3«Il vero uomo non è quello che conquista diverse donne, ma quello che conquista la stessa più volte.»
Autore sconosciuto
Erano passati solo venti giorni. E quei giorni indimenticabili ebbero il potere di cambiare la mia vita. Durante quel periodo, Breno venne a trovarmi ogni giorno. Portava fiori per mia madre e parlava con mio padre. Passavamo ore a parlare sul portico di casa, con le sue dita intrecciate alle mie. A volte mi portava al cinema e poi a cena. Furono i venti giorni più belli della mia vita. Ero follemente innamorata di lui e quando non stavamo insieme, sognavo di essere al suo fianco.
Arrivarono il mio compleanno e anche l’ultimo giorno in cui saremmo stati insieme prima del suo ritorno all’Accademia Navale. A ventuno anni, Breno stava per diplomarsi con lode prima di prendere servizio in qualche caserma del paese. Allo stesso tempo, mentre ero felice, il mio cuore si stringeva, spaventata da quello che sarebbe successo da quel momento in poi. Dopo il diploma poteva essere trasferito in una base militare lontano di casa, il che poteva significare la fine della nostra relazione appena iniziata.
Non volli festeggiare. Preferii cenare con la mia famiglia, alla presenza degli amici più cari di Breno, naturalmente. Lui rimase accanto a me tutto il tempo mentre parlavamo con gli ospiti. Durante la cena, si sedette davanti a me e non smise di guardarmi e di sorridere. Poi, poco prima del dolce, si alzò, colpì leggermente con la forchetta il bicchiere di vino per attirare l’attenzione di tutti i presenti, fece un segno con la testa e cominciò a parlare.
«Beh, oggi è un giorno molto speciale, perché è il compleanno di Clara. Devo dire che non ho mai incontrato nessuno come lei: dolce, gentile e premurosa. Una ragazza davvero speciale.» Mi guardò negli occhi e continuò. «Domani tornerò in accademia ma, prima di andare, vorrei esprimere un desiderio. Ho parlato con i suoi genitori e sono d’accordo, ma ho bisogno che lei mi faccia il regalo che desidero tanto, anche se è il suo compleanno.» Tutti risero. Il mio stomaco era nervoso per l’attesa. «Clara, mi sono innamorato di te nel momento in cui i nostri occhi si sono incontrati. Non credevo all’amore a prima vista, ma so che è esattamente quello che è successo. Vuoi essere la mia fidanzata?»
Mi portai le mani alla bocca, davvero sorpresa. I miei occhi si riempirono di lacrime, sentendo la felicità esplodere dentro di me. Come lui, mi ero innamorata perdutamente con quel primo sguardo. Annuii, accettando, e lui girò intorno al tavolo, s’inginocchiò accanto alla mia sedia e tirò fuori qualcosa dalla tasca.
«Questo medaglione è un regalo, così non mi dimenticherai mentre sarò lontano.» Tirò fuori dalla tasca una vecchia collana d’argento, aprì il piccolo fermaglio e dentro c’era una nostra foto. «Domani parto, ma tornerò da te,» sussurrò, mettendomi la collana al collo, baciandomi la testa e poi le labbra.
Fu un bacio veloce, quasi uno sfiorarsi di labbra, che mi rubò il respiro. Si allontanò e sorridemmo.
«Signore e signori, la mia fidanzata,» disse ridendo e m’indicò.
Tutti al tavolo applaudirono, ma una persona mi sorprese con il suo sguardo arrabbiato. Paula sapeva che Breno aveva cercato di conoscermi meglio. Mi aveva anche parlato, dicendomi che dovevo stare attenta, che lui era un uomo esperto ed io una ragazza sciocca, ma non aveva mostrato alcun malumore. Quando parlammo, le chiesi se fosse stata turbata e lei negò subito. Disse che era felice per me e che aveva già perso interesse per lui. Guardò Breno con rabbia, ma quando si accorse che lui la stava guardando, la sua espressione cambiò e sorrise.
Mi sto immaginando le cose? Mi chiesi, stordita dalla trasformazione della sua espressione.
La notte continuò senza eventi strani. Dopo che tutti se ne furono andati, io e Breno ci sedemmo sulla veranda sul retro. Mise un braccio intorno alle mie spalle.
«Ti è piaciuta la serata?,» chiese.
«Mi è piaciuta molto,» risposi, portando la mano al medaglione. Si sedette sulla sedia, mi prese le mani e disse:
«Clara, domani parto, ma tornerò per Natale. Fino allora, ci scambieremo delle lettere e quando potrò, ti chiamerò.» Mi accarezzò la guancia con un dito. «Prometti che non mi dimenticherai?»
«Oh, Breno.» Lo guardai. «Come potrò dimenticarti se il mio cuore già sente la tua mancanza?»
Sorrise, soddisfatto della mia risposta e finalmente mi baciò.
I giorni passarono veloci, ma allo stesso tempo lenti. Non vedevo l’ora che arrivasse Natale e che Breno tornasse a casa. Era incredibile come in così poco tempo fosse diventato così importante per me. Ci scambiavamo lettere ogni settimana e lui mi chiamava quasi ogni giorno. Quella settimana avevo appena ricevuto la lettera e stavo ancora sospirando tenendola tra le mani, sperando che il tempo volasse come la coda di una cometa e che finalmente tornasse da me.
Amore mio,
Tra una settimana, dopo che avrai ricevuto questa lettera, saremo di nuovo insieme. Non posso crederci. Mi manchi così tanto che quasi mi fa male.
Sarò in vacanza a casa per 30 giorni e spero che avremo l’opportunità di trascorrere tutto questo tempo insieme. Quando sarò lì, ti porterò a fare un picnic in riva al fiume. Voglio avere la possibilità di vedere i tuoi capelli chiari brillare di nuovo alla luce del sole.
Adoro l’ultima foto che mi hai mandato. Sei bellissima e non vedo l’ora di abbracciarti e sentire il tuo profumo che mi avvolge.
So che stiamo insieme da poco tempo, ma ti sei guadagnata un posto speciale nel mio cuore. Un posto che non sapevo nemmeno esistesse.
Ti amo, mio bel fiore.
Il tuo,
Breno.
«Che cosa nascondi lì, piccola Clara?» Paula si avvicinò a me da dietro, spaventandomi.
«Oh, niente,» risposi, nascondendo la lettera di Breno.
«Che cosa è quel pezzo di carta?» chiese, strappandomi il foglio dalla mano. «Bene, bene, una piccola lettera d’amore. Sei così infantile, piccola Clarita.»
«Paula, per favore, restituiscimi la mia lettera,» chiesi con rabbia e lei rise con un’aria dissoluta.
«Quante sciocchezze. Voglio vedere tra qualche mese, quando lui sarà stufo di questa piccola dolcezza e vorrà andare avanti nella relazione, se tu cadrai nel suo discorso.»
«Il nostro rapporto non è così, Paula,» protestai, incrociando le braccia e ansimando. La mia amica aveva cercato deliberatamente di infastidirmi facendo commenti sgradevoli come quello in vari momenti.
«È un uomo, piccola Clara,» rise, guardandomi dall’alto in basso. «E tu sei solo una ragazza sciocca e ingenua.»
«Dammi la lettera, Paula,» le chiesi di nuovo, cercando di tenere il respiro sotto controllo. Lei guardò il foglio poi me e rise. Cercai di strapparglielo di mano, ma lei non lasciò la presa e accadde l’inevitabile: la lettera si strappò.
«Ops!» mormorò, senza un briciolo di pentimento. Il pezzo di carta che era nelle sue mani cadde a terra mentre l’altra parte rimase nella mia mano. «Questa carta è fragile e usa e getta come te, piccola Clara.»
«Perché sei cattiva con me, Paula?» le domandai, incapace di credere che la persona che consideravo la mia migliore amica potesse trattarmi in quel modo.
«Cattiva?» Paula portò la mano sinistra sul fianco e inarcò un sopracciglio. «No, piccola. Sto solo cercando di proteggerti da una delusione annunciata.»
Osservò la mia espressione triste e si mise a ridere.
«Ti spezzerà il cuore e ne calpesterà i frammenti. Poi non dire che non ti avevo avvertito,» disse e se ne andò, lasciandomi sola.
Mi abbassai per prendere il pezzo della lettera che era sul pavimento e vidi le ultime parole:
«Ti sei guadagnata un posto speciale nel mio cuore.»
Asciugai le lacrime e, tenendo il foglio tra le mani, calmai il mio cuore, pensando che anche Breno aveva conquistato uno spazio speciale nel mio cuore e non avrei permesso a niente e a nessuno di rovinare la nostra felicità.
Era quasi Natale. Tutte le case del quartiere erano decorate per le feste, un festival di luci e suoni in tutta la città. Guardai fuori dal finestrino dell’auto, vidi il cielo stellato e non potei trattenere il sorriso.
«Un penny per i tuoi pensieri,» scherzò Breno ed io gli sorrisi di rimando.
«Oh, non valgono così tanto,» sospirai e tornai a fissare di nuovo il cielo. «Sono felice perché la serata è bella e andremo insieme alla festa del circolo nautico.»
Breno allungò il braccio verso di me, guidando con una sola mano e intrecciò le sue dita nelle mie. Sentii un calore impadronirsi del mio corpo e fui sicura che le mie guance fossero diventate rosse. Amavo stare con Breno e dentro di me sapevo di amarlo. Tirò la mia mano verso di sé, la baciò con affetto, la appoggiò sulle mie ginocchia e rivolse la sua attenzione alla strada. Era bellissimo nell’uniforme di gala. I suoi capelli sembravano molto più corti dell’ultima volta che c’eravamo visti e non c’era ombra di barba sul suo bel viso.
Era il giorno del gala del circolo nautico ed io indossavo un bellissimo abito lungo, un regalo di mia madre. Era blu turchese. Il corpetto stretto e il ricamo in vita si aprivano in una lunga gonna di chiffon. I miei capelli lunghi erano sciolti e cadevano in onde perfette dietro la schiena. Mi sentivo come Cenerentola in persona sulla via del ballo, accompagnata dal principe azzurro, e Breno ci tenne a farmi sapere che pensava la stessa cosa.
Finalmente arrivammo alla festa e tutto era ancora più bello di quanto mi aspettassi. Il salone era completamente illuminato con le luci di Natale e gli invitati indossavano i loro abiti migliori. Breno passò la serata al mio fianco, presentandomi a tutti come la sua fidanzata e, devo confessarlo, il mio cuore batteva sempre più forte ogni volta che lo diceva.
Cenammo, parlammo, ballammo e interagimmo con molte persone. C’era anche Paula con suo fratello, ma dall’incidente della lettera non avevamo più parlato. Non dissi nulla a Breno. Quando mi chiese se volevo che Paula venisse alla festa con noi, trovai una scusa, troppo imbarazzata per affermare la verità.
Era quasi mezzanotte quando Breno notò un amico che era appena arrivato. Colsi l’occasione e andai in bagno mentre lui parlava con il ragazzo. Dopo aver usato il bagno ed essermi rinfrescata, sono uscita nel salone per cercarlo. Non era più, dove lo avevo lasciato, così mi guardai intorno per cercarlo, quando una ragazza si fermò accanto a me.
«Stai cercando il ragazzo che è venuto con te?» chiese la giovane, sorridendo.
«Sì, sono andata in bagno e ho finito per perderlo.» Sorrisi di rimando.
«È uscito sul balcone. Probabilmente è lì a parlare con qualcuno.» La giovane m’indicò la strada.
La ringraziai e mi avviai, sorridendo qua e là alle persone che incontravo e che mi passavano accanto. Afferrai la porta del portico e la aprii lentamente. La scena di fronte a me mi fece sobbalzare: Breno dava le spalle alla porta, sul balcone non c’era nessun altro. La sua unica compagnia era una donna che lo stava abbracciando. Lui era troppo alto, il che m’impediva di vedere chi fosse la giovane. Lei disse qualcosa che non riuscii a sentire e il mio cuore iniziò a correre, le mie mani a tremare e il mio respiro ad ansimare. Che cosa stava succedendo laggiù?
Breno le teneva la vita. Stavo per rientrare nel salone, pensando a come tornare a casa dopo quel fiasco, quando lui la allontanò e vidi muoversi la gonna di un vestito rosso: Paula.
«A cosa stai pensando, Paula?» le urlò Breno, allontanandosi. «Ti ho detto che non voglio avere niente a che fare con te.»
«Oh, Breno, posso darti molto di più della noiosa piccola Clara.» Lei gli si avvicinò di nuovo e cercò di toccarlo, ma lui le prese fermamente la mano, fermandola.
«Paula, questa è l’ultima volta che ne parlo. Se non la smetti, sarò costretto a parlare con i tuoi genitori. Clara è la mia fidanzata e sono innamorato di lei. Punto. Non m’interessa quello che hai da offrire. Non voglio. Quindi, smettila di giocare alla donna fatale, perché ti stai rendendo ridicola,» esplose lui e lei gli rivolse uno sguardo carico di rabbia.
Non so se feci rumore, ma in qualche modo l’attenzione dei due si rivolse su di me. Breno lasciò immediatamente cadere la mano di Paula e venne verso di me, tirandomi a lui.
«Angelo mio, non è successo niente, vedi?» disse, abbracciandomi e sembrando preoccupato. «Questa pazza ci ha provato con me, ma io non ho niente a che fare con lei,» continuò. Poi si allontanò da me, tenendomi le mani e guardandomi negli occhi come se cercasse di capire cosa stesse passando nella mia mente.
Distolsi lo sguardo da lui e fissai Paula, che ci stava ancora guardando entrambi. La sua espressione era arrabbiata e mi stupii di non aver notato prima quanto fosse gelosa e infida. Guardai di nuovo Breno e, cercando di comportarmi in modo maturo, gli sorrisi.
«È tutto a posto. Torniamo dentro? C’è qualcuno che voglio farti conoscere!» dissi, ancora sorridendo. Non avevo idea di dove avessi preso questa storia di presentarlo a qualcuno. Lui sorrise, annuì e ce ne andammo dal balcone mano nella mano, lasciando Paula dietro di noi.
Tornammo al nostro tavolo.
«Va davvero tutto bene?» mi chiese Breno.
«Sì...» Respirai profondamente e gli raccontai la storia della lettera strappata. «Paula è più infida di quanto pensassi... Lasciamo stare?» gli proposi, volendo mettere da parte tutta quella spiacevole situazione.
«Sei sicura?» mi chiese ed io annuii. «Va bene. Che ne dici di andare via? Ho promesso ai tuoi genitori che ti avrei accompagnata a casa presto.» disse mentre intrecciavo le dita e portava la mano alle labbra per baciarla teneramente.
«Certo, sì.» risposi.
Sulla strada di casa, Breno fece del suo meglio per assicurarsi che quel momento imbarazzante non incombesse su di noi. Parlava e mi faceva ridere, raccontando storie divertenti dei suoi giorni in caserma. Quando arrivammo nel giardino di casa mia, spense la macchina e mi guardò. La sua mano mi accarezzò la guancia e spostò una ciocca di capelli dal mio viso.
«Stavo aspettando il momento giusto per questo, ma dopo questa sera, ho concluso che non esiste un momento giusto, ma piuttosto il momento che i nostri cuori comandano. E il mio, Clara, me lo chiede dalla prima volta che ti ho vista.» Sorrise e mise la mano nella tasca dei pantaloni, tirando fuori una scatoletta. Le mie labbra si schiusero e fui sicura che il mio viso riflettesse tutta la mia perplessità.» Ti avevo detto che ci saremmo sposati quando avresti compiuto diciotto anni, te lo ricordi?» mi chiese.
«S-Sì,» balbettai. Tutto il mio corpo tremava per il nervoso.
«Quello che ho detto a Paula è la verità, fiore mio. Sono follemente innamorato di te. Mi faresti l’onore di indossare il mio anello?» chiese e aprì la scatola nella quale c’era un bellissimo anello d’oro bianco con uno stupendo zaffiro a goccia, circondato da piccoli diamanti.
«Oh... Breno...» mormorai, mentre le lacrime scendevano. Non riuscivo a credere che mi stesse chiedendo di sposarlo. Era come se stessi vivendo la mia favola personale. Non riuscivo a parlare.
Breno tolse il gioiello dall’interno della scatola e lo fece scivolare sul mio dito. Si adattava perfettamente.
«Io... non so cosa dire.» sussurrai, guardando l’anello al mio dito.
«Sei felice?» chiese dolcemente. Sollevai lo sguardo e sorrisi attraverso le lacrime.
«Sì, sì!» risposi, così commossa che gli avvolsi le braccia intorno al collo.
«Ti amo, Clara. Ti prometto che ti renderò incredibilmente felice.»
«Anch’io ti amo, Breno.»