Capitolo 4

681 Words
4 Camera 3. Le immagini sullo smartphone ruotano di 6 gradi, secondo dopo secondo. Che rottura di coglioni! Rotazione del cazzo! L’Osservatore ha trascorso due notti nella camera 309: quella con la carta da parati scollata, la moquette rigonfia, una finestra bloccata con il fil di ferro. Camera 1. Camera 2. Camera 3. Camera 4. Camera 5... Ma chi cazzo è il secondo morto? Garavello?! Mica l’ha bevuto, lui, il succhino! Da oltre un anno, la 309 non viene assegnata ai clienti. Chiamare le maestranze? Non esiste proprio. Gli operai, come si dice a Venezia, creerebbero disturbo. Chi alloggia a due passi da Piazza San Marco, non vuole sentire trapanamenti, martellate o roba simile. Si fa prima a mettere una croce sulla stanza 309. Tanto non dà sul Canal Grande ed è più piccola delle altre. Si fa prima e meglio. Così L’Osservatore ne ha approfittato. Certo, è stato un azzardo trascorrere lì tre giorni e due notti. Ma L’Osservatore non bada a come farebbero gli altri. Comunque, la prossima mossa sarà tagliare la corda. Ci vorranno ancora quattro, massimo sei ore. Porterà con sé lo smartphone, gli auricolari, il caricabatterie, gli avanzi di cracker, le prugne secche denocciolate. Più cinque bottigliette di succhi al mirtillo: i succhi buoni, quelli che alle sei del mattino ha sostituito con altrettanti identici. Apparentemente. Di suo, nella 309, non rimarrà niente. Camera 3. Che palle… L’Osservatore ruota lo smartphone, secondo dopo secondo. A tratti resta indietro con la rotazione. A tratti, la anticipa girando l’iPhone più di 6 gradi. Che due coglioni megagalattici! I poliziotti della scientifica entrano nella hall. Indossano bianche tute integrali. Vengono spiati dall’orologio a parete. Una microcamera è nascosta nel perno delle lancette. L’energia per raccogliere e trasmettere i dati è fornita dalla stessa pila che fa vibrare il quarzo. Gli altri dispositivi sparsi in giro, invece, funzionano a energia solare. Basta un filo di luce e si attivano automaticamente. Uno degli agenti in tuta afferra la trasmittente e dà il via libera al resto della squadra: «Okay». Nell’Hotel Levante entrano altri due uomini. Più una donna. Vestono in borghese. Si fa avanti Antonio Procaccioni, sbucato con cautela dalla sua tana alcolica. «Dove sono i cadaveri?», gli chiede la donna. «Nell’ufficio», indica il barman. «Prima andiamo noi», dice la scientifica. Camera 1. Gli agenti in tuta bianca entrano nella direzione dell’hotel. Cominciano a settacciare l’ufficio. Cercate, cercate… Tanto, io non ho lasciato neppure mezza impronta. Non sfiorano neanche la Garkel. Che cazzoni… All’Osservatore, basta e avanza che lascino la penna-telecamera al proprio posto. Camera 2. La dottoressa e i due uomini in borghese si spostano davanti alla porta dell’ufficio. Camera 2 è appoggiata sul tavolo della reception. Apparentemente, è una penna di discreta qualità, marchiata Nerdsson. «Fellini dovrebbe essere già qui. Ma quanto ci mette?», chiede la donna. «Avrà trovato traffico sul Canal Grande». Ad aver parlato è l’uomo più giovane. Un tipo dalla faccia lunga, immusonito. Prende la parola l’altro in borghese: «Buona questa, Franco. Occupiamoci della routine, mentre attendiamo». Quest’ultimo ha la faccia rotonda, pochi capelli mal distribuiti. Ed è parecchio sovrappeso. Camera 3. ’Sta rotazione del cazzo… Che due coglioni! Il musone esce dall’albergo. Va al motoscafo. Torna munito di una valigetta. L’appoggia sul tavolino della hall, sopra un piccolo libro. Sai che quel libretto potrebbe interessarti, Franco? Ce n’è uno uguale, sulla scrivania dell’ufficio... Zoom sull’ispettore dalla faccia lunga. Non mi sembri molto portato per i sorrisi. E pensare che poco fa ti sei esibito in una splendida battuta… All’Osservatore, tutta quella serietà fa venir voglia di ridere. Franco, dimmi un po’… Ma tu, te lo sei mai fatto un selfie? Camera 2. Uno degli agenti della scientifica dice dall’ufficio: «Può entrare, dottoressa Paoletti! Carlo, venga anche lei». «No, io aspetto il commissario». Il medico passa a fatica, strisciando i seni tra lo stipite e la porta. Camera 1. Che espressione triste, dottoressa Paoletti! Non te ne dovrebbe fregare niente, di quei poveri cristi… Non sei professionale, se fai così… Yaun… L’Osservatore sbadiglia. Si stende a letto. Continua a fissare l’iPhone. Tocca Mosaic per vedere le dodici telecamere in contemporanea. Attraverso gli auricolari, ascolta le voci di tutto l’albergo. Cazzo, che sonno… No, non devo addormentarmi… Si alza in piedi. Va alla scrivania. Tiene gli occhi incollati allo smartphone. Ci vorrebbe un caffè… Mette in bocca una prugna secca. Masticare tiene svegli, dai… Due minuti dopo, dorme con la testa riversa sul tavolo.
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