"Sei chiusa in questa stanza da tre ore, vuoi dirmi che succede Abby? Se non lo farai di tua spontanea volontà, passerò alle torture" mi dice puntandomi un dito contro.
"Senti dolore da qualche parte?" Mi domanda cercando di indovinare la causa del mio comportamento.
È difficile non crollare quando devi lasciar andare via la tua felicità e non puoi fare assolutamente niente per tenerla con te.
"Quando sono uscita da scuola sono andata in ospedale a trovarlo" gli dico cercando di regolarizzare la mia voce.
"È successo qualcosa a Brooklyn? Si è sentito male?" Mi chiede allarmata allargando gli occhi.
"No, stava abbastanza bene anche se il suo aspetto non è dei migliori. Fuori dall'ospedale ho incontrato sua madre e Sean" rispondo mandando giù quel groppo insopportabile.
"Che ti ha fatto quell'idiota sta volta? Ha riprovato a metterti le mani addosso? Ti ha detto qualcosa che ti ha ferita?" Mi chiede con un tono di rabbia.
"Non pensavo potessero esistere persone così crudeli al mondo. Quella macchina non era lì per caso, anzi, sono più che sicura che chiunque ci fosse alla guida stesse aspettando solamente il momento giusto. Sai quel era il loro obbiettivo? Farmi fuori. Non era messo in conto che avrei potuto salvarmi, ma comunque hanno messo in pericolo la vita di qualcun altro. Non contenta, mi ha ricattata , con non so quale coraggio. Mi ha detto che se non sarò io a lasciarlo, lo porterà lontano da me. E non in una città poco distante da qui, ma in un'altra stato con il mare che ci divide. Ma sai qual è la cosa peggiore? Il fatto che sia perfettamente consapevole di star facendo del male a suo figlio e ci sorride sopra. Ha detto tante di quelle cose cattive su di lui, che mi sono vergognata al suo posto. E lui era lì, che sosteneva i suoi discorsi ridicoli e pieni di cattiveria" le racconto, sentendomi soltanto peggio al pensiero della realtà che devo affrontare.
"Hanno sicuramente gravi problemi mentali, è l'unico modo per spiegare il fatto che abbiano tentato di ucciderti! Devi assolutamente parlare con qualcuno, Brooklyn deve sapere tutto questo!" Esclama furibonda.
"Certo, chi pensi che mi crederà? È la mia parola contro la loro e non c'era nessuno che ci potesse ascoltare. A qualunque persona lo direi scoppierebbe a ridermi in faccia e mi porterebbero a fare qualche controllo. E tanto meno Brooklyn, lui si fida ciecamente del suo migliore amico. Avresti dovuto sentire il modo in cui mi parlava di lui e della loro indistruttibile amicizia. Come pensi reagiresti se ti dicessi che tua madre e la tua migliore amica hanno cercato di uccidere il tuo ragazzo, e non solo? Ti ingannano soltanto, ti fanno credere una cosa e non appena le volti le spalle ti ridono dietro? Una cosa da tutti i giorni, no?"
"E tu hai intenzione di assecondare le loro minacce? Vuoi far loro ciò che vogliono senza sforzi?"
"Se stando con lui gli procuro, anche se indirettamente, del male allora preferisco lasciarlo ma sapere che almeno lui sta bene" le rispondo affondando la testa nel mio cuscino.
"Ma quella che non starà bene sei tu. Devi esserne davvero tanto innamorata per fare una scelta simile, nonostante tu sappia benissimo che soffrirai non poco"
"Lo so ma mi trovo in una situazione che di vie d'uscita non ne ha neanche una. Non mi rimane che adattarmi"
"Non è affatto vero, per quanto la tua situazione possa essere difficile una via d'uscita c'è sempre! Certo, non sarà facile. E non provo neanche a mettermi nei tuoi panni perché è impossibile. È ingiusto, ma sono sicura che in qualche modo ne uscirai e io ti aiuterò. Il fatto che per adesso hanno ottenuto ciò che cercavano non significa che abbiamo vinto l'intera battaglia, questo è solo l'inizio" ribatte contrariata.
"Vorrei avere la tua stessa determinazione, ma come potrei combattere senza armi? Ciò che mi permetteva di andare avanti nonostante tutto il mondo mi stesse crollando addosso, me l'hanno portato via. Loro hanno già vinto tutto" le dico con un sorriso amaro, sentendo le mie lacrime scendere interrottamente. Proprio quando pensavo di aver finito anche le scorte, potrebbero consumarsi le guance a furia di piangere.
"Non fare la codarda. Non arrenderti al primo ostacolo solamente perché ti sembra più faticoso da oltrepassare rispetto agli altri." Mi dice con uno sguardo severo.
"Voglio rimanere sola! Non puoi capirmi, nessuno può farlo!" Le urlo presa dal nervoso incontrollabile.
È devastante la sensazione che sto provando. Quel vuoto incolmabile dentro di me che sembra pian piano, mangiarmi viva.
A trascinarmi fuori dal mio stato di trance, durato forse solo qualche ora, sono le parole di mio padre.
"Non puoi dirmi di stare calmo Sheryl, non riesco a tollerare queste parole in un momento come questo. Conosco mia figlia e solo una volta ho visto i suoi occhi così vuoti e spenti. Solo una volta mi sono accorto che fosse viva e non morta solamente perché respirava. Quando è morta sua madre!Ci sono stato io con lei in tutti questi anni e solo io, che ho assistito ad ogni suo passo, so quanto è stato faticoso per lei riprendersi. Tu non sai quanto sono stato felice nel vederla sorridere dopo tutti quegli anni. E adesso non posso vederla così, in queste condizioni, è come se fosse ripartito tutto da zero. E lei non se lo merita" dice, sento la disperazione nel suo tono.
"Non mangia da cinque giorni e non ha ancora aperto bocca, se non per dire qualche parola durante l'intera giornata. È stato un miracolo che abbia parlato con te, Maddison. Ed Abby è una mangiona e una chiacchierona di prima categoria, il che è più che grave!" Aggiunge in preda al panico.
"Lo so tesoro, ma io ti sto dicendo di stare calmo perché se mostri tutta questa agitazione potresti solamente peggiorare il suo stato d'animo"
"Papà ti stai preoccupando troppo, è tutto a posto. Per davvero, se non ti dispiace ora uscirei a prendere un po' d'aria e qualche libro dalla biblioteca, per non annoiarmi" gli dico interrompendo la loro discussione. Hanno alzato tutti e tre lo sguardo su di me, come se fossi un fantasma.
"Da sola? Perché non ti fai accompagnare da Maddison? Sono sicura che non è un problema per te"
"Preferirei andare da sola, ho bisogno di starmene un po' per conto mio. Giusto una mezz'ora e torno" gli dico rassicurandolo.Mi guarda annuendo e quando sorpasso la porta lo sento sospirare.
Raggiunta la biblioteca mi catapulto nel reparto che preferisco più di tutti. Racimolo abbastanza libri con la speranza che mi tengano occupata e che riescano, almeno per un po', a distrarmi dalla dura realtà.
Mi siedo su una delle poltroncine rosse e iniziò a sfogliarne uno, ma qualcuno attira la mia attenzione.
Una ragazza, apparentemente più piccola di me di età, tiene tra le mani uno dei libri che più ho amato. Si guarda attorno e poi il suo sguardo si sposta nella mia direzione.
Mi chiede se può sedersi in una delle poltroncine accanto alle mie e io annuisco con il capo, concentrata sui suoi lineamenti che mi pare di conoscere. Sposto gli occhi, temendo di esser troppo insistente, e sprofondo sullo schienale perdendo nuovamente il mio sguardo.
Mentre mi arrendo al fatto che questa è solo una delle tante giornate che dovrò affrontare, cercando con tutta me stessa di stare in piedi e non mollare, mi domando quando tutto questo avrà finalmente una fine.