Chapter 4

617 Words
Continente Atlantideo, Regno di Avalon - Città di Atalon – Giorno di Shamash, 18 Addaru 8498 a.C. - “Elyarko e Ziusudra”Quando Elyarko giunse a casa di Ziusudra, la moglie gli indicò il luogo dove poteva trovare l’uomo che, con i figli ed i generi, stava approntando la sua gigantesca imbarcazione. L’ossatura era già stata montata. Delle larghe tavole di legno erano state applicate alle ordinate che poi sarebbero state calafatate con stoppa e “bitume di pietra”. Era una bella barca: molto alta, panciuta e capiente. Ziusudra dirigeva i lavori consultando i piani costruttivi da lui stesso disegnati. «Salve Ziù!» disse Elyarko, salutando l’amico e chiamandolo, cordialmente, con il nomignolo datogli, sin da piccolo. «Oh... Ely, amico mio! Qual buon vento ti mena?» rispose con altrettanta cordialità, chiamandolo, anch’egli, con il soprannome. «Ho sentito raccontare del tuo barcone e dell’intenzione di riempirlo di animali. Sono venuto a curiosare un po’» disse Elyarko guardando verso il cantiere. «È più di un barcone: passerà alla storia come “l’Arca di Ziù”» rispose l’amico mentre, ridendo, gli porgeva l’otre con la vinella fatta dalla spremitura dei raspi e delle bucce d’uva, tenuto in fresco nell’acqua salata. «Arca! Perché la chiami così?» Chiese Elyarko, meravigliato dell’appellativo dato alla grande barca. «Perché nelle arche si custodiscono le cose preziose. Cosa c’è di più prezioso della vita delle creature di questa terra? In esse c’è il futuro dell’umanità» rispose, convinto. «Ha molti ponti, all’interno. Verrà un’opera monumentale... ma perché metterci dentro tutti quegli animali?» Chiese, curioso, Elyarko. «Sì, sarà molto grande. Vi troveranno alloggio sia gli animali, sia gli uomini: tutti quelli che vorranno imbarcarsi» spiegò Ziusudra con un mal celato moto d’orgoglio. «Com’è che ti è venuta quest’idea?» volle sapere, ancora più curioso di prima. «L’idea non è stata la mia, ma quella della Dea» nell’udire queste parole, Elyarko restò attonito. «La Dea delle Tre Lune ti ha parlato?» Chiese, incredulo. «Sì... mi è apparsa in sogno indicandomi la via» disse, ancora, Ziusudra. «Come e quando? Raccontami tutto, Ziù!» Elyarko esortò l’amico. «A dire il vero le apparizioni sono state tre: tutte in sogno. Ogni volta la Dea aveva un volto differente, dei tre che ne ha...» iniziò a raccontare e poi proseguì: «...la prima volta fu per ordinarmi di costruire l’Arca. La seconda, per spiegare come doveva essere fatta. La terza, in fine, per indicarmi la rotta da seguire.» «E gli animali che cosa c’entrano?» «Anche quello è stato un ordine della Dea... mi ha, anche, preannunziato le piogge che cadranno prima che l’intero Continente Atlantideo sprofondi in fondo al mare.» «Quando dovrebbe avvenire il disastro?» «Con la luna crescente! Il mare si gonfierà e si apriranno le cateratte del cielo. Tutto si compirà, come ha specificato la Dea, "in un singolo giorno ed una notte di disgrazia". Prima di allora dovrò essere lontano per evitare il risucchio del gorgo.» «Sarà un gorgo ad ingoiare la nostra, natia, Atalon ed il Regno di Avalon?» «Non esattamente! Sarà il Continente Atlantideo a creare il gorgo, sprofondando. Tutto ciò che vi sarà attorno lo seguirà in fondo al baratro. L’onda di riflusso spingerà lontano chi si troverà, sufficientemente, al largo» concluse Ziusudra, riprendendo le carte dei disegni in mano per procedere nel lavoro interrotto. Elyarko ritornò verso casa sua, camminando pensieroso. Se quello che la Dea aveva predetto a Ziusudra fosse stato vero, non c’era tempo da perdere. Vera che fosse, o meno, la visione dell’amico, Elyarko aveva deciso di organizzare la partenza, per sé e per la propria famiglia. Prima di farlo aveva, tuttavia, intenzione di fare un tentativo con il Gran Maestro del Consiglio dei Trentatré. Se non fosse stato creduto, avrebbe chiesto commiato.
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