Aveva fatto tutto lui da solo. I miei nonni non erano riusciti a trovarmi un marito, ma mio fratello si. Per quanto sembrasse non approvare la mia scelta alla fine era stato lui ad intercedere. Conoscevo abbastanza bene Eleonora da sapere che non sarebbe stata lei a decidere per me. O forse no?
Mio fratello era più plausibile che si fosse informato, nel caso proprio perché conosceva per conto di Thomas Uriel ed Eleonora la famiglia del Kleinsten.
In questo caso non ci sarebbe neanche stato modo di raccontare troppo di me. Ero sicura che Uriel e Gabriel Keller conoscessero troppo bene le nostre radici. Quindi sapendole loro, ne erano a conoscenza anche Eleonora e le loro famiglie. Anche se… ripensai a Lady Sapphire Cooper, la compagna di mio padre e madre dei miei tre fratelli minori.
La ricordai affettuosa col piccolo Chamael insieme a mio padre. La ricordai che si prendeva cura dei gemelli, che accoglieva nel suo calore tutto gli amici dei suoi figli. Aveva sempre una parola per tutti loro, anche per me, nonostante mi chiedesse sempre e solo se avevo bisogno di lei. Io le avevo sempre risposto no con un cenno del capo.
Non avevo mai avuto il coraggio di parlare con lei.
Da bambina le volevo male, tanto male. Lei aveva portato via il papà da tutti noi, lei e Thomas Keller avevano distrutto la mia famiglia. Questo era il mio costante pensiero da bambina. Lei aveva portato via il papà alla mamma, complice con Thomas che aveva preso la mia adorata mamma.
Per quanto Heinrich provava i miei stessi sentimenti, il rapporto indissolubile che si era creato con Gabriel ed Uriel lo aveva portato a restare sempre con loro, quindi anche a salutare ed essere educato con i due usurpatori. Io non ce la facevo, così ero divenuta reticente nei loro riguardi.
Evitavo anche di salutarli quando venivano al collegio. Cercai di crearmi un nuovo giro di amicizie, proprio per questo legai con Nora e Zora. Loro non si facevano coinvolgere da quel gruppo. Poco importava che fossero più piccole di me, mi andava bene e a loro andavamo bene io e il mio amico Mario. Successivamente furono loro a presentarmi Eleonora e Tancredi che fece amicizia con Mario. Finalmente anche il mio amico sbocciò, probabilmente era quella la via giusta per stare bene e non far accrescere dentro di me l’odio.
Ahimè qualcuno la pensava diversamente. Pamela Keller Meyer mi era sempre alle calcagna. Lei e la sua amica di classe Thea Draser. Già il fatto che la sua amica avesse il mio stesso nome, faceva sì che mi sentissi in imbarazzo. Avevo finalmente il mio mondo e la piccola rossa veniva a infastidirmi.
“Mamma e papà dicono che non devi stare sola.” Mi diceva sempre Pamela.
Al che le indicavo le mie amiche. “Non mi sembra di essere sola.” Non più almeno.
Nora più di tutte le altre mi aveva presa a cuore. Eravamo sempre insieme, tanto da arrivare a conoscere i segreti l’una dell’altra.
Perché stai lontana da loro? Mi chiedeva Pamela.
“Lasciala stare. Sono tutti maschi e noi stiamo tra femmine.” Battagliava Zora.
“Mario e Tancredi sono maschi.” Affermò lei.
“Mario è sempre stato amico mio, inoltre non è mai riuscito a interagire con Rich e gli altri.”
Le ricordai.
“Allora resto con voi.” Si impuntò lei.
Dovetti accettare questa sua invadenza. Il suo papà la spingeva a non lasciarmi sola e lei mi stava appiccicata.
“Noi non stiamo con i figli di Thomas Keller.” Mi sussurrava sempre Nora tra un incontro e l’altro.
Non capivo questa loro reticenza. Forse una cotta, fin quando ci stavamo poco però a loro andava bene.
“Il minimo indispensabile per accontentare mio fratello.” Le dicevo.
Per quanto infatti Nora fosse reticente, al contrario quando ero con mio fratello e i suoi amici Zora dava loro battaglia o peggio esigeva di giocare a calcio insieme.
“Sicuramente non incontreremo suo padre, o la madre.” Concludevo con Nora riferendomi a Lady Cooper. Non loro che mi avevano portato via i genitori.
Fortunatamente a quindici anni, Gabriel e Uriel finirono il percorso scolastico al Santa Maria, il loro andar via non sgretolò il gruppo. Ma mio fratello non era più tanto dipendente dai suoi due amici. Iniziarono una nuova abitudine, ovvero ogni giugno, finita la scuola mio fratello e i suoi amici partivano insieme per dei campi estivi solo loro così da non perdersi.
Mi andò bene, anche perché così non ero costretta a passare un week end con tutta la famiglia. La rifuggivo proprio. Le mie estati a differenza di quelle di mio fratello trascorrevano alla scuola di danza, l’angelo della danza. All’epoca non sapevo fosse la scuola della mamma , né che il ballerino che mi istruiva e mi seguiva, fosse un suo ex amico. Jade era molto bravo e mi insegnò tanto sulla danza classica.
Da lui è da Janine non scappavo, anche se sua moglie appunto mi riprendeva molto.
“Alla tua età, Sapphire e tua madre erano amiche. Dovresti provare a conoscerla invece che evitarla.” Non le credetti.
Non fin quando diciottenne non ricevetti il mio testamento.
Me lo consegnarono la zia Helena a e la zia Lorena insieme.
“In questa busta troverai una lettera che tua madre ti lasciò il giorno del suo matrimonio.” Mi disse la zia Lorena guardandomi dolcemente.
“C’è anche una lettera di tuo padre. Me la consegnò per il vostro ultimo compleanno con lui.” Concluse la zia Helene.
“Poiché tua madre ci chiese di darla sia a te che Heinrich, preferii farne fotocopie per darvi un po’ di privacy e nel farlo mi permisi di leggerla.” Mi disse la zia Lorena. “Proprio perché l’ho letta, ti consiglio di leggerla con qualcuno a te caro vicino. Non restare sola.”
“Dopo aver letto la lettera di Marina, ho ritenuto necessario leggere anche io la lettera di vostro padre. Il consiglio è lo stesso anche per questa.”
Ero stupidata ed emozionata a quella rivelazione. “La leggerò con Rich.” Dissi giungendo a quella conclusione.
“No! Reputo sia giusto avere accanto qualcuno che vi supporti. Fidati tesoro!” Mi disse Lorena.
Fidarmi! “Lo chiederò a Nora e Mario.” Capitolai.
Reticente accettai la loro richiesta, e mai più di allora ringraziai di aver seguito il loro consiglio.
Infatti quando mi trovai nella mia stanza del Santa Maria con Nora e Mario, aprii la busta che conteneva il mio testamento. Misi da parte le cose apparentemente più inutili e mi dedicai invece alle due buste indirizzate a me. Non immaginavo ne sarei uscita devastata.