La piccola Ros cammina ormai da mezz'ora in mezzo al villaggio.
Ammira la gente lavorare intorno a lei.
Chi vende stoffe, chi cibi vari, chi gioielli e pietre preziose.
Vorrebbe ammirarla di più, se non fosse che cammina a testa bassa.
Con la mente ancora al suo grande dilemma.
Si risveglia solo quando viene spintonata da qualcosa di grosso.
Alzando finalmente il viso, si rende conto di essere finita in meno a una mandria di bufali, che ora la spintonano da una parte all'altra.
Come ci sia finita, non lo sa.
Ma la situazione si mette davvero male.
Sembra una formica in mezzo a questi bestioni, che potrebbero tranquillamente pestarla sotto le zampe.
Cosa che succederà a breve, vedendo un grosso bufolo davanti a sé, che sembra non averla nemmeno notata.
Stringe con forza gli occhi, preparandosi all'impatto.
E urla quando si sente afferrare.
Continua a tenere gli occhi durante il salto, fino a quando non sento i suoi piedi toccare terra.
Aprendo gli occhi, rimane senza fiato.
Davanti a lei due splendidi occhi azzurri, e una chioma dello stesso colore del grano.
Una bocca carnosa, contornata da una barba che lo rende ancora più rude.
Anche se le braccia che ancora la stringono a lui, lo mostrano già in tutta la sua forza.
Bello è dir poco, è un dio greco sceso dal cielo per salvarla.
Questo pensa la piccola omega, cercando di non sbavare sulla maglietta nera aderente del suo salvatore.
"Stai bene?"
Chiede quella splendida bocca che la ha incantata.
Tanto che si limita solo ad annuire.
Con il cervello andato ormai in pappa.
"Bene.
Ora costantato che stai bene."
Si stacca da lei, facendola sospirare contrariata.
Le piaceva stare tra le sue braccia.
"Mi spieghi che cazzo ci facevi in mezzo alla strada, a fare nulla?"
La piccola sobbalza per il suo tono improvvisamente arrabbiato e serio.
"Io...
Non..."
Non sa cosa dire.
Se non chiedergli se è pazzo.
Ma preferisce tenerselo per se.
"In questo branco tutti fanno la sua parte.
Mentre tu te ne stai bella fresca a guardarti le unghie.
Una ragazzina viziata che mi ha fatto perdere solo tempo."
Continua a riproverarla con fare annoiato.
Facendo scandalizzare la piccola.
Viziata?
Ma come si permette questa specie di orso bruno.
Non la conosce ne meno.
"Stai calmo razza di maleducato.
Non ero far nulla, ero solo sopra pensiero e..."
Ma la blocca il grande omone corazzato.
Cavolo, la piccola omega non è grande ne meno la metà di tutti quei muscoli.
"Te lo ripeto un'ultima volta.
Qui tutti lavorano, tranne te che perdi tempi a pensare a come farti i capelli.
Principessa di sto cazzo."
Ma come si permette?
Arrogante testa vuota.
Gonfia le guancie la piccola omega.
Pronta a dirgliene quattro.
Ma ancora una volta viene azittita.
"Non ho tempo da perdere con una come te.
Io lavoro."
Sottolinea l'ultima parola, come a insultarla.
Prima di dargli la schiena e andare via.
Il viso di Ros è ormai un pomodoro per la rabbia.
"Barbero presuntuoso."
Le grida dietro, ritenendola una parolaccia, incapace di usarne di più pesanti.
Ma lui è già lontano.
Non la sentita, o semplicemente non gli interessa, riprendendo a caricare grandi imballi di fieno su un carro.
Ros osserva le ragazzine poche lontane, sbavare su quei muscoli contratti e stupendi.
Ha pena di loro, dandosi subito dopo dell'ipocrita.
Anche lei ci ha sbavato letteralmente sopra.
Ma questo prima di conoscere il suo carattere arrogante.
Sbattendo i piedi a terra, riprende la sua camminata.
Sperando di non rincontrarlo mai più.
Intanto Tristano scoppia a ridere davanti alla scenetta.
Che gli fa venire in mente un piano perfetto, di cui deve parlare subito con Calipso.
Così, senza pensarci troppo, si incammina velocemente verso la casa branco.
Più precisamente verso l'ufficio, dove sa di trovarla.
Appena entra nella stanza, Calipso non alza ne meno la testa.
Sa che è lui, ancora prima che aprisse la porta.
"Speravo di non vederti fino a cena.
Sei diventato appiccicoso pipistrello."
Lui per la prima volta non risponde, anche se ha già in mente una bella battuta.
E ancora troppo preso dalla scena vista pochi secondi prima.
"O mia cara lupetta, postecipiamo gli insulti.
Ora devo raccontarti una scena fantastica, esilarante.
Che ti piacerà da morire."
Sorride lui, sedendosi davanti a lei.
Aspetta che lei alzi il viso da quella pila di documenti, versandosi qualcosa da bere.
Un buon sangue a+, che lei a sempre in ufficio per lui.
Anche se continua a dire che lo tiene lì per qualcun'altro.
"Fai in fretta, non ho tempo da perdere."
Sorride soddisfatto di aver attirato la sua attenzione, cosa non troppo facile per chiunque.
Così, ancora eletrizzato, racconta del salvataggio.
Ma sopratutto della discussione anomata dei due.
Scoppiando in una chiassosa risata alla fine.
Calipso, che ha sorriso di nascosto per tutto il racconto.
Alla fine capiasce il piano del vampiro, e si trova perfettamente d'accordo.
"Cristofer, nonostante siano passati due anni, continua a mantenere un atteggiamento freddo e presuntuoso.
E quella omega ha bisogno di tirare fuori gli artigli."
Tristano si limita ad annuire, ha pensato la stessa identica cosa.
Ora entrambi sperano che Ros rimanga.
Sarebbe un grande aiuto per lei, e anche per quella testa di cazzo di Cristofer.
"Devi parlare con lei.
Ora.
Subito.
Andiamo, lascia queste cartacce e va da lei.
Muoviti."
Ed ecco perché non lo sopporta Calipso.
Quando fa i capricci, è peggio di un bambino.
Torna ai suoi documenti, ma a Tristano non è chiaro il messaggio di lasciarla stare.
Perché continua a sbattere i piedi e a dirle di andare.
Continua così ancora per un po', fino a fare sbuffare esasperata Calipso.
"Basta."
Urla, massagiandosi le tempie stanca.
Ha già un sacco di lavoro come Alfa del branco.
E ora ci si mette anche il pipistrello.
"Quando tornerà le parlerò, ora sparisci altrim..."
Ma il vampiro la ferma, sorridendo soddisfatto.
"Si si lo so.
Mi metti a testa in giù, mi bolli nel mio sangue, mi usi per spalare la stalla dei porci."
Questa volta è Calipso a fermarlo, sorridendo sadica.
" O no.
Se non te ne vai, ti do il turno all'asilo per una settimana."
Tristano spalanca gli occhi, all'idea di tutti quei neonati che gli rovinano i suoi abiti eleganti, con la loro sputtazza.
Per non parlare del vizio che hanno i bimbi di vomitare e fare la cacca in tutti i momenti.
Tanto ne è terrorizzato, che scappa via, sparendo in pochi secondi.
Cosa che fa scoppiare a ridere Calipso, che torna finalmente al suo lavoro.
Non glielo dirà mai, ma quel vampiro è l'unico che riesce a farla sorridere.
(+_+)(+_+)(+_+)(+_+)(+_+)(+_+)
Intanto nell'ufficio del alfa dominus del branco blunight.
Si respira una aria di rabbia e paura.
"Cosa non vi è chiaro?"
Urla l'alfa, Claus, sbattendo i pugni sulla scrivania.
Con una tale forza che fa sobbalzare i suoi beta.
"Nessun omega deve scampare a me.
Nessuno."
Urla, sbattendo ancora ai pugni
Questa volta facendo crollare la scrivania.
E saltare in piedi i beta.
Erano suoi amici un tempo.
Tempo in cui Claus non era così.
Prima della morte della sua amata, prima della nascita della sua crudeltà.
"E solo una ragazzina.
Perché non lasciarla stare, non darà fastidio."
Si permette Nicolas, suo secondo.
Subendo uno sguardo di fuoco, che non accetta di essere contradetto.
"Forse non parliamo la stesa lingua."
Velocemente si trova davanti al suo beta.
Con una mano al collo, lo solleva da terra.
Fregandosene della sua espressione di dolore.
" Tutti gli omega devono morire.
MORIRE."
Urla lasciando la presa.
Facendo crollare Nicolas a terra , con il respiro affanato e la mano sulla gola in cerca di solievo.
" E quella disgraziata non solo è viva.
Ma è un omega del mio branco.
MIO, ed è ancora viva."
Continua ad urlare anche agli altri due beta, che lo guardano terrorizzati, facendo un passo indietro.
" Trovatela e portatemela viva.
Sarò io a spegnere la sua insulsa vita."
Parla tra i denti, mandandoli via con un gesto della mano.
Prima di uscire Nicolas guarda il suo amico.
O meglio, ciò che era il suo amico.
Perché ora in quell'anima piena di rabbia e dolore, non riconosce più il suo caro e più vecchio amico Claus.
Si chiude la porta dietro alle spalle sospirando.
Pronto a dare ordini per la ricerca di quella povera ragazza.
La cui unica colpa è essere nata omega.
Tornato a casa, è ancora frastornata dall'accaduto.
Non può darsi pace.
Cosa può essere successo da far nascere un tale odio verso gli omega?
È tutto iniziato dalla morte dell' sua amata.
Ma lei è morta di parto, e non per mano di una omega.
Sospira, toccandosi il collo ancora segnato dalla presa.
"Ben tornato amore mio."
Lo saluta la sua amata Cassandra, compagna ormai da vent'anni.
Si avvicina sorridente, finché non nota i segni sul collo.
Guardandoli triste e un po' arrabbiata.
Sa già chi gliela fatti.
"Non può continuare così Nicolas, è fuori controllo."
Non è la prima volta che contraddice il suo Alfa.
E non è la prima volta che viene punito per questo.
Si porta alla bocca le mani della sua amata, che aveva posato sui lividi, baciandole con amore.
"Lo so amore mio.
Ma non posso fare nulla, e tu lo sai."
Con lo sguardo lucido, la donna abbassa lo sguardo.
Il suo compagno ha ragione, non può nulla contro il suo Alfa dominus.
E questo terrorizza la donna, che vive nella paura che quest'ultimo possa impazzire e fargli davvero del male, nonostante sia suo amico a tutta la vita.
"Ho paura more mio.
Se ti succedesse qualcosa, cosa ne sarà di noi?
Come potrei vivere?"
Gli chiede, ormai in lacrime, accarezzando la pancia della sua terza gravidanza, ancora non troppo evidente a occhio nudo.
"Non mi succederà nulla mia cara.
Non vi lascerò mai soli.
Devo so scoprire perché ce l'abbia con gli omega.
E sperare che non trovi mai quella ragazzina."
Mentre i due si stringono in un forte abbraccio, qualcuno ha sentito tutto.
Dal pianerottolo del piano superiore, il loro primo genito Adria ha sentito tutto.
Arriccia le labbra,capendo che stanno parlando di Rosemary.
La sua Rosemary.
E da quando erano bambini che la desidera, ma si è sempre comportato freddamente perché sapeva che lei era una omega.
L'aveva scoperto spiando una discussione che aveva avuto con la madre.
Torna in camera sua, sbattendo con forza la porta.
La scomparsa della sua Rosemary ha acceso l'alfa he è dentro di lui.
Lo stesso status che l'ha spinto ad allontanarla da lui.
Perché lei è un omega e lui un Alfa.
Mai avrebbero potuto vivere insieme un qualsiasi legame.
Ma ora che lei non c'è più, lui non fa altro che pensarla.
Folle all'idea che l'alfa dominus la trovi, per poi ucciderla.
No.
Non può permetterlo.
Deve trovarla prima di lui, ma non può farlo da solo.
Così, infilando la sua giacca di pelle.
Decide di uscire fuori, sperando di trovare colui che la vuole almeno quanto lui.
Il piano è perfetto nel suo cervello.
Dire a Damon di volerlo aiutare, per noia.
Usarlo per arrivare a lei.
E poi, saranno finalmente insieme.
Perché una volta che l'avrà trovata, non la lascerà andare più via.
Sfiderà l'alfa dominus, prenderà il suo posto.
E lei sarà finalmente per sempre sua
Si.
È il piano perfetto.
(+_+)(+_+)(+_+)(+_+)(+_+)(+_+)
Ormai è già il tramonto quando la piccola omega torna alla casa branco.
Non sa ancora cosa fare.
E spera che un buon riposo le dia modo di pensare con più lucidità
Nel giardino, quasi in penombra, vede la figura di una donna famigliare.
Con il viso rivolto verso l'alto, respira l'aria.
Con gli occhi chiusi, si gode la brezza fresca che passa tra i capelli color rame.
Ros ne rimane incantata.
Ha già visto quella donna, ma non ricorda dove.
Eppure.
La donna si gira verso di lei, come se avesse avertito la sua presenza.
Apre lentamente gli occhi, incrociando quelli della piccola omega.
Che sembra non avere nessuna intenzione di muoversi.
Quando la donna si avvicina, finalmente Ros la riconosce.
È Calipso, la donna che la salvata.
La donna di cui tutti parlano.
"Ti va di fare una passeggiata con me?"
Le chiede a brucio pelo, lasciando la più piccola frastornata.
Si limita ad annuire e a seguirla verso un boschetto che fa da perimetro al villaggio.
La osserva camminare a pochi passi da lei.
Cammina a schiena dritta, come un vero Alfa, anche se non ne ha l'odore o la stazza.
In realtà nessuno in questo luogo ha un odore identificativo, e Ros inizia a pensare che sia collegato a ciò che le ha detto Tristano quella mattina.
Nessuno qui ha uno status.
Calipso avrà 30 o 35, portati benissimo con la sua bellezza matura e naturale.
Cammina a passo lento ma deciso, rigida e sicura di sé.
Tutte qualità che Ros non ha mai avuto.
Quando Calipso si ferma, Ros per la sorpresa finisce contro la sua schiena.
Rossa per la figuraccia fatta, si allontana di nuovo, abbassando la testa.
"Scusa."
Non ricevendo nessuna risposta, alza lo sguardo.
Trovandola a fissarla, con una strana luce negli occhi.
"Trasformati."
La sua voce non è dolce.
È autoritaria e fredda, eppure Ros non ne rimane impaurita come succederebbe di solito.
Si riprende velocemente, ripetendo nella mente ciò che gli ha chiesto.
Trasformarsi, lo vorrebbe, ma non sa come si fa.
L'unica volta che si è trasformata è durante la Luna.
E dall'ora non ci ha più pensato.
"Non è difficile Ros, è dentro di te.
Devi solo tirarlo fuori."
Non si sorprende che sappia il suo nome, sarà sicuramente opera delle gemelle.
Invece si concentra sulle sue parole.
E dentro di lei.
Ma dove?
"Chiudi gli occhi, e carca la tua anima.
Il tuo istinto.
La lupa che è dentro di te."
Fa esattamente come le dice.
Con gli occhi chiusi guarda dentro di sé.
Si chiama a gran voce, sperando di non essersi persa.
Supera i ricordi, i sentimenti, le sue paura.
Ed è lì che si nasconde la sua anima.
E lì che si nasconde la sua lupa, rinchiusa in una gabbia di paura.
Ma la lupa non ha paura, ringhia contro le sbarre che la imprigionano.
"Ti hai la chiave, liberati."
Ha paura, ne ha tanta mentre osserva quella lupa grigia, lottare contro le catene.
"Solo tu puoi liberarti da te stessa."
Te stessa, si ripete nella mente Ros.
Capendo che quelle catene le ha create lei con le sue paure.
Ora stringe in mano una chiave.
Ed è stanca di aver paura.
È stanca di nascondersi dal mondo.
Lei vuole vivere.
Spalanca le porte della cella.
E la lupa le salta addosso, o meglio, attraverso.
Chiude gli occhi tornando alla realtà.
Il dolore della trasformazione è minore, ma pur sempre dolore per la piccola omega.
Calipso le sta vicino, le dice di respirare, di resistere.
E la piccola si mette completamente nelle sue mani, si aggrappa alle sue parole.
Quando il dolore svanisce, e apre gli occhi, si rende conto che è a quattro zampe.
Le osserva spingere sul terreno, osserva il suo pelo grigio perla, trovandolo meraviglioso.
Gira su se stessa, come un cane che vuole prendere la sua coda, con il risultato di finire a pancia a l'aria.
E ridere, ridere felice per come si sente.
Un muso la spinge a rialzarsi.
Davanti a lei, ha una lupa bianca e grigia, che le lecca il pelo dietro l'orecchio.
Come a tranquillizzarla.
Non ha paura di questa lupa notevolmente più grande di lei.
Sa che è la stessa lupa, che la portata in groppa fino a qui.
Ora che può ammirarla più lucidamente, trova un nuovo dettaglio.
I suoi occhi.
Sono uno rosso e uno blu.
Come se fosse sia alfa che omega.
Cosa che incuriosisce molto la piccola, ma non si osa a chiedere.
La lupa si distacca da lei, stiracchiandosi le zampe.
"Andiamo, stammi dietro."
Parte alla corsa, e la piccola la segue, guidata da questo nuovo istinto che vive dentro di lei.
Corre più veloce che può, godendosi la terra sotto le zampe, e l'aria sbatterle sul muso e passare tra il pelo.
Non si è mai sentita così libera.
Così completa.
Così viva.
Corre cercando di stare al passo con Calipso.
Che invece si limita molto con la velocità.
Sa che la piccola non è ancora in grado di stare al suo passo.
Una figura vola sopra di loro.
Alzando il capo, vede un uomo con delle enormi ali da vampiro, simili a quelli di un pipistrello.
"Dannato impiccione.
Va a gironzolare da un altra parte."
Gli urla dietro Calipso.
Non toccando minimamente Tristano, che inizia a fare delle acrobazie in aria, che fanno ridere la piccola Ros.
E sbuffare Calipso.
È il solito esibizionista.
La più piccola, troppo presa dallo spettacolo, inciampa nelle sue stesse zampe.
Iniziando a rotolare a terra.
Calipso si ferma subito, correndo verso di lei.
Preoccupata per i versi che fa.
"Stai bene piccola?"
Ma non sa che Ros non si sta lamentando, ma ridendo.
Ridendo come non ha mai fatto prima.
"Mai stata meglio."
Gli dice rimettendosi in piedi, pronta a tornare a correre.
Osservando atterare vicino a loro Tristano, che subito Calipso sgrida.
"È tutta colpa tua.
Sei solito show man.
Che poi, mi spieghi che ci fai qui?
Sei il solito impiccione."
Tristano non se la prende per i ringhi che gli dedica.
Ma si avvicina alla piccola, accarezzandole la schiena.
"Anche io volevo vedere la piccola in forma di lupo.
Vuoi sempre tutte le cose belle per te lupa."
Ros rimane ferma, godendosi le coccole e la discussione tra i due.
Chiedendosi come che ancora non si sono azzuffati.
Tutte le volte che li vede insieme, litigano.
Eppure non si separano.
Cosa che stupisce molto la piccola.
"Sono cose da lupi.
Quindi torna nella tua bat caverna.
E restaci un paio di mesi."
Tristano scoppia a ridere, avvicinandosi a Calipso.
Le prende il muso tra le mani, come se fosse un cane addomesticato.
"Come faresti senza di me, ti mancherei troppo.
Non posso darti tale dispiacere."
Calipso fa per morderlo, ma lui ha già spiccato il volo, ridendo divertito.
Al contrario di Calipso, che gli ulula dietro.
"Ci vediamo a casa lupette."
Urla, prima di volare via, scomparendo tra i grandi alberi del bosco.
"Prima o poi gli taglio la lingua a quel presuntuoso.
Vedrai se non lo faccio."
Scoppia a ridere Ros, beccandosi un occhiattaccia dalla lupa.
Ok, forse è meglio non inferiore.
"Andiamo.
Voglio mostrarti una cosa."
Tornano a passeggiare, questa volta con un andamento più tranquillo.
Arrivando a un piccolo laghetto ben nascosto.
Un posto segreto.
Calipso si sdraia comodamente.
Mentre Ros non riesce più a muoversi per tale bellezza.
È il laghetto delle pixi, minuscole fate che, a occhi nudo, potrebbero sembrare delle lucciole.
Belle e colorate saltano da foglia a foglia, come se stessero danzando.
"Stanno rinforzando la barriera che protegge questo luogo.
Lo fanno ogni sera, alla stessa ora."
Ros l'ha ascoltata appena.
Ancora troppo presa dallo spettacolo che ha davanti agli occhi.
Una piccola pixi si posa sul suo naso, dandogli uno strano calore, per poi saltare all'indietro verso il laghetto.
"Sei davvero pronta ad abbandonare tutto ciò.
A rinunciare alla tua natura.
Alla tua stessa anima?"
Questa volta Ros gli dà tutte le sue attenzioni, sdraiandosi vicino a lei.
"Oggi un ragazzo mi ha detto che qui ognuno a un compito.
Ma io, che cosa potrei fare?
Sono troppo debole per qualsiasi lavoro."
Gli espone i pensieri che da ore la tormenta.
Quella discussione che ancora le brucia dentro.
L'ha chiamata principessa e viziata.
Senza che lei potesse dirgli, che non era viziata ma semplicemente inutile.
Troppo debole per fare qualsiasi cosa.
"Non esistono persone deboli o inutili.
Ognuno di noi ha uno scopo, ognuno di noi può fare qualcosa.
Se vorrai, io ti aiuterò a trovare il tuo posto qui."
Sarebbe bello fermarsi qui.
Le piace questo luogo.
Ma ciò che la spaventa è convivere con quello status che la segnata dalla nascita.
Da quel marchio che porta sulla schiena.
"Se invece vorrai andar via, ti aiuterò ad arrivare ovunque tu vorrai."
Raggiungere la terra degli umani.
Sopprimere questa sua natura che solo stanotte ha scoperto.
Che la fatta sentire così viva.
Si alza Calipso, allontanandosi un po' dalla piccola lupa.
Dandogli il suo tempo per pensare.
Si allontana abbastanza, da poterla tenere comunque sott'occhio.
Sbuffando quando sente due ali atterrare dietro di lei.
"Dici che rimarrà?"
Gli sussura all'orecchio Tristano.
Che sicuramente non si è mai allontanato, ascoltando tutti.
"Ho visto la felicità nei suoi occhi blu.
La libertà che ha provato.
Non credo che riuscirà a sopprimere tutto ciò."
Ma la scelta è sua, Calipso lo sa bene.
È qualunque essa sia lei l'aiuterà.
Perché in lei, vede troppo della vecchia se stessa...
"Rimango."
Sente urlare al vento.
Anche se non sa se è rivolto a lei.
"Non voglio rinunciare a me stessa."
Sorridono le due spie, pronte a mettere in atto il piano perfetto.
(TT)(TT)(TT)(TT)(TT)(TT)(TT)
Cristofer

Claus

Adria