Capitolo 3

1801 Words
**POV di William** Dopo la cena e l'interrogatorio, era ora di tornare a casa. Sono in macchina, seduto comodamente sul sedile posteriore mentre il mio autista guida. Mentre viaggiamo, una figura femminile che cammina sul marciapiede attira la mia attenzione. È proprio davanti a noi, a pochi metri; è una ragazza, che deve avere sicuramente una ventina d'anni. Slanciata, un fondoschiena tondo, ciocche color miele lunghe e scalate. Indossa sneakers bianche, un crop top nero con arricciatura laterale e uno short di jeans sfrangiato. Una borsa a tracolla, tiene in mano la toga universitaria. La sua figura assomiglia a quella della signorina Miller. La superiamo di poco e in quel momento mi rendo conto che è proprio lei. *"Fermati!" dico al mio autista.* Esegue senza dire nulla. Cosa poteva dirmi? È pagato per eseguire i miei ordini. Accosta al marciapiede, abbasso leggermente il finestrino, aspettando che la signorina Miller arrivi alla nostra altezza. *"Signorina Miller?" la chiamo, quando mi arriva accanto.* Sorpresa, si volta di scatto per guardarmi. Il viso sottile, le labbra arcuate e il naso stretto, gli occhi color marrone: cavolo, è bella! Mi guarda con occhi stanchi, sicuramente per la camminata. *"La accompagno?" le propongo, semplicemente.* *"Ehm, grazie ma preferisco camminare" mi risponde, come se avesse paura di me.* Sorrido agli angoli delle labbra, lei aggrotta le sopracciglia fissandomi. *"Lei è testarda, lo sa?" continuo.* *"Davvero?" mi chiede incrociando le braccia e spostando il peso su un fianco; "Sono testarda perché ho rifiutato il suo aiuto?"* Scuoto la testa e la fisso. I miei occhi si posano indiscretamente sulle sue lunghe gambe nude, nessun segno, nessuna cicatrice sulle sue gambe. Mi lecco le labbra apposta, risalendo lentamente con lo sguardo fino a incrociare il suo. Mi fulmina con gli occhi, adoro le ragazze come lei. *"È testarda perché ha la possibilità di tornare a casa sana e salva, ma preferisce camminare, correndo il rischio di essere aggredita per strada" spiego, con voce roca.* Dentro brucia di rabbia, e si legge nello sguardo assassino che mi lancia. *"Ha paura, forse, di starmi vicino?" chiedo, a bassa voce.* Alza subito le sopracciglia e il suo sguardo furioso diventa improvvisamente nervoso. È come se fossi riuscito a leggerle dentro. Resta in silenzio un attimo, poi ride per smentire il mio pensiero. *"Lei è divertente, signor Johnson" mi lancia.* Si avvicina, si china verso di me, le mani sulla portiera, sfidandomi con lo sguardo. *"Non mi intimidisce, chiaro?!"* Senza lasciarmi replicare, gira intorno all'auto e la vedo, veloce come un lampo, sedersi accanto a me, richiudendo poi la portiera dal suo lato. *"Puoi ripartire, Max!" ordino all'autista.* Max le chiede l'indirizzo, lei glielo comunica, ignorandomi completamente. Questa ragazza è presuntuosa, pensa di potermi tener testa a lungo. Per non doverci parlare, posa lo sguardo sul finestrino e osserva il paesaggio. Arriviamo davanti al suo appartamento, lei tira un sospiro di sollievo come se fosse appena stata liberata, o quantomeno salvata dagli artigli del diavolo. Raccoglie la borsa e la toga, poi mi lancia una breve occhiata seguita da un semplice sorriso. *"Grazie, signor Johnson."* Si volta e apre la portiera, pronta a fuggire. *"Allora, tiene ancora a farsi dimostrare che non sono gay?" la interrompo.* La mia domanda la gela, gira lentamente la testa verso di me. Il suo sguardo lascia intendere che è sorpresa dalla mia domanda. Mantengo il contatto visivo, aspettando la sua replica. So che è brava a ribattere, quindi mi aspetto una risposta pungente. La signorina Miller mi sorride, un sorriso strano. Poi si volta completamente verso di me, si avvicina in modo strano e si morde il labbro inferiore. Non reagisco ancora, mi sta provocando ma non cederò a questo gioco. Avvicina improvvisamente le labbra al mio orecchio, poi la sento urlarmi: *"Vada a farsi fottere!"* Poi si allontana da me. Non solo mi ha spaccato i timpani, ma mi ha anche lanciato una sfida. Vedendo il mio viso teso, sorride fiera, come se mi avesse appena battuto in un gioco. Scende dall'auto e si china di nuovo verso di me. *"Non è tutto ciò che si muove che va toccato! E poi, si faccia un bel bagno prima di andare a letto, la aiuterà a smaltire quella tensione sessuale che le puzza addosso" mi lancia, secca, guardandomi dritto negli occhi.* Sbatte con forza la portiera e raggiunge il suo appartamento senza voltarsi. Sento il mio autista ridacchiare davanti. Questo fa aumentare ulteriormente la mia rabbia. Gli lancio un'occhiata gelida nello specchietto retrovisore. Smette immediatamente di ridacchiare e riprende a guidare. Questa ragazza, la signorina Miller! Si crede intoccabile solo perché è la migliore laureata. Ma io sono William Johnson, e mi prometto che l'avrò ai miei piedi. Mi piace, e ho intenzione di scoparla selvaggiamente finché non si pentirà di avermi detto tutte quelle cose. Arriviamo alla mia villa, scendo dall'auto e Max si occupa di parcheggiarla in garage. Entro nella villa, Maria, la donna delle pulizie, mi viene incontro. *"Bentornato, signore!" mi dice con un sorriso accogliente.* *"Grazie" dico.* Maria è una donna sulla quarantina che ho assunto come domestica ormai da quasi tre anni. È un'impiegata fedele e svolge molto bene i suoi compiti. *"Ha una visita" mi informa.* Aggrotto le sopracciglia. Non ho appuntamenti con nessuno a casa mia, tanto meno a quest'ora della sera. *"Chi?" chiedo, incuriosito.* *"La signorina Kayla."* Il mio viso si irrigidisce furiosamente. Cosa cerca questa ragazza a casa mia e a quest'ora? E poi, perché le hanno permesso di entrare? Lascio andare un sospiro scontento, poi salgo di corsa in camera mia. Apro la porta, entro e la richiudo dietro di me. La vedo seduta sul mio letto, indossa un mini abito bustier a costine color marrone. Una gamba sull'altra, mi fa un sorriso seducente vedendomi. *"Vattene da qui!" le ordino, freddamente.* Si alza con nonchalance e ancheggia verso di me. La fisso con indifferenza. *"Non me ne andrò finché non avremo parlato" pretende.* Faccio un respiro profondo per non trascinarla fuori di casa. *"Non abbiamo più niente da dirci, Kayla."* *"Ti sbagli, abbiamo molto da dirci."* Mi tolgo la giacca e la getto sul letto, poi vado a versarmi un bicchiere di whisky e torno a sedermi sul divano della camera, fissandola. *"Ti ascolto" le dico.* *"Mi manchi, William, e..."* *"Kayla, vai avanti" la interrompo. "C'era un contratto tra noi, con regole e sanzioni. Non hai rispettato quelle regole, quindi il contratto è rotto, è finita."* Kayla era una delle mie partner sessuali. Avevamo firmato un contratto in cui lei mi sarebbe stata fedele per tutta la durata dell'accordo. Doveva soddisfarmi sessualmente e assecondare le mie fantasie, e doveva anche esserm fedele. Il contratto si fermava lì, ma invece di rispettarlo, lei mi ha tradito. Ho quindi messo fine al contratto, e da allora non smette di perseguitarmi. *"Non ti voglio più come partner, accettalo!" aggiungo, seccamente.* Le mie parole l'hanno ferita, ma cerca di sembrare normale; gira su se stessa, poi si china e si toglie i tacchi che indossava. La osservo attentamente, aspettando di vedere cosa intende fare. Dopo essersi tolta i tacchi, si raddrizza e mi lancia uno sguardo pieno di desiderio. Non le dico ancora nulla, si sfila il mini abito con nonchalance fino a ritrovarsi in perizoma e a seno nudo davanti a me. Devo ammettere che Kayla è quel tipo di donna dal seno tondo e sodo, anche i glutei tondi. Ha un fisico da sogno grazie alla chirurgia plastica. Sì, non è naturale, le sue forme sono artificiali. Si morde violentemente il labbro e lascia sfuggire, di proposito, un gemito. Continuo a osservarla senza dire nulla. *"Mi sono innamorata di te e ti prometto che mi pento amaramente di non aver rispettato certe regole" dice, con voce sensuale.* Kayla avanza con nonchalance verso di me. Si abbassa e si mette a quattro zampe davanti a me, i suoi occhi mi divorano con lo sguardo. Ho avuto diverse partner sessuali, la più recente è Kayla. Non credo nell'amore, per esperienza personale. L'amore forse esiste, ma non è fatto per tutti, e io faccio parte di quelli che non incontreranno mai la propria anima gemella, come la chiamano. Per me l'amore non è che un'illusione concepita per indebolire i forti. E a chi mi dirà il contrario, risponderò semplicemente che è fortunato. *"Scopami, ti prego!"* La fisso in silenzio, mi supplica con lo sguardo. Kayla non mi attira più, non ho più voglia di prenderla in tutte le posizioni esistenti; tuttavia la signorina Miller mi ha fatto arrabbiare. E ho bisogno di scopare per calmarmi. Kayla mi abbassa la cerniera dei pantaloni, poi afferra il mio sesso e lecca lentamente il glande. Comincia a succhiarmi con nonchalance, poi con rapidità, dandomi forti vibrazioni. Le afferro i capelli, incitandola a continuare. Inghiotte il mio pene in bocca e continua a succhiare, io grugnisco di piacere. Lo fa per diversi minuti finché non rilascio il liquido pre-seminale, che lei lecca con la lingua. Poi si rialza e mi sta davanti, io mi tolgo pantaloni e boxer. Sale su di me, afferra il mio sesso e ne inserisce la punta nel suo sesso umido. Mi guarda mordendosi il labbro. Le mie mani afferrano con forza i suoi capezzoli e li stringono. Si solleva leggermente poi mi fa entrare in lei lasciandosi sfuggire un gemito, e comincia a fare lenti movimenti dei fianchi su di me. La sostengo per i fianchi e accelero i suoi movimenti. Geme come una sirena aumentando il ritmo. D'improvviso, intravedo delle ciocche color miele, un viso sottile, labbra arcuate, e mi sorride mordendosi le labbra, rendendola ancora più provocante. La signorina Miller! Chiudo bruscamente gli occhi, poi li riapro e torno alla realtà. È Kayla sulle mie gambe, non la signorina Miller. Una strana sensazione mi pervade, come delusione. La voglia di continuare svanisce, non provo più piacere ma disgusto. Per la prima volta in vita mia, provo disgusto mentre scopo. Tutto perché voglio sentire l'umidità di un'altra donna sul mio sesso. Con un gesto brusco, afferro con forza i fianchi di Kayla, impedendole di muoversi. Resta immobile, lanciandomi uno sguardo confuso. *"Non ho più voglia di continuare" annuncio freddamente; "Scendi da lì e rivestiti!"* Era un ordine, non una trattativa. *"Scusa?"* *"Mi hai capito bene, credo!"* Stava per protestare, ma quando il suo sguardo incrocia il mio, scende senza aggiungere altro. La vedo poi rivestirsi in fretta, lanciandomi occhiate di traverso. Mi rialzo a mia volta, indosso i pantaloni, poi vado ad aprirle la porta della camera, invitandola ad andarsene. Alza gli occhi al cielo, frustrata, poi afferra la borsa e mi passa davanti. *"Non rimettere mai più piede qui, e soprattutto smettila di farti idee su di me. Non mi innamorerò mai di te, non sarò mai tuo" dico con tono duro, poi le chiudo la porta in faccia.*
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD