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1203 Words
"Mi dispiace di averti angosciata in questi giorni, raccontami qualcosa di più allegro" le chiedo. Siamo sedute su un tavolo della biblioteca, lei scrive un tema e io preparo un disegno per arte. "Niente affatto, sono così felice! Ieri ho passato l'intera serata in compagnia di Chesley. I suoi genitori non c'erano e miha chiesto di stare da lui anche la notte. Abbiamo dormito assieme, è stato bellissimo" mi dice emozionata. Devo ancora abituarmi a sentirla parlare in questo modo di qualcuno dato che solitamente si rivolge con tono arrogante alle persone, eccetto me. "Vi frequentate da un bel po' ormai, state molto bene assieme" le dico sinceramente, senza staccare gli occhi dal mio figlio. "Si, e infatti indovina un po'? Ieri sera abbiamo parlato proprio di questo, mi ha detto che gli piace trascorrere il tempo con me e ha aggiunto che si sente pronto per iniziare una relazione!" Esclama elettrizzata. "Sono contenta per voi, era ora! Mi sembri piuttosto presa da lui e per quel poco che conosco posso dire che è un ragazzo in gamba" commento. Guardo il mio lavoro e sbuffo sonoramente. "Che c'è?" Mi domanda posando la penna. "Non ho idee. Devo fare un disegno che rappresenti l'amore e devo scrivere anche una descrizione poi. Avrei preferito la fame, come tema." Dico frustrata. "Ci scommetto che avresti disegnato un panino gigante, uno di quelli che prendi sempre tu" mi dice ridacchiando. "Perché no? Dietro ci avrei scritto una bella dedica, a te panino che sei la mia grande e unica consolazione, a te che.." "Sono sicura che l'ispirazione non ti mancherebbe. Ma il tuo tema è un altro perciò concentrati su quello" mi sgrida. Prendo i pastelli dal mio zaino e iniziò a disegnare di getto, ciò che mi viene in mente. Maddison mi guarda confusa mentre io coloro di tante sfumature di blu i bordi del foglio, lasciando uno spazio bianco al centro. Nelle poltroncine rosse, su cui solitamente mi siedo, ci ritorna la ragazza che ho incontrato la volta scorsa. "La conosci?" Mi chiede Maddison notando la mia curiosità. "No, anche se il suo viso mi dice qualcosa. Forse è solo una fissazione che ho in testa" le spiego facendo spallucce. "A scuola gira già la notizia, quando si tratta degli affari degli altri sono sempre tutti ad ascoltare e ridire su ciò che non sanno" mi dice, disgustata da questo fatto. "Che dicono?" Le domando continuando a colorare. "Che è colpa tua, che gli hai spezzato il cuore. Si parla di lui come se fosse qualcuno con una nota importanza nel mondo. Ho persino aggredito una tizia quando si è azzardata a dire che l'hai tradito" mi racconta con una smorfia. "In fondo è quella la verità, è colpa mia se sta male. Anche se so di non esser una grande perdita, saranno contente tutte quelle che mi hanno sempre lanciato occhiate. Adesso hanno campo libero" dico con un tono amaro. "No, non è quella la verità, lo sappiamo benissimo tutte e due" ribatte infastidita. "Lo so, ma ormai ciò che è fatto è fatto. Devo solo voltare pagina, un'altra volta" "Per niente, e se non la smetti quel libro te lo faccio a pezzi. Da quello che dice tuo padre, oltretutto, ci hai messo parecchio, per voltarla, l'ultima pagina" mi dice contrariata. "So anche questo, ho vissuto io quello che hai sentito dire da mio padre. Ma se ce l'ho fatta una volta, posso farcela ancora" "È una situazione diversa questa. Hai per caso dimenticato tua madre?" Mi chiede facendomi sussultare, per questa domanda inaspettata. "Certo che no, ma che c'entra?" "Se ci fosse la possibilità, non faresti l'impossibile per averla nuovamente con te?" continua, non capisco dove vuole arrivare. "Si, farei l'impossibile. Ma non ho ancora capito cosa c'entra mia madre con tutto questo" esclamo sbuffando. "Tu lo sai, a differenza di molti altri, quanto possa far male abituarsi all'idea di avere la persona che si ama soltanto nei ricordi e nel cuore. Non posso entrare dentro di te, ma sono sicura che il sentimento che provi per Brooklyn è altrettanto forte. Troppo forteper dimenticarlo. Perciò, perché se c'è ancora qualche speranza, anche se piccola, di poterlo riavere, ti stai imponendo di lasciarlo andare?" mi dice, tutto ad un fiato. "Perché ci sono persone pronte a fargli del male se solo io provo ad avvicinarmi a lui. E non so te, ma io non ci godo particolarmente nel vederlo soffrire" le dico, irritata. Mi alzo dalla sedia e mi allontano. "Non staranno mica tutto il giorno a programmare mille modi per separarvi, si distrarranno qualche volta anche loro. No?" "O certo, è divertente sentirlo dire da te che non ci sei stata, con me, mentre ogni giorno escogitava qualcosa per umiliarmi, per rendere le mie giornate uno schifo. So con che persona ho a che fare, anche io mi dicevo: "non potrà essere più cattivo di così", eppure ogni giorno mi sorprendeva in peggio!" Le grido una volta fuori dalla biblioteca, la supero e a passi veloci percorro la strada di ritorno verso casa. Odio quando lo fanno: quando credono di poter commentare o giudicare ciò che ho passato. Per una ragazzina come me, era una delle cose peggiori che mi potessero capitare. Giunta praticamente davanti a casa mia, mi fermo notando Sean. Tiene Ice per il guinzaglio e lo trascina fin dentro al giardino di Brooklyn. "Ti ho riportato la belva, non chiedermi mai più di tenerlo. Mi ha nascosto tutte le scarpe" gli dice, per un secondo mi scappa un sorriso. "Anche tu mi sei mancato" ride accogliendo le feste del cucciolo, felice di rivederlo. Potranno passare anche anni, ma sono più che certa, non mi stancherò mai di ascoltare la sua risata. "Quindi, adesso che sei tornato single, che ne dici di tornare a divertirci come una volta?" Gli dice con un sorriso beffardo. "Il medico mi ha detto di fare attenzione, che è meglio se sto a casa per almeno una settimana. E poi a dirla tutta non ho molta voglia di divertirmi" gli dice lui con un sospiro. "Ma come no? Ora che te la sei tolta di mezzo, tu mi dici di non aver voglia?" Gli chiede incredulo. "È stata lei a lasciarmi e comunque non mi piace quando ne parli in quel modo, te l'ho già detto" gli dice lui con un tono duro rimettendosi dritto. "Oh eccola lì, non ti hanno mai detto che è maledizione ascoltare le conversazioni degli altri?" Mi dice e io mi immobilizzo all'istante. "E tu lo sai che se non vuoi che qualcuno senta ciò che dici puoi anche andartene dentro casa?" Si intromette Maddison, difendendomi. "Oh, ciao dolcezza. Oggi sei più splendida del solito" ci riprova, spudoratamente. "E tu più idiota" risponde lei. La supero ed entrò in casa, non volendo stare là fuori un secondo di più. Lei mi segue. "Non dovresti stare qui con me, ti ho aggredita poco fa" le dico appoggiando la testa sul divano morbido. "Forse ho esagerato anche io. Ti avrei picchiata, ma so che non stai passando un bel periodo perciò te la faccio passare" mirisponde con un sorriso. Si avvicina a me e appoggia la sua testa contro la mia spalla.
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