II.
Laura lo vide tornare completamente sconvolto; erano trascorsi poco più di quindici minuti da quando era sparito nel corridoio che portava alla sala confessioni, ed ora era già di ritorno, pallido e col terrore nello sguardo. Si trattenne dal fargli qualsiasi domanda, aspettando che fosse lui a cominciare a raccontarle cosa gli fosse accaduto di così terribile.
- Andiamocene via, subito.
- Via dove? Siamo appena arrivati.
- Non me ne importa niente! Mettiamoci in macchina, ti dico!
Un paio di turisti tedeschi accanto a loro si voltarono, infastiditi. Laura non accettò il fatto che non solo lui volesse tenerla all'oscuro di tutto, ma che le mancasse anche di rispetto senza motivo, e di fronte a tutti. Dopotutto a Pompei ce l'aveva accompagnato lei, rinunciando anche a un pomeriggio di lavoro a casa.
- Perché cazzo urli? Lo sai dove siamo.
- C'è qualcuno che mi perseguita. Ora lo so! L'ho visto di là, nella fila delle confessioni.
La sua amica gettò un'occhiata inquieta al corridoio poco distante. In tutta quella folla di persone indifferenti, per lo più visitatori stranieri, le sembrava difficile che ci fosse davvero qualcuno interessato a perseguitare il novello dottor Metelli.
- Ti ha fatto qualcosa? O detto?
Lui scosse il capo:
- Non ha senso quello che mi ha detto. Lei aveva...
- Era una lei?
- Una donna. Era davanti a me.
- La conoscevi?
- No! Non è questo il punto.
- Andiamo di là. Voglio dare un'occhiata anch'io.
- Voglio andare a casa! Laura, ti prego!
Alla fine la sua amica desistette. Si affrettarono a raggiungere l'uscita dalla navata laterale, verso il parcheggio. Laura rimase in silenzio finché non si furono chiusi in auto, proprio lì da dove la loro avventura pompeiana aveva avuto inizio.
- Allora? Ti giuro che non metto in moto se prima non mi spieghi cosa cavolo ti è successo.
- Volevi una prova che fosse tutto reale? Volevi che non fossi un pazzo col bisogno di antipsicotici? Ora ce l'ho... Forse ho il messaggio...
- Stai scherzando?
Laura sapeva tutto del sogno di Alessandro da bambino, perché era stata la prima a cui lui l'aveva raccontato dopo che erano ricominciati gli strani sogni. Poi aveva saputo dell'allucinazione di fronte all'università, quando la macchia nera per poco non l'aveva fatto investire a Corso Umberto, e allora aveva cominciato a dubitare, in cuor suo, della lucidità mentale del ragazzo che aveva di fronte. Questo però non glielo aveva mai rivelato. Al momento cominciò a essere soltanto pervasa da un profondo senso di tristezza, unita a compassione, per quella mente brillante che vedeva a poco a poco farsi preda delle assurde paure di un bambino con troppe fantasie per la testa. Era quasi certa che avesse avuto un'altra allucinazione; avrebbe dato chissà cosa per costringerlo a ritornare all'interno della sala confessioni, e mettergli di fronte la realtà pura e semplice. La donna che aveva creduto di ascoltare, in realtà era una comunissima cristiana in coda per il sacramento; forse neppure aveva notato la sua presenza.
- Mi ha detto che non esisto. Che niente esiste...
Lei sentì gli occhi che le si riempivano di lacrime. Come poteva dire cose così orribili, e restarsene fermo, impassibile? La situazione era davvero più grave di quanto si sarebbe mai immaginata. Non le venne in mente nulla di meno sciocco da rispondergli:
- Tu esisti eccome, Ale. Come esisto io, come esiste quella donna...
Lui la guardò; lei si sentì a disagio perché le parve che all'improvviso lì seduto accanto a lei ci fosse un perfetto sconosciuto. Per la prima volta si chiese se dopotutto ci fossero lati della personalità di Alessandro Metelli che non aveva mai conosciuto. Era davvero il ragazzo intelligente, studioso, gentile e affascinante che mostrava all'esterno? Era davvero soltanto questo?
- Questo è quello che credi tu. Perché non guardi bene...
- Ma stai parlando sul serio? Dove dovrei guardare?
- Dietro le cose. Dietro gli occhi.
- Senti, non riesco a seguirti...
- Sono gli occhi a farci vedere le cose così come ci sembrano. Dietro gli occhi, non c'è niente. Capisci?
Di nuovo lei restò a corto di risposte sensate. All'improvviso fu sentì la necessità impellente di allontanarsi da lì. Perché aveva accettato di accompagnarlo a Pompei, e di alimentare quelle sue stramberie?
- Credo che ti abbia bisogno di distrarti un po', Ale. È stato un periodo faticoso per te, lo sappiamo tutti e due.
- Non mi credi, vero? Non credi che quella cosa che vidi tanto tempo fa mi abbia parlato attraverso una donna in carne ed ossa?
- Quale cosa, Ale? Non c'è nessuna cosa!
- Ci sono troppe cose, invece. Troppe cose false. E poi ce n'è un'altra che le crea, e le distrugge, e le fa esistere solo per capriccio. E sopra questa cosa che ci annulla e ci forma, c'è la verità... quello che non è.
- Ti prego, adesso smettila. Non mi piacciono questi discorsi. Lo sai.
- Perché non vuoi capirli. Ti fanno paura? Io ho visto la realtà che si spezzava, tanto tempo fa! Io ho visto il vento che ci spazzerà via tutti, è una cosa talmente gelida che ti rosicchia le ossa. Dovevi sentirla, poco fa...
- Sta' zitto! Non ti voglio più ascoltare!
Laura frenò bruscamente all'uscita del parcheggio. L'agente addetto al pagamento stava già cominciando a inseguire l'auto prima che si immettesse in strada. La ragazza fu per scusarsi della distrazione, quando Alessanro aprì la portiera dal lato del passeggero.
- Ho bisogno di fare due passi. Prendo il treno, grazie lo stesso.
- Ehi, torna indietro!
L'agente le augurò la buona giornata quando ebbe incassato anche la mancia, e si defilò in fretta per non assistere al litigio dei due probabili innamorati. Dal canto suo, Alessandro non si voltò neppure a rivolgere all'amica un ultimo saluto. Non capiva perché gli altri fossero così restii ad accettare qualcosa che andasse appena al di là dei loro angusti limiti sensoriali. Invece di essere felice per il passo avanti che aveva fatto nella ricerca della sua “verità”, la sua amica lo trattava come un matto da legare. Probabilmente adesso era presa dai rimorsi e lo stava seguendo a passo d'uomo per chiedergli scusa. Certo che avrebbe dovuto farsi riaccompagnare davanti a quella donna; magari avrebbe parlato anche a lei. Magari quel magico, irripetibile, terribile momento si sarebbe ripetuto davanti ai loro occhi, e anche lei avrebbe capito che sì davvero, al mondo c'era davvero qualcosa che andava storto. La realtà non era quella che sembrava; l'umanità aveva millenni di errori e false credenze alla spalle.
“L'inferno non esiste, il paradiso non esiste, io non esisto. Io non esisto”, cominciò a ripetersi in testa, mentre Laura lo implorava di risalire in macchina senza continuare a dare spettacolo. Lui scosse il capo; perché si ostinava? Voleva riflettere meglio su ciò che gli era accaduto. Se lo sentiva nel sangue, che stava cambiando. L'avrebbe riferito alla sua vecchia insegnante di filosofia; lei sì che gli avrebbe creduto. O almeno da lei avrebbe avuto qualche spiegazione più convincente di una serie di insulti alla sua sanità mentale.
- Fa' come vuoi! E non aspettarti che ti chiami stasera!
L'auto di Laura gli sfrecciò accanto a un paio di centimetri dal marciapiede; il giovane continuò a camminare dritto di fronte a sé, in direzione opposta a quella della stazione della Circumvesuviana. Dove stava andando? Al momento non aveva alcuna importanza. Contava solo il messaggio, la prima breccia cosciente della verità nella sua vita di ragazzo smarrito, alla perenne ricerca di qualcosa che forse neppure aveva un senso. Un senso l'aveva forse l'insensatezza, la rivelazione che forse nulla di quello che aveva sotto gli occhi corrispondeva a realtà? Che magari la sua stessa vita era uno sbaglio, un errore dei sensi ingannatori? E poi le macchine che si rincorrevano alla sua destra, e le villette dal lato opposto della strada, il cielo terso e che andava scurendosi sopra di lui? Era davvero tutto un lunghissimo, inutile sogno? Era quello che stava vivendo, il vero incubo?
Pregò perché il Dio cristiano della sua infanzia gli desse l'appoggio di cui aveva disperatamente bisogno in quel momento. Ma forse quel Dio neppure esisteva... forse c'era soltanto quella voce nella sua testa che gli ripeteva che nulla era reale. E forse non era neppure vera. Si fermò a un centinaio di metri dal parcheggio; lì la strada si faceva più ampia, per accogliere il flusso costante di visitatori che ogni giorno si recavano a visitare gli scavi di Pompei antica. Magari era soltanto uno schizofrenico; le cose sarebbero peggiorate nei prossimi mesi. Lui avrebbe avuto visioni sempre più orrende; a un certo punto avrebbe cominciato a gridare e a comportarsi in modo strambo, e i suoi genitori avrebbero dovuto farlo rinchiudere in qualche ospedale psichiatrico, in compagnia di tanta altra gente che come lui aveva smarrito la via della ragione. C'era una procedura chiamata Trattamento Sanitario Obbligatorio che assolveva proprio a queste improvvise impellenze della società. Il mondo si proteggeva da se stesso e dai suoi inganni, impediva a persone come lui di svelare la vera essenza delle cose. Si rattoppavano squarci, si velavano occhi, si cucivano col fil di ferro le bocche che avrebbero detto la verità. C'erano altre persone come lui? Altra gente che era stata contattata da quelle essenze superiori, e che avevano deciso di non parlare, di non impazzire cercando di convincere amici e parenti che l'intero pianeta era a una svolta, e che nulla di ciò che la ragione umana aveva tramandato attraverso i secoli era anche lontanamente paragonabile alla reale natura della mente mortale?
Desiderò con tutte le sue forze, e vide ancora. A occidente il sole sprofondava nel sorriso violaceo del tramonto, dietro la linea dei bassi edifici alle spalle del santuario. Da lì un improvviso fiotto d'inchiostro attraversò il cielo, unendo il caleidoscopio di rosa e arancioni ad occidente con le prime avvisaglie della notte ad est. Dalla frattura in mezzo al cielo, sopra Alessandro si dipinse una notte più nera e immensa di quelle che aveva mai avuto occasione di vedere in tutta la sua vita. Una notte senza stelle, senza pianeti, senza pulviscolo spaziale, senza nessuno degli schermi che separavano la fragile atmosfera terrestre dal vuoto, terribile assoluto che premeva da ogni lato, e che poco a poco avrebbe risucchiato anime e fantasmi, assieme a tutte le infantili ambizioni generate dalle deboli menti di chi gli viveva intorno.
Il ragazzo si arrestò sotto il portico della stazione, osservò ancora per un po', per accertarsi che davvero il resto dei passanti, i conducenti di autobus, i tassisti e le migliaia di autisti sparsi nelle vie circostanti non si fossero accorti assolutamente di nulla. Si stava producendo un miracolo nel cielo, e lui era il solo a vederlo? Poteva la follia umana generare spettacoli così grandiosi? Allucinazioni così ai limiti dell'umana sopportazione da dargli la pelle d'oca, e da fargli desiderare di perdersi immediatamente in quel vuoto senza nome? Una particella infinitesimale del nero sopra di lui ce l'aveva sempre avuta al centro della testa, sin dall'incubo che aveva fatto di lui una creatura completamente nuova, diversa, incompresa. All'improvviso non ebbe più voglia di tornare a casa, di confrontarsi coi limiti e i pregiudizi dei suoi genitori. Gli sembrò un'offesa alla grandiosità che lo sovrastava anche il mero fatto di essere nato da persone così limitate e meschine. Odiò ancora una volta quel corpo che lo identificava come fatto di carne ed ossa, soggetto alle incrollabili leggi del tempo, alla morte intesa dagli umani come spauracchio e danno irreparabile, anziché come manifestazione del vero e riparazione delle falsità del pensiero. Avrebbe voluto andarsene via, trascinato dalle stesse entità che gli avevano parlato poco prima. Ma era questa la strada giusta? Cosa si aspettavano che facesse lui, particella infinitesimale di quella città in rovina?
Ebbe voglia di condividere la sua rivelazione con qualcuno. Forse sua sorella l'avrebbe ascoltato; se anche non avrebbe creduto a tutto quello che lui avrebbe avuto da dirle, pure l'avrebbe guardato negli occhi, e si sarebbe resa conto che lui, Alessandro, aveva visto qualcosa di straordinario. Era azzardato credere che sarebbe stata fiera di lui, che lo avrebbe appoggiato e difeso nei giorni a seguire, quando quella sensazione di potenza e energia in espansione si sarebbe rivelata più concreta e innegabile? La sua sola speranza era di condividerla con quante più persone possibile; non voleva essere da solo, quando le bende sarebbero state sollevate dagli occhi degli altri uomini. Avrebbero visto insieme, sarebbero cambiati insieme.