Vedeva la gente indaffarata nei preparativi di quel ponte – il quale occupava già largo spazio così sdraiato sul prato come un serpente di legno senza vita – e d’un tratto si ritrovava a provare pena per loro e i loro tristi destini. La sera, Tamylis se ne andò solitario sulla scogliera che si ergeva al di sopra di un letto di nubi le quali, come un cesto colmo di albicocche, erano tinte d’arancio rosato da un sole affondato dal crepuscolo. Il cuore dell’uomo cercava la voce della sua Dea, anche se incapace di ammetterlo. Sperava che un’altra stella potesse parlargli, rispondere ai suoi mille dubbi e placare le paure nelle quali si sentiva annegare. Eppure, ad aggravare il profondo sconforto di Tamylis, nessuna voce venne a confortarlo e accompagnare le lunghe ore di quella notte. Solta

