**POV di Emma**
La cerimonia si è conclusa, siamo ancora nella sala e stiamo scattando foto ricordo. Poi una mano mi si posa sulla spalla, mi giro e mi ritrovo davanti a Ethan, il mio amico d'infanzia. Mentre resto lì, sbalordita nel vederlo in quel luogo, lui mi accoglie con un sorriso sulle labbra. Mi getto felice tra le sue braccia, poi mi stacco da lui.
*"Sorpresa!" mi lancia.*
Ethan è il mio amico d'infanzia, abbiamo vissuto insieme a Vancouver, in Canada, poi io sono venuta a Seattle per proseguire gli studi. Lui invece ha interrotto gli studi e si è lanciato nell'imprenditoria. Oggi guida un'azienda di consegne. È da tanto che non ci vediamo, non pensavo di rivederlo così presto, tanto meno oggi.
*"Come stai?" gli chiedo.*
Indossa un completo camicia-pantalone, un paio di sneakers bianche, un orologio al polso: è elegante. Ethan ha la pelle scura, è di origine afroamericana. Occhi neri, tre trecce sulla testa: devo ammettere che è davvero bello.
*"Sto bene, e tu?"*
*"Come puoi vedere, sono in gran forma" replico, gesticolando.*
*"Sono arrivato in ritardo, ho avuto un piccolo intoppo all'aeroporto, mi ci è voluto più tempo del previsto" si giustifica, come se si sentisse in colpa per il ritardo.*
Ethan è qui, c'è sempre stato per me, e il solo fatto che sia venuto è già un grande gesto. Non era obbligato a esserci, tanto più che è sempre pieno di impegni.
*"Sono davvero felice che tu sia qui, non me lo aspettavo."*
*"Tua madre mi ha detto che oggi ti saresti laureata, così ho deciso di farti una piccola sorpresa venendo alla cerimonia."*
Sorrido ampiamente guardandolo. È come un fratello per me, gli sarò sempre grata per quello che fa per me e per la mia famiglia. Quando i miei genitori sono nel bisogno e io non sono disponibile, è lui che corre in loro aiuto. È come il loro figlio maggiore, e i miei genitori gli vogliono molto bene.
Colgo l'occasione per presentare Emily a Ethan. Dato che anche lei è chiacchierona, parlano per minuti interminabili, finché il telefono di lei non squilla. Si scusa con noi e risponde, allontanandosi dalla folla. Resto sola con Ethan.
*"Alloggi in hotel?" gli chiedo.*
*"Sì, per stanotte."*
Aggrotto leggermente la fronte, cercando di capire la sua risposta.
*"Domani vado a vedere un appartamento qui vicino. Resto qualche tempo, ho dei contratti con alcune aziende qui a Seattle" continua.*
Annuisco semplicemente. Continuiamo a chiacchierare, ricordando i momenti passati insieme quando eravamo ancora piccoli. Ogni tanto scoppio a ridere ripensando a certe scene.
Emily ci raggiunge dopo aver finito la telefonata, portandoci dei cocktail.
*"Emma, non potrò esserci per la cena" mi informa.*
Mi si contrae il viso, cercando di capire.
*"Non preoccuparti, non è niente di grave, e ho già avvisato la signora Smith" aggiunge, con tono rassicurante.*
*"Ma... cos'è successo di così improvviso?"*
Deglutisce lanciando una rapida occhiata a Ethan, che capisce immediatamente che abbiamo bisogno di un po' di privacy, anche se io non gli ho mai nascosto nulla. Si schiarisce la voce e dice:
*"Vado in bagno."*
Annuiamo e lui si allontana. Resto sola con Emily. L'espressione sul suo viso non promette nulla di buono.
*"In realtà, è Diego..."*
Alzo gli occhi al cielo sentendo quel nome, poi la scruto in silenzio.
*"Mi ha invitata da lui, mi ha organizzato una cenetta a lume di candela. Non voglio farlo aspettare."*
Diego! È un mascalzone, ma Emily non lo vede, o forse rifiuta di vederlo. Quel ragazzo si approfitta di lei, non la rispetta, e peggio ancora la tratta male, ma la mia povera amica si è talmente attaccata a questa relazione che non le porterà da nessuna parte. E quando ripenso a tutte le parolacce e ai gesti fuori luogo che ha avuto verso di lei, muoio di rabbia. Avrei voluto dargliene una per fargli capire cosa significa rispettare la propria compagna. Ho provato più volte a far capire a Emily che merita molto di meglio di quell'uomo, ma è tempo perso: lei lo ama alla follia e io non ci posso fare niente.
Tuttavia, non perdo occasione di rimettere quello stupido al suo posto. Povera Emily, mi chiedo davvero cosa possa trovare di speciale in lui. Insomma, si dice che l'amore renda ciechi.
*"D'accordo, ma chi mi riporta a casa?"*
Lei è già molto eccitata all'idea di andare a quella cena a lume di candela organizzata dal suo ragazzo, quindi non voglio rovinarle l'atmosfera con i miei consigli da due soldi.
*"Ehm... posso chiamarti un taxi" propone.*
*"No, va bene così. Me la caverò" le dico, per non darle fastidio.*
Di solito veniamo all'università separatamente, ma dato che oggi le nostre strade erano unite, avevamo deciso di prendere la macchina di Emily. La mia si è rotta, e domani devo portarla dal meccanico.
*"Devo andare" mi dice.*
Ci salutiamo con un bacio sulla guancia.
*"Stai attenta!" le dico.*
Si stacca da me e si allontana a passo svelto. Mi giro, cercando Ethan con lo sguardo. Ed ecco che i miei occhi incrociano di nuovo i suoi occhi azzurri, il suo sguardo penetrante.
William Johnson!
Deglutisco cercando di reggere il suo sguardo, lui è in fondo alla sala, un bicchiere di champagne in mano e l'altra mano in tasca. È circondato da altre persone, tutte eleganti quanto lui. Mentre un anziano gli parla, lui continua a guardarmi. Sento subito un'ondata di calore e forti sensazioni allo stomaco.
E quelle ragazze che si danno tanto da fare per attirare la sua attenzione, che sfilano continuamente davanti a lui. Vedo una delle mie compagne dirigersi verso di lui con un sorriso finto, cercando di sedurlo. Incredibile, perché darsi tanta pena per sedurre un uomo?
Sarà perché è raffinato o affascinante? O forse perché è ricco e allo stesso tempo affascinante.
Alla fine distolgo lo sguardo da lui. Ethan torna un minuto dopo, gli do il mio indirizzo visto che è già ora della cena con William Johnson. Ethan si offre di accompagnarmi al ristorante indicato; provo a rifiutare il suo aiuto, ma lui insiste e alla fine cedo.
Ethan mi lascia nel parcheggio del ristorante indicato. È un grande edificio, riservato solo a persone facoltose; non oso immaginare il prezzo di un piatto in quel ristorante, rischio di sentirmi male.
*"Grazie mille!" gli dico, slacciando la cintura.*
*"Posso tornare a prenderti, non mi disturba!" dice gentilmente.*
*"No, me la caverò, Ethan. Hai già fatto abbastanza per me oggi. Devi riposarti, tanto più che nei prossimi giorni sarai molto impegnato."*
Ethan è atterrato a Seattle oggi, è venuto alla cerimonia di consegna dei diplomi ed ecco che mi ha anche accompagnata al ristorante. Penso sia già troppo, deve riposarsi. Inoltre, non voglio essere un peso per gli altri, anche se so che a lui non dispiace rendersi utile.
Mi sorride in segno di comprensione, apro la portiera e scendo dall'auto. Gli faccio un cenno di saluto, lui avvia il motore e se ne va. Faccio un respiro profondo prima di entrare.
Siamo già a tavola, sono stata l'ultima ad arrivare. Lui è già lì, seduto comodamente sulla sedia insieme ai miei compagni. Ognuno ha il naso immerso nella ricerca del proprio piatto tra i menu del giorno. Il cuore mi fa un balzo, ma cerco di restare serena.
*"Buonasera" dico con voce tremante.*
Lui solleva impercettibilmente un sopracciglio e mi fissa, deglutisco nervosamente sedendomi sulla sedia vuota.
*"Buonasera, signorina Miller" mi risponde, controllando l'ora sul suo lussuoso orologio. "È in ritardo di dieci buoni minuti."*
Il suo tono è calmo, sereno. Quest'uomo è imperturbabile, emana un'aura imponente.
*"Ehm... io... mi dispiace" dico, debolmente.*
Ordiniamo, poi veniamo serviti. Durante la cena, alcuni dei miei compagni cercano di intavolare una conversazione con lui, ma le sue risposte sono vaghe e brevi. Io mi faccio piccola piccola e mi godo tranquillamente il mio piatto.
*"Quali sono le vostre domande?" ci chiede, asciugandosi la bocca con il tovagliolo.*
Ci guardiamo, poi Isabella decide di porre per prima la sua domanda. Con la bocca ancora piena, mi chino leggermente e prendo la borsa. Ne tiro fuori un blocco note con una penna.
*"Signor Johnson..." comincia Isabella, con voce dolce; "lei ha 28 anni, e vorrei sapere come sia riuscito a diventare miliardario in così giovane età."*
Lui lascia sfuggire una risata leggera, che rivela le fossette. È ancora più affascinante quando sorride.
*"Penso che questa risposta si trovi già su internet" ribatte, con aria divertita dalla domanda.*
Isabella sembra destabilizzata da questa replica, si sente sicuramente ridicola per aver posto una domanda la cui risposta è già su internet. Lancio un'occhiata a quest'uomo, pensando che si sarebbe dovuto sentire in imbarazzo per aver risposto in quel modo. Ma con mia grande sorpresa, sembra fiero e arrogante.
*"Ovviamente ci sono alcune risposte su internet. Tuttavia, non abbiamo la versione completa, che è la sua" dico, con tono brusco.*
Mi fissa a fondo, come se mi stesse studiando. Sono sempre stata quella con la lingua lunga, la voce del popolo. Quest'uomo pensa che il suo rango sociale intimidisca tutti, ma io sono l'eccezione, e non mi importa se ha un'opinione negativa di me, purché la causa per cui mi batto sia giusta.
*"Inoltre, se siamo qui ora, è per cenare e anche per fare domande. Quindi suppongo che, se abbiamo il diritto di farle almeno una domanda, lei sia in dovere di risponderci. Anche se la risposta è già virale" aggiungo.*
Continua a scrutarmi, lo vedo raddrizzarsi e assumere una posizione più comoda. Non sembra infastidito dalla mia replica, ma piuttosto sorpreso che gli tenga testa.
*"La lingua lunga..." mormora.*
Non credo che gli altri l'abbiano sentito, ma io sì. Sono seduta accanto a lui e ho sentito cosa pensa di me. Mi trattengo dall'esplodere davanti agli altri clienti.
*"Sono miliardario in così giovane età semplicemente grazie ai miei investimenti. In particolare nell'immobiliare, nell'azionariato e anche nell'agroindustria" ci spiega, mantenendo lo stesso calmo imperturbabile.*
Mi lancia un'occhiata che dice molto. Poi gli altri gli fanno domande a turno, e lui risponde con chiarezza. Poi tocca a me fare la mia domanda. Sembra prestarmi più attenzione, forse per scoprire quale sia la mia domanda.
*"Ehm... ho due domande" ammetto, a disagio.*
I miei compagni mi fissano come se fossi un'idiota, come se non conoscessi la regola. Mentre il signor Superbia ha le sopracciglia aggrottate.
*"La ascolto" mi dice, semplicemente.*
Apro il blocco note e gli faccio la prima domanda:
*"Qual è la sua percezione della ricchezza?"*
Si schiarisce la voce, prende il bicchiere di champagne, beve, poi lo riappoggia prima di fissarmi di nuovo.
*"La ricchezza è essere al riparo dalla miseria. Mangiare a sazietà, dissetarsi, vestirsi, avere un tetto sopra la testa, una famiglia, degli amici. Questa è la vera ricchezza: non dover chiedere nulla a nessuno."*
Resto abbagliata dal suo carisma quando si esprime con tanta saggezza. Sarà pure arrogante e fiero, ma è saggio.
*"E lei ha tutto questo?... So che può procurarsi tutte le cose belle che desidera, ma ha una famiglia? Degli amici? E quando parlo di famiglia e di amicizia, intendo in senso proprio. Una vera famiglia e dei veri amici" continuo.*
L'espressione del suo viso mostra che forse ho toccato un punto sensibile.
*"È questa la seconda domanda?" mi chiede, bevendo il suo champagne.*
Capisco che vuole ricordarmi che ho diritto solo a due domande, e questa è già un'eccezione. Mentre fisso a lungo la prossima domanda, esitante, lui tossisce leggermente per ricordarmi la sua presenza.
*"Ehm... è omosessuale?"*
I miei compagni spalancano gli occhi e mi fissano. Capisco che la mia domanda è un po' audace. In realtà è la domanda di Emily, e lei ha insistito perché gliela facessi. William prima mi guarda con estrema neutralità, come se la mia domanda non lo scioccasse. Ma un attimo dopo mi sento a disagio, non avrei dovuto chiederglielo. È vita privata sua e non mi riguarda affatto. Volevo farmi perdonare per la domanda, ma lui mi interrompe.
*"No, sono etero" risponde.*
Non sono convinta, ma questo riguarda solo me. Dopo la conversazione di ieri sera con Emily, il dubbio si è insediato nella mia testa.
*"Ma se non è convinta, posso dimostrarglielo in un altro modo, più approfondito" aggiunge, con un sorriso perverso.*