Chapter 3

683 Words
Continente Atlantideo, Regno di Avalon - Città di Atalon – Giorno di Ninurta, 17 Addaru 8498 a.C. - “La terra trema sotto i piedi” La terra tremò ancora: era la settima volta in quella giornata. Elyarko, della Casata degli Elyarky, come del resto gli altri abitanti della Città di Atalon, aveva fatto abitudine a quei sommovimenti. «È certo che se il Consiglio dei Trentatré non deciderà nulla, si dovrà provvedere, ognuno, per proprio conto.» si disse il giovane pescatore. Il “Consiglio dei Trentatré” era composto dalle persone più anziane e, per questo, considerate le più sagge. In effetti non è detto che alla senilità corrisponda la saggezza che ci si attende. Talvolta all’esperienza di vita vissuta si accompagna un certo torpore di mente. Erano, ormai, quattro anni che la terra tremava, sistematicamente più volte, sia di giorno sia di notte. Gli uomini di scienza avevano, chiaramente, espresso la loro opinione. I piedestalli sui quali poggiava, come un fungo, il Continente Atlantideo, erano stati erosi dal tempo e dalle correnti marine. La conclusione suonò come una sentenza: presto si sarebbero sbriciolati e, con ciò, anche il Regno di Avalon sarebbe stato sommerso scendendo in fondo all’Oceano. Solo qualche isola sparsa sarebbe potuta restare, ma non era cosa certa. Un uomo, adepto della Dea delle Tre Lune Incrociate, di nome Ziusudra, aiutato dai figli e dai generi, strava costruendo un’enorme barcone. I vicini di casa lo dileggiavano per la frequenza, bigotta, con la quale faceva sacrifici rituali nel tempio della Sacra Piramide dedicato alla Dea. Ultimamente, gli davano, anche, del pazzo perché egli s’era messo in testa di alloggiare, su quell’enorme involucro galleggiante, una coppia di animali d’ogni specie esistente su quel continente, per salvarli dalle acque che, diceva, avrebbero invaso tutto dal cielo e dal mare. Chi più, chi meno, un po’ tutti avevano la nascosta idea di imbarcarsi per andare alla ricerca di nuovi lidi sui quali approdare, mettendosi in salvo. Si erano già costituiti dei gruppi, in base ai legami familiari, ed ognuno aveva una propria idea della direzione da prendere. Mentre Elyarko rifletteva sul fatto che la corporazione dei pescatori avevano fatto lega a sé, una voce, allarmante, s’udì provenire dalla strada. «Le case del villaggio dei pastori, fuori Porta Ovest, sono crollate... accorrete ché ci sono dei morti ed anche dei feriti!» Si sentiva il vociare, disordinato, delle persone ed un rumore di selciato, velocemente, pestato, per quel vai e vieni. «Quanti sono... che cosa occorre?» qualcuno chiese, accorato. «Son più di trenta i morti, ma il doppio ed anche più, sono i feriti. Servono delle vanghe per scavare tra le macerie. Servono braccia ed anche il cerusico» rispose, di rimando, un’altra voce. Anche in quel giorno, come già in altri, la Dea dalle Lune Incrociate, si presentava, puntuale, a chiedere il suo tributo di vite umane. Era una Selene a tre facce identificata, nel comportamento, alle tre Moire o alle tre Parche. I mortali, spesso, si rivolgevano ad essa con i titoli di parecchie dee. «Loro ti chiamano Ecate, dea dai molti nomi: Mene, Artemide lanciatrice di dardi, Persefone, Signora dei cervi, Luce nel buio, Dea dai tre suoni, Dea dalle tre teste, Selene dalle tre voci, Dea dal triplo volto, Dea dal triplo collo, Dea delle tre vie, che tiene, la fiamma perpetua in tre contenitori, tu che offri la tripla via, e che regni sulla tripla decade... » recitò, mentalmente, Elyarko rammentando i versi trovati su un antico papiro, giunto per mare, dentro una fiasca di zucca secca cucita in un piccolo otre. La descrizione della “Dea delle Tre Lune Incrociate” proseguiva: «...madre degli Dei, degli uomini, della natura, madre di tutte le cose, origine tu sei ed anche la fine. Tu sola regni su tutto. Tutte le cose che provengono da te, e che agiscono in te, giungono alla loro fine.» Il pensiero di Elyarko non si era soffermato sulla preghiera soltanto. «Bisogna porre fine a questa indecisione che uccide!» si disse, pensando di andare a parlare con Ziusudra: «... probabilmente, non è pazzo come si dice che sia» concluse.
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