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1305 Words
2 «Non stavo cercando nessuno finché non sei arrivato tu, a regalarmi i momenti migliori della mia vita.» Jennifer Lopez Quando i miei occhi s’incrociarono per la prima volta con quelli di lui, mi sentii come se avessi perso il cuore. Era come se fossi una di quelle ragazzine dei romanzi che amavo, ma che leggevo di nascosto, perché mio padre riteneva non essere il tipo giusto di lettura per una persona così giovane. Quel bel ragazzo doveva solo fissarmi per essere sicura che fosse l’uomo che avevo aspettato per tutta la vita, anche se non lo sapevo. Il mio cuore accelerava di più, le mie mani sudavano e il respiro iniziò a mancarmi. Rimasi lì in mezzo al giardino, senza sapere cosa fare mentre lui mi guardava. Poi sorrise e sentii il mio viso caldo. Non avevo mai avuto un ragazzo e non ero mai stata oggetto di attenzioni da parte di qualcuno, quindi non sapevo nemmeno come comportarmi. Mi guardai intorno, cercando di capire se quel sorriso fosse veramente rivolto a me. Quando lo guardai di nuovo, il suo sorriso era ancora più ampio e aveva un’espressione giocosa sul volto. Fece un gesto con la testa, mormorò un saluto e mi sentii arrossire ancora di più. Gli sorrisi di rimando, goffamente, e, prima che avessi la possibilità di rispondere, sentii un paio di mani sulle mie spalle. «Oh, ragazza! Finalmente sei venuta in giardino. Pensavo che non saresti mai uscita da casa. È arrivato Breno,» si lamentò Paula, gettandosi i lunghi capelli castani sulle spalle e sorridendo nella stessa direzione in cui stavo guardando io negli ultimi minuti. «Uhm.» mormorai, chiedendomi chi fosse Breno. Mi piaceva Paula. Era mia amica, praticamente la mia unica amica, ma in certi momenti mi faceva sentire come se fossi una stupida. Sì, ero inesperta. E poiché aveva baciato un ragazzo del liceo, pensava di essere molto più intelligente e vivace di me, e spesso, soprattutto quando si trattava di ragazzi, mi rivolgeva uno sguardo condiscendente che non mi piaceva. Mi strinse la mano come se stesse respingendo le mie scuse. «Dai, andiamo lì,» disse lei, impaziente e tirandomi. Attraversammo il giardino e lei cominciò ad avvicinarsi al ragazzo con cui avevo scambiato degli sguardi. Il giovane stava parlando con altri due ragazzi che non conoscevo oltre a Patrick, il fratello di Paula. «Breno, non posso credere che tu sia qui,» disse Paula con un lieve sorriso mentre metteva le braccia intorno al collo del ragazzo. Vedendola che lo abbracciava, provai un misto di delusione e tristezza, perché scoprii che era interessata proprio a chi aveva suscitato in me quella confusione di sentimenti. Il giovane la guardò e sorrise senza dire nulla. Poi i suoi occhi si rivolsero verso di me e brillarono in un modo diverso. «Non ci presenti la tua amica?» chiese lui e la sua voce roca mi fece venire i brividi sulla pelle. Senza lasciarlo, Paula mi guardò rivolgendomi una smorfia, come se mi mandasse una specie di avvertimento. «Ehm, questa è Claretta,» Paula usò il mio soprannome, sapendo che lo detestavo, perché mi faceva sentire come se fossi ancora una bambina. Breno riuscì ad allontanarsi da lei delicatamente e si avvicinò a me. I suoi occhi s’incollarono ai miei e sentii le mie gambe tremare ancora di più. «La piccola Clara? » chiese lui, inarcando il sopracciglio. «Ehm… Uhm... Clara» balbettai, sentendo le mie guance diventare calde. Lui sorrise e mi prese la mano. «Oh, che bel nome. Clara,» mormorò come se stesse provando l’effetto del mio nome sulle sue labbra. Poi mi baciò la mano. «Vuoi ballare con me?» La domanda mi lasciò stupita e non sapevo come comportarmi. Non mi aspettavo che mi chiedesse di ballare. Rimasi immobile, guardandolo e chiedendomi cosa avrei dovuto rispondere. «Giuro che non mordo,» disse dolcemente, avvicinandosi un po’ di più a me. «A meno che tu non lo chieda,» aggiunse ridendo, e sentii il mio viso diventare ancora più caldo. Prima che potessi trovare le parole e formare una frase, tenendomi ancora per mano, mi condusse verso il gazebo che era stato trasformato in una pista da ballo. Il gruppo ingaggiato dai miei genitori iniziò a suonare Kiss Me, del gruppo Sixpence None the Richer, nel momento in cui salimmo sul gazebo. Breno sorrise, ascoltando quella musica romantica. Senza lasciare la mia mano per un secondo, mi tirò a sé e avvolse la mia vita con il suo braccio libero. Il suo corpo era caldo e sodo e profumava di menta. Quando iniziammo a muoverci al ritmo di una melodia dolce, sentii il mio corpo rilassarsi contro il suo. Appoggiò il mento sulla mia testa e continuò ad abbracciarmi, facendomi sentire il suo calore e stranamente protetta tra le sue braccia, come se niente e nessuno potesse farmi del male accanto a lui. «Clara...» mormorò, scostandosi quel tanto che bastava per guardarmi. Alzai lo sguardo per affrontarlo e lui sorrise. «Wow... Sei la ragazza più bella che abbia mai visto. Sembri un angelo, lo sai?» Il suo tono di voce era così basso che se non lo avessi fissato, forse non sarei riuscita a capire le sue parole. «Grazie,» mormorai e distolsi lo sguardo, sentendo il mio viso avvampare di nuovo. «Quanti anni hai?» mi chiese senza perdere il ritmo. Breno aveva una bella postura, forse a causa dell’addestramento militare. «Sedici. Ne compirò diciassette tra qualche settimana,» risposi e lui sorrise. Una delle sue mani sfiorò il mio viso e il suo indice accarezzò la mia guancia. «Quando compirai diciotto anni, ci sposeremo,» disse ed io sgranai gli occhi, stupefatta. Ci conoscevamo appena e già parlava di matrimonio? Che cosa stava succedendo? «Non ho intenzione di dare a un altro ragazzo la possibilità di portarti via da me,» disse e rise. «E dopo che ti sarai laureata, avremo il nostro primo bambino. Sono sicuro che sarà un maschietto.» «Tu sei pazzo.» Le parole uscirono dalle mie labbra prima che potessi trattenerle e risi. «No, non sono pazzo. Sono diventato pazzo di te quando ti ho visto camminare in giardino. Ma aspetterò, Clara. Ne vale la pena,» rispose, facendomi l’occhiolino. «Scusa, Breno,» mormorai, goffamente. «Non sono come le ragazze con cui sei abituato a uscire...» «Lo so. So che sei una ragazza speciale...» Il suo braccio mi avvolse più saldamente e mi baciò sulla testa. «Mi dispiace. Sono stato troppo frettoloso.» Sospirò. «Voglio avere la possibilità di conoscerti meglio, Clara... Senti, passo più tempo in caserma che a casa. Non sono un tipo da feste, al contrario. Tu sei una ragazza nuova, forse non sei ancora uscita con qualcuno. Voglio solo un’occasione per conoscerci meglio. Che cosa ne pensi?» Mi sollevò il mento con un dito in modo che potessi guardarlo. «Per favore, Clara. Permettimi di conoscerti meglio,» chiese, mormorando. «Paula è interessata a te.» Sembrava che vicino a lui non riuscissi a tenere la lingua a freno. Sapevo che la mia amica mi avrebbe odiato per averglielo detto. Ma stavo provando qualcosa di molto intenso per lui e non volevo ferirla rubandole l’opportunità di stare con il ragazzo che m’interessava. «Te lo prometto; le parlerò e le dirò che non sono interessato a lei. Non riesco a spiegarlo, Clara, ma mi hai davvero incasinato.» Distolsi lo sguardo, senza sapere cosa dire. Aveva incasinato anche me. Bastava guardarlo una volta e mi perdevo in un turbine di sentimenti. «Sono in vacanza fino alla fine del mese. Posso chiedere il permesso ai tuoi genitori di uscire insieme e conoscerci meglio?» chiese, eccitato. Lo guardai con curiosità, non sapendo cosa pensare di quell’atteggiamento. Un ragazzo come lui, che si comportava in modo così cavalleresco e che andava a chiedere il permesso ai miei genitori era qualcosa che non mi sarei mai aspettata. «Va bene.» Sussurrai e sorrisi, sentendo dentro di me che quella era la risposta giusta.
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