Chapter 1
Sebastiano B. Brocchi
Pirin
IL TEMPO
DEI
TOTEM
Dedico questo libro a mia mamma.
Lei che, più di chiunque altro,
mi ha dimostrato cosa significhi
trovare una “terra”
o una “casa” nell’invisibile,
quando si è accolti da un cuore
che sappia essere anche un mondo.
A te, lettore, dico:
Al cuore del labirinto della vita
Sei mostro ed eroe del tuo cammino.
A te trovare il filo che conduca
dall’uno all’altro.
NOTE
Questo romanzo è un’opera di fantasia. Ogni eventuale riferimento a nomi di persona, luoghi, avvenimenti, fatti storici, siano essi realmente esistiti o esistenti, è da considerarsi puramente casuale.
Sebastiano B. Brocchi
Il Tempo dei Totem
© Sebastiano B. Brocchi - 2023
contact: sebastiano.b.brocchi@gmail.com
I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa con qualsiasi mezzo senza autorizzazione scritta da parte dell’autore.
Testi, impaginazione, immagine di copertina e illustrazioni sono opera dell’autore.
NOTE BIOGRAFICHE
Sebastiano B. Brocchi (Lugano, 18 marzo 1987) è un filosofo, scrittore, artista e creativo multimediale svizzero di Collina d’Oro. Le sue opere sono incentrate soprattutto sulla simbologia e la spiritualità. Avendo pubblicato il suo primo libro di saggistica a soli diciassette anni come autodidatta, è stato definito “ un giovane dall’anima antica ” (Mutamenti), “ talento precocissimo e straordinario dell’esoterismo ” (Hera), “ la nuova promessa delle lettere ticinesi ” (Extra). Negli anni successivi la sua produzione ha abbracciato i più diversi ambiti culturali spesso con progetti originali e in qualche misura pionieristici, spaziando dalla saggistica alla narrativa, al mondo dei videogiochi, dando sempre ampio respiro anche all’arte, il design e l’illustrazione.
Come scrittore ha pubblicato la sua prima opera nel 2004: il breve trattato “ Collina d’Oro - I Tesori dell’Arte ”, seguito da “ Collina d’Oro Segreta ” (2005), libro che ha suscitato scalpore nella cronaca ticinese per le sue rivelazioni esoteriche, e “ Riflessioni sulla Grande Opera ” (2006), considerato dagli specialisti un testo magistrale di alchimia. È del 2009 il saggio “ Favole Ermetiche ”, dedicato all’interpretazione esoterica delle fiabe tradizionali.
La prima opera di narrativa è l’avvincente giallo esoterico “ L’Oro di Polia ”, pubblicato nel 2011, che racconta della ricerca di un inestimabile tesoro del Rinascimento legato a Lucrezia Borgia.
Nel 2012 vede la luce il primo volume della saga dei Pirin, intitolato “ Le memorie di Helewen ”, un libro che, oltre a segnare l’esordio dell’autore nel genere fantasy, costituisce una piccola rivoluzione nel vasto panorama di questo tipo di letteratura, proponendo un connubio tra testo e immagini che porterà il lettore a scoprire via via un mondo immaginario studiato fin nei minimi particolari. Un continente, la terra di Gaimat, quattordici fiorenti civiltà (tra cui, appunto, i Pirin, popolo di semidei nati dall’unione di un uomo e una fata), una profusione di oggetti magici, luoghi incantati, in un originalissimo intreccio di storie fiabesche ispirate alla mitologia antica e al folklore medievale.
Il secondo volume della saga, “ Hairam Regina ”, viene pubblicato nel 2016, mentre il capitolo conclusivo della trilogia, “ Le Gesta di Nhalbar ”, vede la luce nel 2017.
Alla saga dei Pirin si ispira il videogioco “ Eselmir e i cinque doni magici ” (2018), realizzato dallo stesso Brocchi in collaborazione con lo studio indipendente Stelex Soware. Il gioco ha ottenuto ottime recensioni internazionali, e c’è chi l’ha definito “ una delle avventure grafiche più belle e avvincenti mai create da una software house indipendente ” (Project nerd).
Oltre a questo, l’espansione multimediale della saga si arricchisce a partire dal 2018 di nuove esperienze spin-off con la nascita delle avventure di “ Tasar ” (inizialmente su un app per cellulari e in seguito riadattate a romanzi). Nel 2020 è uscito “ Pirin Civilizations artbook ”, volume che raccoglie le opere di nove artisti compreso lo stesso Brocchi, mentre il 2021 ha visto nascere due nuovi romanzi spin-off: “ Il Libro dei Cieli d’Opale ”, che racconta in stile aulico la genesi del mondo della saga e i principali eventi della Prima Era, e “ Il Mercante di Verità ”, un giallo marinaresco dalle tinte gotiche ambientato nelle terre del nord.
Nel 2022 sono dati alle stampe un nuovo artbook dal titolo “ Pirin Cities ” (ancora una volta realizzato insieme a un collettivo di artisti); il romanzo spin-off “ La Fanciulla del Deserto ” che narra le vicende di un giovane schiavo eunuco cresciuto come odalisca il cui sogno è però quello di diventare un’Amazzone e combattere per la causa degli schiavi; e un card game dal titolo “ Border Realms ” (Tambù), che ripropone in chiave ludica le grandi battaglie tra i regni di frontiera e le tribù di barbari delle terre selvagge.
Altri titoli legati alla saga sono annunciati per i prossimi mesi e anni, tra i quali ricordiamo il fumetto “ La Vita di An ”, l’artbook “ Pirin Portraits ”, il romanzo spin-off “ La Corte dei Fiocchi ” e il gioco di ruolo “ The Rulers of Gaimat RPG - I Dominatori del Gaimat ”.
Maggiori informazioni sull’autore e sulla saga dei Pirin sui siti web e i canali social dedicati:
Sebastiano B. Brocchi, il sito ufficiale
https://sebastianobrocchi.blogspot.com/
Pagina f*******: dell’autore
https://w**************m/sebastianobbrocchi
La saga dei Pirin, il sito ufficiale
http://pirinsaga.blogspot.com/
Pagina f*******: ufficiale della saga dei Pirin
https://w**************m/pirinsaga
Gruppo f*******: ufficiale Pirin Saga Fandom
https://w**************m/groups/469416968052926
Profilo i********: ufficiale della saga dei Pirin
https://www.instagram.com/_pirinsaga_/
PREFAZIONE
La presente opera si propone di raccogliere il testimone - come sequel ideale - de “ Il Libro dei Cieli d’Opale ”, volume uscito nel 2021 che descriveva gli eventi della Prima Era del mondo, nell’universo fantasy della saga dei Pirin.
“ Il Tempo dei Totem ” nasce quindi in risposta alla volontà di proseguire il racconto di quei fatti, inoltrandosi in quella che sarà chiamata la Seconda Era del mondo o anche Età dei grandi Animali Fatati. Tuttavia, proprio come ogni altro spin-off della saga, esso potrebbe anche essere letto in maniera del tutto indipendente dal resto dei romanzi, senza perdere la propria compiutezza di trama e significato, o almeno questo è ciò che mi auguro.
Certo, approcciarsi ad esso come a uno standalone novel rischia inevitabilmente di sottrarre all’esperienza narrativa parte del suo potenziale e della sua ricchezza, poiché è proprio l’essere parte di un tutto molto più vasto, a mio avviso, uno dei suoi punti di forza. Chi avesse l’opportunità di leggerlo come tassello del mosaico complessivo si renderebbe conto di quanta pazienza e impegno siano stati profusi nel tentativo di intessere una struttura armoniosa, organica, in cui ogni storia risulti fondamentale per apprezzare appieno l’intelaiatura generale così come i dettagli dei singoli volumi.
La stessa costruzione delle fondamenta, per così dire, di questo libro, si è basata almeno inizialmente su un lavoro che definirei di “archeologia narrativa” all’interno degli altri titoli multimediali della saga, tentando di scovare i riferimenti alla Seconda Era in essi evocati e di combinarli come in un puzzle di cui, tuttavia, si ignori l’aspetto finale.
Il passaggio sicuramente più significativo in tal senso si ha nel romanzo “ Hairam Regina ” (secondo volume della trilogia originale) dove si narra che, tra gli affreschi del palazzo dei principi di Bin Pantidari, sono rappresentati i principali eventi delle Ere del mondo “ e fu come percorrere tutti quei millenni in pochi passi, scortati dalle bellissime pitture ”. Infatti, la descrizione che ne segue fornisce per così dire il canovaccio di ogni epoca, tentando di far emergere anche una sorta di “direzione” nella storia, la quale non appare dunque come un insieme disordinato e incoerente di accadimenti bensì come una trama ed evoluzione dotata di una propria ragion d’essere.
Dai fatti del passato brevemente ripercorsi in “ Hairam Regina ” si evince abbastanza chiaramente che il tema portante della Seconda Era sia la creazione, da parte degli Dei, di “ animali dai poteri straordinari, che li aiutassero nel dominio del mondo e li difendessero dai loro nemici. Molti di questi animali fatati s’insediarono nelle città della terra come sovrani e governanti, in nome e per conto della divinità di cui erano servitori ”.
Ciononostante, a un’analisi attenta del corpus della saga, sarà possibile ritrovare numerosi altri riferimenti a questi tempi remoti, anche dove non indicati palesemente come appartenenti alla Seconda Era ma la cui collocazione storica sia almeno vagamente intuibile proprio in base alla presenza di questi importanti animali totemici.
A conti fatti, direi che l’opera in cui io abbia inserito il maggior numero di accenni a quelle epoche sia il videogioco “ Eselmir e i cinque doni magici ” (Stelex Software).
Forse a qualcuno potrà sembrare strano cercare spunti narrativi in un gioco, quantomeno a coloro che percepiscano il mondo videoludico come un media di scarsa profondità o autorevolezza in rapporto ai più “nobili” fratelli letterari. Nulla potrebbe essere più fuorviante in un panorama che, dopo i primissimi titoli creati unicamente a scopo d’intrattenimento immediato e basati soltanto sull’azione, ha continuato a evolversi con produzioni autoriali dalle mille sfaccettature e le notevoli implicazioni culturali, indagando anche questioni psicologiche di notevole complessità. Lo stesso “ Eselmir ” va a iscriversi in uno dei filoni sicuramente più ricchi di risvolti narrativi, quello delle avventure grafiche punta&clicca, e lo fa con un bagaglio testuale che nulla ha da invidiare alle sue controparti cartacee, il quale gli varrà addirittura una nomination nella rosa dei finalisti agli Aggie Awards (considerati gli Oscar delle avventure grafiche) nel 2018 per la categoria Best Writing Drama .
Difatti, proprio perdendosi tra le interminabili trame e sottotrame e i ricchi dialoghi di questo videogioco, sarà possibile imbattersi in alcune storie che rappresentano l’ humus narrativo da cui germoglia la presente opera. Mi riferisco in particolare agli accenni riguardanti Tamylis e l’isola Tévahali, come pure la storia della tigre Fiamma del Tramonto , del drago Artiglio degli Dei , dell’abominevole Mèrnogh o della Fata delle Rose…
La cosa che ritengo più interessante da questo punto di vista è come - nel passaggio da “ Eselmir ” a “ Il Tempo dei Totem ” - questi spunti, personaggi e lontani eventi avvolti dalla nebbia del mito, si siano espansi percorrendo strade del tutto nuove, trovando legami e intrecci inattesi, e persino andando a riallacciarsi ad altri fatti “sparpagliati” nei romanzi della saga. Questa paziente opera di ricucitura fa sì che eventi in precedenza scollegati ed estranei trovino ora il rammendo di una versione unificatrice, che per questo diventi anche chiarificatrice su molti aspetti. Non si tratta, ovviamente, di cercare un bandolo della matassa in storie che in precedenza ne fossero prive, bensì di proporre una rilettura di certi elementi che permetta di evincerne nuove e ancor più solide o stratificate connessioni; nel quadro generale di un progressivo e costante ispessimento del background di questo mondo fantasy.
Quanto detto sinora aiuta a inquadrare “ Il Tempo dei Totem ” soltanto per quanto attiene al suo rapporto con il resto dei titoli multimediali della saga dei Pirin, ma sarebbe un’introduzione ben riduttiva a un’opera in cui, a ben guardare, sono confluiti retaggi e influenze che abbracciano la letteratura antica e i testi sacri o poemi epici di vari popoli e periodi storici; e che quindi, in un senso più ampio, trae la sua linfa anche o soprattutto al di fuori del genere high fantasy così come siamo oggi abituati a concepirlo.
Nella fattispecie, questo libro deve molto, moltissimo, al mio amore per l’epica (omerica in particolare, senza dimenticare di guardare alle orme indiane dei tempi vedici), con diverse incursioni anche nell’immaginario biblico, di cui ho sempre ammirato la portata evocativa e la solennità. Non sarà difficile scorgere similitudini, ad esempio, con il libro dell’Esodo, testo a proposito del quale ebbi modo di apprezzare tra l’altro la bellissima esegesi proposta da Annick de Souzenelle nel suo “ L’Egitto interiore ”. Innegabile anche il fascino esercitato su di me dai racconti platonici sul continente perduto di Atlantide, la cui eco sarà facilmente percepibile in queste pagine.