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1197 Words
Un'altra mattinata che ho passato a fissare con insistenza l'orologio, con la speranza che le lancette almeno per una volta potessero camminare più veloci, mi sembra un miracolo esserne uscita viva. In compagnia di Maddison percorriamo con molta tranquillità la strada verso casa, con in spalla i nostri zaini, sotto al sole che ormai si fa sempre più caldo. Un ragazzo in bicicletta attira la nostra attenzione e ci blocca il percorso, frenando. "Mi hanno chiesto di darti questo, è per te" dice a Maddison porgendole un pacchetto bianco con un fiocco rosso al centro. Senza neanche guardarla negli occhi, forse per la timidezza, rimette un piede nel pedale e sfreccia via senza aggiungere nient'altro. "Ma aspetta... non mi ha detto neanche da parte di chi è..." esclama perplessa. Sfila il nastro e ne estrae una scatola di cioccolatini. "Credo che sia fatto apposta a non aver nessuna dedica, sembra esser un regalo romantico. Qualcuno vuole fare colpo su di te" le dico. Nel momento esatto in cui termino la frase un clacson suona affianco a noi, facendoci balzare entrambe dallo spavento. Ci voltiamo alla nostra destra e il finestrino della macchina si abbassa, mostrando il viso di Sean, mentre sorride allegro. "Hei dolcezza! Ho notato che hai ricevuto il mio regalo, avrei voluto dartelo di persona ma ho pensato che così sarebbe stato di più effetto. Ti piace?" Le dice facendole l'occhiolino. "Mio caro, se solo ti fossi informato giusto un po', avresti scoperto che io sono allergica alla cioccolata! Oltretutto per attirare la mia attenzione ci vuole ben altro, ad esempio il cervello. Cosa di cui tu scarseggi" le dice lei acida, in tutta risposta. Eppure il suo sorriso non svanisce. "Ah, quanto mi piaci quando fai la dura! Ti assicuro che ce la metterò tutta per stupirti, dolcezza" le dice prima di andare via. "Non posso crederci, ciò che è appena successo è ridicolo. Ma l'hai sentito? Mi ha chiamata dolcezza!" Dice fuori di se. Per la prima volta da sei giorni a questa parte mi esce una risatina leggera e del tutto spontanea. "Credo che tu le piaccia, è raro che lui si comporti in questo modo con qualcuna" le dico con un tono divertito. "Non mi lascerà in pace, non è così?" Mi chiede esasperata gettando il pacchetto nel cestino. "L'hai ascoltato? Non penso si darà per vinto, anzi, ho come l'impressione che stia già escogitando qualcosa che come ha detto possa stupirti" "Beh non ci riuscirà, perché anche io farò di tutto per togliermelo dai piedi. Se solo ripenso a ciò che ti sta facendo mi vengono in mente tante idee per torturarlo" commenta furibonda. "Non ha importanza, ce la metto tutta per ignorarlo e per non dedicare troppi pensieri ad un essere del suo genere. Puoi farcela benissimo anche tu" le dico rilassando le spalle e lasciando un lungo sospiro. Troppo prese dal fatto appena accaduto, passo dopo passo, ci siamo ritrovate nel nostro quartiere. Poco distanti da casa nostra. Ho un tuffo al cuore quando sento quella voce incredibile famigliare per le mie orecchie, quella voce che riuscirei a riconoscere fra mille. Alzo lo sguardo e lo sorprendo mentre si sposta con difficoltà sulle stampelle verso il cancello di casa sua. Quando si accorge di noi si volta nella nostra direzione. Il modo in cui mi ha guardata mi ha fatta sentire per un attimo l'unica ragazza presente nell'intera città. "Non mi aspettavo di vederti a casa così presto, stai meglio di quanto pensassi!" Gli dice Maddison allegra, notando il suo viso più vispo rispetto agli altri giorni. "Si, mi sento decisamente meglio. Anche se spostarmi è una vera fatica" sbuffa, tenendosi al muro, girando con l'altra mano le chiavi nella serratura. "sono felice che tu ti sia ripreso velocemente, ora immagino vogliate stare da soli. Ci vediamo dopo Abby" ci dice entrando a passi svelti dentro casa, ormai mi sono abituata ad averla sempre attorno, e ammetto che non mi dispiace per niente. "Non hai parlato, ti vedo strana. Qualcosa non va?" Mi domanda allungando la mano verso di me, afferrando il mio polso per avvicinarmi di più a se. "Ho preso una decisione e volevo aspettare che tornassi per parlartene, anche se è dura non voglio prolungare la cosa" gli dico e posso sentire le mie mani cominciare a tremare per l'agitazione. "Di cosa si tratta?" Mi chiede deglutendo, come se avesse già capito che non è nulla di buono dal mio sguardo. "Credo che serva ad entrambi un po' di tempo per pensare a noi stessi, una pausa farebbe bene ad entrambi" gli dico con la voce debole e lo sguardo puntato dietro al suo corpo, pur di evitare i suoi occhi. "Cosa-ho capito bene? Tu mi stai lasciando? No, non posso accettarlo!" Dice scuotendo la testa. "Per favore Brooklyn, non complicare le cose. Ti chiedo solamente di accettare questa mia scelta, non importa se dopo mi odierai, ma tra noi non può funzionare" lo prego, sentendo le lacrime attraversare le mie guance. "Perché mi stai dicendo questo ora? Ho detto qualcosa che non va? Ti ho ferita in qualche modo? Se è così, ti giuro che non l'ho fatto di proposito. L'ultima cosa che voglio è farti del male" mi dice combattuto. "Non è niente di tutto questo, tu sei fantastico. Sei troppo per me e per chiunque. Ma posso giurarti che ho un motivo più che valido per allontanarmi da te" gli dico strofinando i miei occhi, imponendomi di tenere duro. "Andava tutto bene tra di noi, cosa può esser cambiato?" Mi chiede con un velo di delusione nello sguardo. "Non importa, devi promettermi che andrai avanti, puoi farne a meno di me. Promettimi che sarai felice" gli dico prendendo il suo viso fra le mani, godendomi l'ultimo contatto con la sua pelle. "Come puoi chiedermi di prometterti qualcosa di simile? Sei tu che mi rendi felice, che ci creda o meno. Io ho bisogno di te" mi dice affranto, continuando a scuotere la testa. "Anche io ho bisogno di te. Devi credermi quando ti dico che sei la miglior cosa che mi potesse capire, e la migliore che mi potessi aspettare. Ed è proprio per questo che io ti lasciando, perché per te desidero solo il bene e questa è la scelta più giusta" gli dico lasciandomi sfuggire un singhiozzo. Gli lascio una carezza sulla guancia e mi allontano, con tutta la forza rimasta, abbastanza da lui. "È per questo che non sei più passata a trovarmi? Stavi solo aspettando il momento giusto per piantarmi? Immagino che se non vuoi dirmi il motivo è perché non vuoi che io lo sappia." Dice con una voce amara che mi ferisce terribilmente tanto. "Non mi stupisco se presto proverai disprezzo nei miei confronti. Ma ricordati ciò che ti ho detto, le mie parole sono state sincere" aggiungo prima di voltarmi e proseguire, senza mai girarmi, dentro casa. Posso giurar di aver sentito per qualche istante il mio cuore fermarsi, mentre le mie lacrime continuano a scorrere bagnandomi l'intero viso mi accascio a terra cercando di riprendere il respiro. La mia reazione potrebbe risultare eccessiva, ma come potrei reagire diversamente, sapendo di averlo perso per sempre?
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