"No, no, no!" Grido in preda al panico inchinandomi sul suo petto.
"Non puoi lasciarmi sola, ti prego" continuo a scuoterlo per le braccia, piangendo interrottamente.
Mi guardo attorno, e nonostante la vista appannata per via delle lacrime, non c'è nessuno che mi possa aiutare.
Appoggio la testa sul suo petto e resto qualche secondo in silenzio, trattenendo il fiato. Non sento alcun suono, il suo cuore non batte più.
"No!" Grido stringendo la sua testa contro di me, mentre il mio corpo viene percorso da un brivido. Comincio a tremare e cedo con le ginocchia sull'asfalto, il dolore lancinante che sento per la sua perdita è tanto forte da coprire qualsiasi altro malore.
"Abby! Tesoro svegliati" mi dice qualcuno con un tono preoccupato stringendomi la mano. Quando apro gli occhi, la luce è accesa, e davanti a me c'è solo mio padre che mi guarda con compassione.
"È tutto a posto, era solo un incubo" mi dice abbracciandomi, accarezzando con dolcezza i miei capelli. Lo sento sospirare contro la mia testa e lasciarmi subito dopo un bacio sulla fronte.
"Per questa notte dormo qui con te, magari ti aiuta a dormire meglio" aggiunge , spegne la luce e si infila sotto alle coperte, accanto a me.
Continua ad accarezzarmi il corpo, con movimenti lenti su tutta la schiena.
Ricordo che anche quando ero piccola e mi capitava di fare sogni brutti, lui mi permetteva di dormire nel suo letto.
Seguo il ritmo del suo respiro e pian piano mi lascio andare, addormentandomi sulla sua spalla, circondata dalle sue braccia che sembrano funzionare da barriera protettiva contro qualsiasi cosa possa ferirmi.
Quando riapro gli occhi, il posto di fianco al mio è vuoto ma è ancora caldo, segno che mio padre se n'è andato solo poco fa.
Davanti alla porta sbuca Maddison che silenziosamente entra nella mia stanza e viene a sedersi affianco a me.
"Come stai?" Mi chiede con un piccolo sorriso incoraggiante. So che la sua è solo una domanda di cortesia, sa perfettamente che non sto affatto bene.
"Sono stata decisamente meglio di oggi" rispondo sprofondando con la testa nel cuscino rosa e morbido.
"Ti va di dirmi che è successo sta notte? Mi sono svegliata di colpo quando ti ho sentita urlare. Pensavo fosse successo qualcosa di grave, tuo padre è corso all'istante da te e non è più uscito. Immagino abbia passato la notte qui" mi dice piegando leggermente il viso per guardarmi meglio.
"Si, ha dormito qui con me. Ho avuto un incubo terribile, ma non pensavo di aver urlato realmente. Sembrava vero e stava morendo, mi sono sentita malissimo" le racconto.
"Sei stata coraggiosa ieri pomeriggio. Pensavo e speravo che vedendolo cambiassi idea" mi confida.
"Perché mi sembra di non aver risolto assolutamente niente?" Le chiedo sconfortata.
"In un modo o nell'altro sapevi che avrebbe fatto male, ad entrambi, comunque" mi risponde.
So di aver fatto la cosa migliore nei suoi confronti, ma quando l'ho visto con quello sguardo distrutto, mi sono sentita solo peggio.
"Andrà tutto bene" mi dice spingendomi contro di lei, tenendomi tra le sue braccia.
"E se non è così? Se andrà tutto male?" Le chiedo contro la sua pelle, stringendo forte gli occhi.
"Significa che non è ancora la fine, sono sicura che andrà tutto per il meglio" mi rassicura.
"Adesso dobbiamo sbrigarci perché siamo in un tremendo ritardo, ti aspetto di sotto per la colazione e sappi che non accetto nessuna scusa. Alla tua cioccolata manchi" mi dice scappando giù per le scale.
Per quanto all'inizio potesse essere insopportabilmente irritante è un bene che sia capitata nella mia vita, avevo davvero bisogno di qualcuno come lei accanto.
Qualcuno che non ha il bisogno di chiedere per abbracciarmi, proprio come ha fatto lei poco fa. Qualcuno che mi capisce, e che nonostante abbia idee diverse dalle mie, accetta comunque le mie scelte.
Mi vesto con le prime cose che trovo nell'armadio, mi lavo velocemente, e raggiungo Maddison di sotto. Davanti al mio solito posto, sul tavolo, c'è una tazza fumante di cioccolata e i biscotti.
"Buongiorno tesoro, come ti senti?" Mi domanda mio padre baciandomi sulla guancia.
"È tutto a posto papà. Potresti accompagnarci tu a scuola per oggi? Ho già fatto abbastanza ritardi in letteratura e non vorrei mi facesse storie" gli chiedo portandomi la tazza sulle labbra.
"Certamente, se ti diranno qualcosa comunque ci penserò io a spiegare le cose" mi dice. Sorso dopo sorso riesco a finire tutta la cioccolata sotto lo sguardo più tranquillo di mio padre, che sembra esser più sollevato.
Prende le chiavi della macchina ed esce di casa, noi afferriamo le nostre cose e lo seguiamo.
Una cosa positiva su tutte e che manca veramente poco alla fine dell'anno scolastico e potrò stare più tranquilla, a casa, lontana dagli sguardi critici e curiosi delle persone circostanti.
Mi rendo conto, senza farlo a posta, di aver nuovamente alzato lo sguardo verso l'orologio solamente cinque minuti dopo il suono della campana.
Qualcuno bussa alla porta e quando la professoressa consente di entrare, sulla soglia della porta compare Brooklyn.
"Mi scusi per il ritardo professoressa, non sono ancora abituato a spostarmi con questi aggeggi" dice leggermente infastidito.
"Non preoccuparti Brooklyn, capisco perfettamente la tua situazione. Sono contenta tu stia meglio" dice sorridendogli.
Si guarda attorno per trovare qualche posto libero e va a sedersi accanto a Kylie. Oltre alla gelosia, dentro di me posso sentire il dolore propagarsi in ogni cellula del mio corpo.
Chiudo gli occhi e prendo un grosso respiro. Devo solo far finta di stare bene, anche se non è mai abbastanza.