"E UN CAZZO DI SCHERZO?"
Urla fuori di sé, in faccia a Calipso.
Che invece rimane seria e rigida nella sua decisione.
"Non ho nessuna intenzione di stare tutto il giorno con questo troglodita."
Questa volta è Ros a innervosirsi, con un tono più basso.
"Non ve lo sto chiedendo.
È così e basta."
E senza aggiungere altro, si allontana dai due ragazzi.
Seguita, come al solito, dal vampiro.
Che però non distoglie lo sguardo dai due.
Due persone talmente diverse, se non opposte.
Obbligate a stare a stretto contatto.
Sarà divertente, si ripete Tristano.
Tanto quanto le loro facce una volta ricevuta la notizia.
Cristofer si sarebbe occupato della integrazione di Ros.
Lei dovrà seguirlo tutto il giorno, finché non sara indipendente.
"Secondo te, quanto resistono prima di tirare fuori le zanne?"
Gli sussura Tristano all'orecchio, abbastanza lontani dai due.
Per poi ridere pochi secondi dopo, a causa delle urla dei ragazzi.
"Direi molto poco."
I due si allontanò del tutto.
Lasciando i ragazzi al loro inizio già turbolento.
"Non ho intenzione di farti da babysitter principessa.
Quindi vedi di non starmi tra i piedi."
Come sempre, Cristofer non nasconde l'antipatico verso Rosemary.
L'idea che si è fatto di lei, è molto chiara e indissolubile.
Lei è troppo fragile, troppo delicata.
Per essere una ragazza abituata a lavorare.
Lui non sa minimamente che lei è un omega.
In realtà non sa cosa sia questo status, perché da dove viene lui non esiste questa gerarchia.
E quelli presenti nel villaggio, sono lì da prima che lui arrivasse, e non hanno più le caratteristiche da omega.
Insomma, ai suoi occhi Ros è solo una ragazzina viziata.
Che non ha mai mosso un dito nella sua vita.
Si incammina verso il campo di erba, dove sono già pronte le balle di fieno da caricare.
Ma ferma il suo passo, quando non la sente dietro di sé.
Si volta fuorioso verso la ragazza.
Che con le braccia incrociate, lo guarda con sfida.
"Non ho intenzione di farmi trattare così da te.
Se non vuoi aiutarmi, puoi anche lasciarmi sola."
Gli piaceva quella idea.
Togliersela dalle palle, sarebbe l'ideale.
Ma sa bene cosa vuol dire non seguire gli ordini del suo alfa.
Si avvicina a lei, piegando la testa per la sua misera statura.
"Fidati, se potessi lo farei.
Ma pultroppo ho ricevuto degli ordini da seguire.
E anche tu."
L'ultima frase la dice tra i denti stretti.
Facendola tremare, impaurita.
Fissa nei suoi occhi, stringe il labbro nervosa, con solo la voglia di piangere per la frustazione.
Ma in quegli occhi, così particolari e mai vista prima, trovava la forza di tenergli testa.
Non cambiavano colore, ma assumevano una forma felina.
"Questo non ti autorizza a essere maleducato."
Gli risponde, per poi superarlo, caminandogli davanti.
Facendosi osservare ancora da lui.
Osservava la sua pelle bianca, pregiata come la porcellana.
Troppo perfetta, mai toccata dal sole faticoso dei campi.
Le braccia e le gambe sottili, o meglio il suo corpo sottile.
È davvero minuscola in confronto a lui.
E nonostante ciò, non abbassa mai lo sguardo davanti a lui.
Non lo tema.
Non si sottomette.
Nonostante lui possa davvero spezzarla come un ramoscello.
Non la sopporta quella principessina del cazzo.
E gli avrebbe fatto capire cosa vuol dire faticare.
Superandola, gli dava la schiena, non facendole vedere il suo sorrisino sadico e pronto alla vendetta.
Ros lo segue preoccupata su quello che accadrà.
Ha capito che il dio greco, che le camminava davanti, non ci andrà leggero.
Ha letto disprezzo e delusione nei suoi occhi.
E solo ora, a mente lucida, capisce il perché.
Calipso la sera prima, dopo la sua decisione di rimanere.
Le ha spiegato che nessuna sa che lei è un omega, e molti non sanno ne meno cosa siano gli omega.
Ciò che resta di lei, è l'immagine di una ragazzina troppo delicata e fragile.
Ora, che si è ricordata quel discorso, capisce Cristoforo.
Capisce perché la disprezza e la chiama principessa e viziata.
Ma questo non lo giustifica affatto.
Mentre continua a seguirlo, prende una decisione.
Non dira a nessuno di essere un omega.
E si impegnerà a perdere quella natura, come ha fatto la cuoca Mala.
Quando però arriva a destinazione, ingoia a vuoto.
Iniziando a dubitare subito sui buoni propositi appena fatti.
In un grande piazzale di terra.
Ci sono circa dieci uomini, che caricano e spostano balle di fieno.
Sono tutti giovani, ma enormi.
Tutti dello stampo che ha creato Cristofer.
Cambiano colore dei capelli, degli occhi e persino della pelle.
Ma non la enorme quantità di muscoli.
"Benvenuta nel tuo personale inferno principessa."
Gli sorride sadico Cristofer.
Godendo dei suoi occhi spalancati e del cuore che batte a mille per la paura.
Ma, quella frase detta con tanta cattiveria, è veleno nelle vene di Ros.
Che si riprende velocemente, guardandolo con sfida.
Velocemente si lega i capelli in una coda alta.
E si alza le maniche pronta a superare quella sfida.
"Fammi strada."
Quasi gli ringhia contro, facendogli sparire quella smorfia soddisfatta dal viso.
Lo sta sfidando ancora una volta, e per questo si sarebbe vendicato.
"THOMAS."
Ruggisce al cielo, facendo sussultare per la sorpresa la più piccola.
Subito si avvicina ai due un ragazzo dai capelli castani, e il sorriso smagliante.
"Hai fatto colazione con limone fratello?
Sei più acido del solito."
Il brunetto saluta con una pacca sulla schiena l'amico.
Che risponde sempre al solito modo, mostrando i denti.
Ridendo divertito per il comportamento solito dell'amico, l'occhio gli cade sulla nuova arrivata.
Che mostrandosi ancora più piccola di quanto è, si morde le labbra per il nervoso.
Entro quella sera se le sarebbe distrutte se continuava così.
"Chi è la piccola?
Una tua amichetta?"
La risposta fu veloce e all'unisono.
"Manco morta."
"Col cazzo."
I due si guardarono in cagnesco.
Sotto le risate del terzo, divertito da quell'atrito tra i due.
"Vedo che stai antipatico proprio a tutti Cristofer.
Comunque come avrai capito io sono Thomas, ma puoi chiamarmi Tom."
Ros finalmente riusciva a respirare.
Quel ragazzo le infondeva calore e calma, nonostante la sua prestanza fisica.
"Rosemary.
Ma..."
Ma viene interrotta dall'orso di fianco.
Gia stufo per quella scenetta strizza palle, pensieri suoi.
"Ora basta perdere tempo.
Tom,portala nella stalla cinque, voglio che splenda.
Da sola, nessuno deve aiutarla."
Tom spalanca gli occhi sconvolti.
Quella stalla è la più grande e la più sporca, anche perché dimora dei porci.
"Spero tu stia scherzando.
Non puoi davvero mandarla lì.
È una ragazzina."
Ma l'espressione di Cristofer è irremovibile.
Anche quando sposta lo sguardo sulla piccola, incrociando i suoi occhi grigi troppo grandi.
Tutto in lei è troppo.
Troppo perfetto e splendente.
E lui vuole rovinare questa immagine.
"Se non vuole, le basta andare da Calipso e dirgli di darle un altro tutor."
Parla con l'amico, ma è Ros che guarda, attendendo una reazione.
Che pero non arriva.
La piccola sorride, sfrontata e mostrando una sicurezza mai avuta prima.
"Non ce ne sarà bisogno."
Lo lascia lì, con i pugni stretti, incamminandosi verso il punto precendentemente indicato dai due.
Tom scoppia nuovamente a ridere, subendo lo sguardo furioso dell'amico.
"Una bella leonessa da pelare amico."
Cristofer lo sta per acchiappare tra le mani.
Pronto a dargli una bella lezione.
Ma Tom è già corso via, raggiungendo in poche falcate la piccola Ros.
Li guarda camminare tranquilli, con uno strano stato d'animo.
Forse è stato troppo duro con quella ragazzina.
Forse ha esagerato.
Scuote velocemente il capo, cancellando quei pensieri stupidi.
Quella ragazza ha bisogno di una lezione.
E lui gliela darà.
Autoconvinto che sia la scelta giusta, torna alle sue mansioni.
Aspettando con ansia che la piccola si arrendi.
Sicuro che lo farà.
Intanto, la piccola raggiunge l'enorme stalla.
Maledicendo quel biforco per il compito dato.
La stalla è enorme.
Contiene 40 celle, dove riposavano due porcelli in ognuna.
Il pavimento in legno, è nascosto da strati e strati di letame e fieno.
Materiale che lei dovrà spazzare via.
"Impossibile, non posso farcela da sola."
Tom sta per parlare.
Sta per dirle che l'aiuterà lui.
Ma viene fermato dal ruggito del suo capo branco, a cui non si può rifiutare.
Inizialmente decide di rifiutarsi a quel richiamo, di fregarsene per aiutare quella piccola ragazza.
Ma un ulteriore ruggito, piega la sua volontà.
Non può rimanere ad aiutarla.
"C'è una cella vuota.
Dovrai spostare i porci in quella per poter pulire la loro cella.
Poi ricoprile di fieno, e rimetti l'animale nella cella.
Io pultroppo devo andare."
Ros capisce subito da cosa deriva quella smorfia sofferente sul suo viso.
Persino lei ha sentito il peso di quel ruggito, e ha capito che non può resistere agli ordini dati.
"Vai pure.
Non preoccuparti per me, in qualche modo farò."
Non crede davvero alle sue parole, lo scopo è davvero arduo, ma sorride sicura a Tom.
Che sospirando poco convinto, annuisce salutandola con un bacio sulla fronte.
Lascia la piccola stordita da quel gesto,tornando a lavorare nei campi, poco lontano dal suo amico.
Non negandogli una smorfia contraria al suo comportamento.
Non lo capisce, non capisce perché comportarsi così con una creatura come Rosemary.
La guardava con astio e rabbia, come se lei fosse una nemica.
E lei, lei sorrideva cercando di mostrarsi sicura, senza nascondere totalmente paura e preoccupazione.
Si sente uno schifo ad averla lasciata lì, da sola.
E se potesse, tornerebbe da lei all'istante.
Ma ha lo sgaurdo severo dell'amico adosso, che gli intima di non muoversi.
Può solo sospirare, promettendo di parlarci il prima possibile.
E cercare di salvare Ros dalla rabbia di Cristofer.
Lui non è sempre stato così.
Anzi, un tempo era buono e giusto.
Ma la sua bontà lo tradi, facendogli pagare cara la sua gentilezza.
E dall'ora non si è più ripreso.
Ma questo, il loro passato in comune, non giustifica quell'accanimento contro Ros.
Tom vuole capire, e risolvere al più presto quella situazione.
E soprattutto andare ad aiutare la piccola Ros.
Non sa perché.
Non sa cosa abbia quella ragazza.
Ma è bastato vederla sfidare Cristofer, per entrare nel suo cuore.
In tutto questo Rosemary si guarda intorno, nel più totale sconforto.
Deve spostare i due porcelli nell'altra cella.
Ma gli animali sono il triplo di lei, e non sembrano molto inclini agli ordini.
Apre la cella vuota e crea con delle tavole un corridoio tra la cella vuota e quella piena.
Sperando che gli animali si spostano.
Ma quando apre la cella piena, gli animali rimangono dove sono.
Troppo pigri per muoversi.
Sbuffando e sbattendo i piedi per terra, Ros capisce che dovrà spostarli lei.
E ci prova.
Li tira, lì spingi.
Ma mentre lei si ritrova esausta e sudata.
L'animale non si smuove di un passo.
Sbuffando si sdraia su una balla di fieno, troppo corta persino per lei, che si ritrova con la testa pendente.
Ma è proprio questa posizione scomoda, a darle l'illuminazione.
Poco lontana dalla stalla, c'è un albero di mele, spoglio e senza frutti, se non per quelli caduti a terra.
Sorridente e soddisfatta per la sua idea.
Recupera un cestino, e corre a raccogliere quei frutti troppo maturi per una persona, ma non per un porcello.
Posizionandosi di nuovo contro il bestione, lo guarda con sfida.
"Tu dovrai spostarti.
E guarda cosa ti do in cambio?"
Gli mostra il cesto di mele, e subito l'animale si anima.
Attratto dal suo cibo preferito, facendo sorridere soddisfatta la piccola.
Cosi facendo, riesce a spostare gli animali, e a iniziare la seconda parte del suo lavoro.
Pulire le celle.
Armata di pala, si mette a lavoro.
Il sudore si mischia con la terra e lo sporco.
E oltre alle mosche, anche le fasciature iniziano a dare fastidio.
Ma non demorde, pronta a dimostrare a quel villano quanto vale.
Ha finito di sistemare la prima cella, e a riportarci l'animale,
Si ferma solo quando sente delle campane.
Senza però farci troppo caso.
Prepara le tavole per la seconda cella, afferra il cestino per andare a recuperare le mele.
Quando una voce la ferma.
"Sei riuscita a farne almeno una, così mi sconvolgi piccola Ros."
Sorride, riconoscendo la voce di Tom.
Lasciando il cestino, decidendo di meritare una bella pausa.
"Te l'avevo detto, non avevi nulla di cui preoccarti."
Gli sorride come qualche ora prima.
Ma Tom vede bene la sua stanchezza.
La pelle brilla per il sudore e la fatica.
Il viso ha molte macchie di terra,e arrossata per i punti strofinati.
Ma nonostante tutto, non perde la sua bellezza.
Mentre lei si sistema la coda, nota che le mani le tremano.
Sicuramente a causa delle ore passate a spalare.
Sorride, ma si vede che è davvero esausta.
E ne ha tutte le ragioni.
"Hai ragione.
Ma ora devi mangiare.
Altrimenti diventerai ancora piu piccola."
Non vuole dirle che si vede la sua stanca, ritenendolo intile.
Al contrario, mette in atto la sua idea di portarla a mangiare, prima che la pausa pranzo finisca.
Accentando la mano porsa, lei gli sorride.
Grata di avergli tenuto il gioco.
Sa di essere in un pessimo stato.
Ma lui non vuole farglielo notare, e lei ne è felice.
Fuori dalla stalla, si trova davanti una tavolata, piena di gente che mangia.
Prima quel tavolo non c'era, si ripete nella mente.
Ammirando la loro buona organizzazione, quanta la loro velocità.
Gli uomini sono aumentati, diventando venti.
Come già ha notato, sono tutti ben piazzati.
Ma c'è un'altra cosa che li accomuna.
I loro sguardi su di lei.
La guardano confusi e infastiditi.
Come si guarda un imbucato a una festa.
Si sono persino fermati dal mangiare, per guardare quella minuta ragazza sconosciuta e sbagliata in quel posto.
Lei si muove lentamente, come se quei sguardi le pensassero fisicamente adosso.
Per fortuna, Tom si accorge della situazione, e ruggendo fa tornare l'attenzione sul cibo.
Tranne una.
Tranne uno sguardo che le brucia adosso insistentemente.
Tanto che Ros si stringe tra le braccia, cercando di bloccare quel brivido spiacevole.
Cristofer non smuove lo sguardo.
Non ci riesce.
Dopo quattro ore, quella ragazzina è ancora lì.
E la cosa gli dà i nervi.
Ma, nonostante voglia mandarla via a calci in culo.
Decide di ignorarla, e tornare al suo pasto ritenendolo più importante.
Ros, insieme a Tom, finalmente raggiunge un posto libero, lontano da tutti.
Nascosta dalla figura di Tom al suo fianco.
"Non farci caso, non sono abituati alle belle ragazze."
Cerca di sdrammatizzare Tom, raggiungendo il suo scopo.
Farla sorridere.
Rimanendone affascinato.
Quel sorriso, su quella bocca piccola e perfetta, è stupendo.
Si ritrova a ingoiare a vuoto, a distogliere lo sguardo contro la proprio volontà.
Sedersi vicini, non aiuta la situazione.
Il suo braccio nudo, tocca il suo, provocando una dolce carezza.
Di sente uno sciocco, la conosce da poche ore, è già sente un'attrazione per quella ragazza sconosciuta.
Mentre mangiano lui la osserva di nascosto.
Le guancie arrossate per il caldo.
I capelli umidi attaccati alla fronte.
E le mani piene di graffi e spine di legno.
Questa cosa confonde un po' Tom.
Perde l'interesse verso il suo aspetto, per concentrarsi sulla sua natura.
Sa che la barriera cancella ogni appartenza o ex branco.
Ma riesce a percepire quella traccia impossibile da nascondere, almeno per quelli come lui.
Lei è un licantropo, eppure il suo corpo non ne ha l'aspetto.
Tanto meno la sua forza, o la sua guarigione.
È un licantropo, ma non ne ha l'aspetto.
"Sento gli ingranaggi del tuo cervello.
Hai trovato un rebus nella zuppa?"
È proprio la voce di Ros, che lo risveglia dal suo rompi capo.
Davvero indeciso sul da farsi.
Vuole sapere che cosa lei sia.
Vuole sapere tutto di lei.
"No, mi stavo chiedendo come tu abbia fatto con quei porcelli, sei piena di sorprese piccola."
Ma non gliene fa nessuna.
Sa che chi arriva in questo luogo.
Chi Calipso decide di aiutare, non arriva da un passato piacevole.
E lui lo sa bene per esperienza.
Non vuole farla smettere di ridire.
Come sta facendo ancora ora.
Anche se timidamente.
I due continuano a chiacchierare, ignari di uno sguardo insistente.
Cristofer continua a fissarla, senza saperne il perché.
Sa solo che non riesce a distogliere lo sguardo.
E questo, lo rende nervoso.
(*_*)(*_*)(*_*)(*_*)(*_*)(*_*)
A fine giornata, Ros ha finito metà delle celle.
È esausta, sudata e ogni cellula del suo corpo le duole.
Ma è soddisfatta della sua opera.
Nonostante le parole di disprezzo di Cristofer, lei ce la fatta.
Ringraziando anche le parole di incoraggiamento di Tom.
Mentre rimette a posto gli attrezzi, qualcuno entra.
Cristofer si guarda intorno sconvolto.
Quella principessa del cazzo ce l'ha davvero fatta.
Si dice che è impossibile, che qualcuno deve averla aiutata.
Chiedendosi chi abbia disubito ai suoi ordini.
"Chi ti ha aiutato?"
Lei sobbalza per la sorpresa.
Tra la stanchezza e la sua indole silenziosa, non l'aveva sentito arrivare.
"Nessuno, è tutta opera mia."
È molto fiera del suo lavoro.
Si aspetta un complimento, invece riceve una risata finta e chiassosa.
"Non dire cazzate principessa.
E impossibile.
Quindi chi è stato?"
Dice il suo soprannome con disprezzo, fulminandola sull'ultima parola.
Ma invece di spaventarla, le fa diventare le guance rosse per la rabbia.
"Sei solo un arrogante presuntuoso.
E nessuno mi ha aiutato.
Ho fatto da sola.
Sola."
Lo fissa con i suoi occhi furiosi, ma non farebbe paura ne meno a un topolino.
Infatti lui avanza serio, facendola arretrare.
Almeno fino a che non sbatte contro una colonna.
Maledicendola
Lui gode del suo sguardo vacillante.
E decide di esagerare, piegandosi per essere faccia a faccia.
Sottolineando nella sua mente, che è davvero piccola.
"E come avresti fatto?"
Lei ingoia a vuoto, si sente oppressa dalla sua aurea potente.
Per non parlare del suo corpo che ingoia persino la sua ombra.
"Con...
Con...
Le...
Mele."
Balbetta, senza però distogliere lo sguardo.
Cercando di sembrare sicura di sé, fallendo miseramente.
"Le mele."
Ruggisce lui a voce talmente bassa, da farle tremare l'anima.
Si alza, allontanandosi da lei.
Facendola finalmente respirare.
Si guarda intorno nervoso, guardando un cestino ancora metà pieno.
L'arma della sua arma.
"Che cazzo ti è venuto in mente?
Ora gli animali non mangeranno e qualcuno dovrà venire stanotte a sfamarli."
Lei rimane senza parole, prima per la durezza delle sue parole.
Poi per ciò che dice, a cui lei non aveva pensato.
Ma non è colpa sua.
"Cosa ne potevo sapere io?
È colpa tua, non è così che si insegna."
Ancora una volta lui si avvicina pericoloso.
Ma lei ha la ragione dalla sua parte, e non ha intenzione di arretrare.
"Sei una ragazzina viziata che ha preferito la strada più facile.
Ed ora, come da tua abitudine, qualcun'altro ne pagherà le conseguenze."
Non le dà il tempo di ribattere, che se va correndo via.
Lasciandola sola in quella stalla, ad esplodere.
Versa le lacrime che ha trattenuto tutto il giorno.
Tutta la rabbia verso quell'uomo che non ha pietà.
Che ce l'ha con lei, senza motivo.
Le mani le duolono, la fasciatura le prude e le ferite di qualche notte fa le bruciano.
Ma nonostante tutto era felice.
Era orgogliosa di sé stessa.
Finché lui non la spezzata con le sue parole.
La sua guerra è scomparsa.
Rimane solo l'Omega che è dentro di lei.
Che si piega e si spezza fragile a ogni brutta parola ricevuta.
O_oO_oO_oO_oO_oO_oO_o
Thomas