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9 giugno. Sul cruscotto, l’orologio passa dalle 9.52 alle 9.53.
Sono seduto nella mia Peugeot 407 SW scura. Non ho ancora messo in moto.
Il cellulare prende a suonare.
Lascio cadere le chiavi sul posto del passeggero. Afferro il Nokia dal taschino della giacca. Guardo lo schermo; capisco che darò buca al barbiere.
«Pronto?».
«Buongiorno, dottor Fellini. All’Hotel Levante, due bei cadaveri l’aspettano con ansia».
«Buongiorno Cerón. Ma… è davvero sicuro che aspettino me?».
«Sono ancora caldi! Cosa vuole di più dalla vita?».
Già. Cosa potrei volere di più?
«Per cortesia, Livio, mandi qualcuno a prendermi al Ponte di Calatrava, riva sinistra».
«Ho già provveduto, commissario».
«E come sapeva che io…».
«Una moglie sveglia sa sempre dove scovare il marito».
«Ha chiamato a casa mia, insomma».
«Eseguo gli ordini, commissario. Sa quanto ci tiene il beneamato questore…».
«Lo so. Lo so eccome».
Chiudo la telefonata. Infilo il cellulare nel taschino.
Beneamato un corno.
Afferro le chiavi. Scendo dalla macchina.
Riapro la portiera: a momenti dimenticavo le Chesterfield.
Prendo l’ascensore. Esco dal parcheggio.
Automobili, corriere, moto… Tutti in fila per entrare nel multipiano.
Ogni giorno lo stesso assalto. Nel fine settimana, poi, i turisti si moltiplicano per dieci. Oggi è venerdì: la marea umana comincia a montare.
A passi svelti, taglio il piazzale.
Ecco il Canal Grande. E il motoscafo della questura.
M’imbarco.
L’agente Pischedda dà gas prima che io mi sieda.
«Porco diavolo, Nunzio! Vuol farmi volare in acqua?!».
«Scusi commissario! Devo ancora prenderci mano: fino a un mese fa, io non avevo mai pilotato un motoscafo».
Si vede, penso.
Passo il pacchetto da una mano all’altra. Ho acceso una sigaretta dopo colazione. Che voglia di fumarne un’altra…
No.
Se mi concedo una bionda, torno in prima pagina.
PAGATO PER FUMARE?
Un mese fa, il quotidiano “Venezia Notizie” uscì con ’sto titolone. Corredato di foto esplicative.
Nella più grande ero attorniato da poliziotti in divisa. Ne fissavo uno, soffiando in aria un bel cono di fumo. Nelle più piccole, guardavo il cielo con la sigaretta agli sgoccioli. Come sfondo, c’erano la basilica e il campanile di San Marco. Mancava soltanto la scritta “Baci da Venezia” per farne belle cartoline.
Di conseguenza, il questore mi convocò nel suo ufficio. Aveva una copia di VN sulla scrivania.
«Si controlli, commissario!», fu il “buongiorno”. «Lei è un poliziotto! Lo Stato non la paga di certo per dare all’utenza quest’impressione di sciatteria!».
«Sempre meglio della tua antipatia», ebbi il coraggio di ribattere, tenendo testa ai suoi occhietti maligni.
Quella sera, mia moglie mi obbligò a tornare sulla retta via.
Prima di scodellare i fasòi in potacín, il piatto veneto che le viene meglio, Dora Patruno mi estorse la seguente promessa: «Domani vado dal questore e gli presento le scuse!».
Ebbene, la mattina seguente Egisto Badalamenti mi perdonò. Con la condizionale: «Sanzione disciplinare doppia, alla prossima sigaretta».
Seduto sul motoscafo malgovernato da Nunzio Pischedda, guardo la confezioncina bianca e rossa di Chesterfield.
Bionde.
Diciannove belle bionde. Chiuse nel pacchetto.
Non tentatemi, accidenti, sennò qua va a finire male!
Mi concentro sulla scritta Il fumo causa il cancro alla bocca e alla gola.
Da un pezzo non leggo più Il fumo invecchia la pelle.
Immagino che il Ministero della Salute abbia fatto i dovuti sondaggi, prima di cassare quello spauracchio. I dirigenti ministeriali devono essersi concentrati per giorni su raffiche di slide, piene di grafici e numeri.
Ed ecco il responso: ai fumatori non gliene importa un fico secco dello splendore della pelle.
Cerco il mio volto nello specchietto retrovisore: vedo un quarantanovenne niente male. Capelli castano scuro, sul lungo, ribelli a tutti gli ordini. Occhi scuri. Zampe di gallina. Piccole borse sotto gli occhi. Una vaga somiglianza con Che Guevara.
No, l’epidermide non sembra prossima al disfacimento.
Sbarro gli occhi: in un angolo dello specchio sta andando in scena un… doppio salto mortale e mezzo indietro con un avvitamento e mezzo carpiato!
«Nunzio!!».