13.Trevor si trovava in una piccola stanza quadrata con il soffitto così alto da perdersi nelle ombre dell’alba, una stanza le cui pareti erano dipinte di uno squallido grigio, come la città che si intravedeva oltre. Sentiva la pioggia colpire i vetri allentati della finestra. Ben presto avrebbe sentito il rumore di porte che si aprivano, di passi di ragazzi nel corridoio, di voci di ragazzi nella quiete della prima mattina, e sarebbe venuto di nuovo il momento di alzarsi, di fare colazione e andare a scuola, come tutti gli altri giorni. Spesso sognava di essere tornato nell’orfanotrofio, di dover ripetere tutti quegli anni di detenzione ancora e ancora, fino a riuscire a viverli nel modo giusto... qualunque esso fosse. Aprì gli occhi e si ritrovò a fissare il primissimo piano di una nuc

