CAPITOLO 2

1220 Words
CAPITOLO 2: "Gli sguardi di traverso" Tre anni fa. La notte si stende come un velluto nero sulle colline della costa orientale. Il castello dei Donovan brilla ancora di mille luci, ma gli invitati sono scivolati via uno a uno, come fantasmi stanchi. Solo pochi intimi sono rimasti, seduti nella sala da pranzo principale, intorno a un tavolo così lungo che ci si potrebbe ballare sopra. Liana è seduta alla destra di Kaël. Le sue dita sfiorano il suo avambraccio, tracciando cerchi invisibili sul tessuto del suo abito. Lui si è tolto la giacca, rimboccato le maniche, rivelando gli avambracci muscolosi. Lei adora guardarlo così, rilassato, quasi vulnerabile. «Hai fame?» le chiede. «Di te, sempre.» Lui ride. Una risata calda, profonda, che fa vibrare il suo petto contro la sua spalla. «Abbiamo tutta la notte, moglie mia.» La parola moglie fa nascere un brivido nel suo ventre. «Mi piace quando lo dici.» «Cosa?» «Moglie mia.» Lui posa la mano sulla sua coscia, sotto il tavolo, e stringe dolcemente. «Moglie mia,» ripete, la voce bassa. «Moglie mia, moglie mia, moglie mia.» Lei ridacchia come un'adolescente. Si sente leggera, ebbra di felicità e champagne. Ma nei suoi momenti di lucidità, osserva. Osserva la famiglia Donovan. Eleanor Donovan troneggia all'altro capo del tavolo, dritta come un palo. Il suo abito Chanel nero è così perfetto che sembra cucito addosso a lei. I suoi capelli argentati, impeccabilmente pettinati, catturano la luce dei lampadari. Sorride – sorride sempre – ma i suoi occhi sono due lame di ghiaccio. Guarda Liana come si guarda un insetto. Con disgusto. Liana ci è abituata. Eleanor non l'ha mai amata. La trovava troppo ordinaria, troppo modesta, non abbastanza per suo figlio. Le aveva detto un giorno, durante una cena di famiglia: "Sei una bella ragazza, Liana. Ma la bellezza non basta per essere una Donovan. Ci vuole carattere. Sangue. Tu non hai niente di tutto questo." Liana aveva sorriso. «Ho l'amore di suo figlio. Questo basta.» Eleanor non aveva risposto. Ma i suoi occhi avevano promesso una guerra fredda. Questa sera, la guerra è sospesa. Perché le telecamere sono lì. Perché i giornali parleranno di questo matrimonio per settimane. Eleanor Donovan non lascerà che nulla rovini l'immagine perfetta della famiglia perfetta. Così sorride. Ma Liana vede. Liana vede tutto. Sébastien Donovan è seduto di fronte a lei. È il fratello maggiore di Kaël, di sette anni più grande. Alto, magro, con gli stessi capelli biondi ma occhi scuri, quasi neri. È bello – indubbiamente bello – ma c'è qualcosa di storto nella sua bellezza. Un'asimmetria. Una piega amara all'angolo delle labbra. Un bagliore di disprezzo nello sguardo. La osserva. La osserva dall'inizio della serata. Liana sente i suoi occhi su di lei come una mano gelida. Distoglie lo sguardo, si concentra su Kaël, sulla sua mano calda sulla sua coscia. Ma gli occhi di Sébastien la seguono, persistenti, insistenti. «Complimenti,» dice all'improvviso, la sua voce dolce come veleno. «Sei magnifica, Liana. Davvero.» Lei sorride educatamente. «Grazie, Sébastien.» «È interessante,» prosegue. «Hai ottenuto in pochi mesi ciò che nessuno era riuscito a ottenere in anni. Hai conquistato il cuore di mio fratello. Come hai fatto?» Kaël si irrigidisce accanto a lei. «Sébastien, basta.» «Faccio solo una domanda, fratellino. Curiosità professionale.» Sébastien è il direttore finanziario dell'impero Donovan. È brillante, spietato, e tutti sanno che brama il posto di suo padre. Non ha mai sopportato che Kaël, il figlio cadetto, fosse il preferito di William. Kaël stringe la coscia di Liana, come per proteggerla. «Non hai niente da fare qui, Sébastien. Vai a dormire.» «Oh, andrò a dormire, non preoccuparti. Ma prima...» Si alza, prende il bicchiere di whisky e fa il giro del tavolo. Si ferma dietro Liana, così vicino che lei sente il suo profumo – un misto di legno di sandalo e tabacco freddo. Si china al suo orecchio. «Stai attenta, Liana. La famiglia Donovan è un campo minato. E tu ci sei appena entrata, a occhi chiusi.» Si allontana ridendo. Kaël si alza, pronto a battersi. Ma Liana posa la mano sul suo braccio. «Lascia. Non merita la tua rabbia.» «Non ha il diritto di parlarti così.» «È solo una parola, Kaël. Una parola non può farmi male.» Non sa ancora quanto si sbagli. Più tardi, in giardino, Liana ritrova Chloé. Chloé Reid, la sua migliore amica dall'università. Bruna, affascinante, con quel sorriso predatorio che fa sciogliere gli uomini. È l'unica ad aver sostenuto Liana contro Eleanor. L'unica a dirle: "Prendi ciò che vuoi, Liana. Te lo meriti." Chloè è sdraiata su una sedia a sdraio, un bicchiere di rosé in mano. Alza gli occhi quando Liana si avvicina. «Allora, la sposa? Felice?» «Più di tutto.» Chloé ride. Una risata leggera, cristallina. «Sei troppo carina. Hai quello sguardo... sai, quello delle persone che credono ancora alla felicità.» «Non devo crederci. La vivo.» Chloé la guarda. A lungo. I suoi occhi sono strani, come attraversati da un'ombra. «Hai ragione,» dice infine. «Vivila. Vivila anche per me.» Liana si siede accanto a lei. «Perché dici così?» «Perché forse non avrò mai quello che hai tu. L'amore. La sicurezza. Una famiglia.» «Li avrai, Chloé. Te lo prometto.» Chloé sorride. Ma il suo sorriso è diverso. Ha un sapore di menzogna. «Grazie, Liana. Sei la migliore amica che abbia mai avuto.» Lei non sa che Chloé ha appena ricevuto un messaggio. "Tutto procede come previsto. Continua a farle fiducia. Non sospetta nulla. Tra tre anni non avrà più nulla. E tu avrai tutto ciò che meriti." Chloé aveva ridacchiato. Aveva cancellato il messaggio. Aveva sorriso a Liana. E aveva pensato: "Povera ingenua." Liana non vede Chloé cancellare il telefono. Non vede nemmeno l'invitato misterioso che osserva la festa dall'ombra, un bicchiere di whisky in mano, un sorriso strano sulle labbra. Non vede nulla. È troppo felice. È troppo innamorata. È troppo cieca. Così torna al tavolo, prende la mano di Kaël, e si lascia trasportare dalla magia della notte. «Balliamo?» chiede. «Balliamo.» La prende tra le braccia. La musica, dolce e languida, li avvolge come una promessa. La sala da ballo è vuota. Le luci sono soffuse. Sono soli. Lui posa le labbra sul suo collo. «Ho voglia di te,» mormora. «Qui?» «Qui. Ora.» «Ci sono le telecamere, Kaël.» «Non mi importa.» La bacia. Un bacio profondo, quasi brutale, che le toglie il fiato. Lei sente le sue mani scivolare sui suoi fianchi, sollevarla, portarla fino al buffet. Lui fa cadere una coppa di champagne. Si frantuma in mille pezzi sul marmo. Nessuno viene. Sono soli. La adagia sul tavolo, solleva la sua gonna, e la possiede con una furia silenziosa. Lei morde la sua spalla per non gridare. Lui nasconde il viso tra i suoi capelli per non urlare. I loro corpi si scontrano come onde. Dolore e piacere si mescolano. Lei è sua. Lui è suo. Per sempre. Quando hanno finito, restano abbracciati, senza fiato. «Ti amo,» dice lui. «Ti amerò sempre,» risponde lei. Lei non sa che la loro storia durerà solo tre anni. Non sa che un giorno lui le volterà le spalle. Non sa che, nell'ombra, Sébastien li ha visti. Ha sorriso. Ha preso il telefono. Ha inviato un messaggio a suo padre: "Fase 1 completata. Lei è in famiglia. Ora distruggiamola." Liana non sa nulla. È felice. È cieca. E pagherà cara la sua felicità.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD