Aeroporto di Caselle, strada San Maurizio 139, davanti a un campo di erba medicaL’ispettore Anastasi mise in mano al commissario il rapporto che aveva appena stilato. Era incompleto ma decisamente chiaro.
Paludi lo degnò soltanto di uno sguardo e si diresse allo Spizzico dell’aeroporto. Tornò con una bottiglia da un quarto di Smirnoff, ne bevve il collo d’un sorso e la allungò con un fondo d’acqua frizzante. Ne bevve ancora intensamente.
– Mi scusi commissario. Mi sembra un modo di merda per iniziare la giornata...
– Forse mi aspetta una giornata di merda ispettore. Mi faccia un riassunto.
– Due cadaveri.
Paludi fischiò.
– Un uomo e una donna. Lei vent’anni, lui circa trentacinque. Bianchi. Un fucile sul luogo del delitto. Un calibro dodici da caccia. Canna liscia. L’ipotesi più plausibile è che lui abbia ucciso la ragazza e poi si sia successivamente sparato.
– Quando li avete trovati?
– Stanotte.
– Dove siamo?
– Corso Matteotti 26. La cantina nel sottoscala. Palazzo di uffici e studi notarili.
– Nessuno ha sentito o visto niente.
– Centro, commissario.
– Partiamo alla grande. Chi sono?
– È questo il punto. Non ne abbiamo idea.
– Cosa vuol dire non ne abbiamo idea?
– Niente documenti. Nessuna denuncia di scomparsa. Niente di niente.
Paludi lo guardò in tralice. Era stanco. Non ne aveva proprio voglia. Sentiva ancora la sabbia calda di San Cristobal sotto alle palle.
– A chi è intestato l’appartamento?
– È una cantina.
– La domanda rimane la stessa ispettore non mi faccia innervosire.
– Non è intestata a nessuno.
Paludi diede un’altra poppata alla Smirnoff. Certo a nessuno. Sennò l’ispettore non sarebbe lì a farglielo a pezzetti di ritorno dalle vacanze. Era un cazzo da pelare con i guanti. Ma d’altronde se l’era cercata, poteva anche non chiedere il trasferimento all’investigativa e rimanere a fare autoerotismo davanti ai dvd della buoncostume. Fanculo la promozione e fanculo quel maledetto caso di via Montebello che aveva destato tanto clamore. Un caso che aveva risolto in pompa magna, con gli onori della cronaca cittadina. Arresti eccellenti, bombe e morti ammazzati.[1] Nel frattempo erano arrivati alla macchina dell’ispettore Anastasi, una vecchia Delta integrale con lo scarico centrale. Paludi si mise a ridere.
– Che ci trova da ridere? Non le piacciono le macchine sportive? Questa qui ha vinto sei campionati del mondo di rally uno in fila all’altro.
– Ispettore, avrà anche vinto sei campionati del mondo consecutivi ma con le multe non mi pare che se la cavi altrettanto bene.
La prese in mano.
– Trentasei euro. Le hanno appena fatto una contravvenzione per divieto di sosta.
L’ispettore era una persona educata e non bestemmiò, diede solo un calcio a una fioriera piena di brina.
Guidò in silenzio per un lungo tratto, superò il raccordo autostradale e la tangenziale nord. Arrivati in corso Grosseto rimasero impantanati nel traffico, c’era una colonna di almeno cinquecento metri che intasava tutta via Stradella. La maggior parte degli automobilisti non trovava niente di più interessante da fare che strombazzare con il clacson e mostrare ai vicini di coda il catalogo aggiornato delle imprecazioni torinesi. Porco due. Minchia zio fa. L’ispettore Anastasi sbuffò.
– Posso almeno chiederle come sono andate le vacanze commissario?
Paludi aprì la portiera e scese dall’auto in mezzo alla fila di macchine.
– Proseguo a piedi. Ho bisogno di camminare.
Anastasi rimase immobile alla guida. Paludi riusciva sempre a sorprenderlo; non c’era niente da fare. Gli bussò al finestrino.
– Mi dia quel rapporto. E un paio di sigarette, le mie le ho finite.
– Dove ci vediamo?
– In cantina ispettore. E porti il vino.
[1] Vedi Giorgio Paludi, 44 anni il giorno dei Santi di Fabio Beccacini, Fratelli Frilli Editori, 2008.