Fu un'altra stoccata. Il formicolio tra le gambe lo riconoscevo, ero eccitata. "Io ho sposato te e non lei." Mi disse e strinsi le gambe per evitare che il mio corpo venisse colpito dalla sua voce. "A te ho giurato fedeltà e con te resterò sposato fino alla fine dei miei giorni ." Affermò.
Fino alla fine? Ma assolutamente no! Era un matrimonio combinato e avevo fatto un contratto prematrimoniale proprio perché non doveva durare per sempre. "C'è sempre l'opzione del divorzio." Gli dissi.
Lui sorrise ancora, anche se questa volta non era sincero. Portò una mano dietro la nuca, e cazzo, mo fece sciogliere.
"Non te l'hanno detto? Nonostante il contratto pre matrimoniale, per me il divorzio non è possibile. Ho preso un impegno e quando lo faccio lo mantengo fino in fondo." Mi disse carezzandomi la schiena con l'altra mano.
Lo fissai con sfida, sperando che il mio corpo non mi tradisse anche se non riuscivo a nascondere il respiro leggermente affannato.
"Sei mia moglie e dopo questa notte, lo sarai completamente."
Concluse prendendosi di nuovo la mia bocca. Sapevo che mi sarei arresa. Le avevo già saggiate le sue labbra e la sua lingua.
Mi baciò vorace e rispose a quel bacio famelico aggrappandomi al lui, al suo collo e alle sue spalle solide.
Mi sedusse e io cedetti. Ci lasciammo andare all'amolesso con passione, mettendo da parte tutte le inibizioni. Facemmo la doccia insieme e anche durante la notte ancora ci cercammo nonostante non ci fosse stata più la frenesia di appagare il desisderiro primordiale. Ci volevano sempre.
Anelavo a farmi riempire dal suo calore, le sue mani e la sua bocca mi davano un desiderio che solo lui poteva colmare.
Partimmo per Nairobi quella mattina, con noi c'erano Lorenzo e la Principessa Imali.
Forse così avrei avuto del tempo per me.
Dio! L'idea che Steven facesse sesso anche con lei che a differenza mia aveva delle curve belle rotonde ed era anche più alta, mi mandava in panico. Ma non lo feci vedere.
Seduta di fronte a lui nel jet del principato, lo fissai mentre per l'ennesima volta diceva alla principessa di raggiungere Lorenzo.
"Lei vuole stare con te." Dissi con voce affettata, cos'era quella cattiveria che stavo usando e perché? Maledizione, quella povera ragazza era stata 'venduta'.
"Ma io no!" Mi disse tendendosi verso di me.
Incrociai i suoi occhi azzurri e composta tirai fuori ciò che avevo dentro.
"È molto bella." Gli dissi mantenendo il suo sguardo. Aveva le curve al posto giusto, non come me. Per l'amor di Dio, andavo fiera del mio corpo. Se lo avessi avuto rotondo e armonioso come quello di Imali, non avrei mai potuto essere una ballerina di danza classica.
"Non lo metto in dubbio." Mi disse tenendomi concentrara su di lui. "Ha una bellezza particolare tipica del suo paese. Ma a prescindere dal fatto che non la conosco..."
Lo guardai scettica, anche noi due non ci conoscevamo. Lui però non mi fece parlare. "Lei ha diciotto anni, forse diciannove. Lei non è te, che per quanto sconosciuta ragioni e decidi con la tua testa per te stessa." Concluse.
Stupita dovetti dargliene atto, ma Imali? "Diciotto?!" Gli chiesi pensando ancora che fosse inaccettabile che fosse stata venduta. Es ora scoprivo che aveva diciotto anni. .
"Compirò trent'anni a ottobre. Adesso dimmi tu, ti sembra normale che la sposi? Non sono un pedofilo." Mi disse urtato avvicinandosi di più verso di me. .
Giustamente aveva dei principi e ringraziai il cielo di avere sposato un uomo con una morale etica. Lo fissai, sfilai il piede dal sandalo e lo sollevai contro il mio ventre per spingerlo di nuovo sul suo sedile. "Comprendo." Dissi, pensando che quella distanza era accettabile. "Ma vuoi mettere che nonostante l'età abbia un bel fisico. Il seno è sodo e armonioso, come anche le curve delle natiche." Gli dissi ricordandogli che era bella.
Sorrisi tra me, il suo sguardo offuscato dal desiderio mi confermò che avevo fatto centro.
Scosse la testa spingendosi di nuovo in avanti e afferrando il mio piede, la mano libera mi prese la mia portandola al cavallo dei pantaloni. "Al momento è il tuo fisico che il mio cazzo vuole." Mi disse rude eccitandomi subito.
Non potevo cedere, non potevo!."Non posso aiutarti. Moderati, vai al bagno e liberati." Gli dissi carezzando il suo membro. Ero riuscita a rimanere impassibile , avevo decisamente classe.
"Il bagno! Si... effettivamente non hai tutti i torti." Mi disse lasciandomi andare e alzandosi. Lui non aveva classe, con con la preturbabanza nei pantaloni.
Pensai rilassandomi contro la poltrona..
"Tirati su, andiamo al bagno." Mi disse.
Lo guardai interdetta. "Perché?"
Anche se non mi diede modo di replicare oltre, mi tirò su e mi baciò.
Cazzo! Avremo fatto sesso, di nuovo. Lì, con dei testimoni.