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Io una principessa... Ma non scherziamo!

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Blurb

Una semplice ragazza, che lavora per riuscire a realizzare il suo sogno di laurearsi in moda e per riuscire a mantenere la sua famiglia, si ritrova, a servire dei clienti importanti nel locale dove lavora come cameriera.

E' proprio grazie a questo lavoro che Karol si ritroverà presto in una storia d'amore perfetta, piena di scherzi, felicità e amore, ma con un grande segreto alle fondamenta.

Una volta che la protagonista verrà a conoscenza della verità riuscirà a perdonare la bugia o porrà fina alla sua favola?

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BRIVIDI
Era una giornata soleggiata a Roma e questo sole era riuscito a mettere di buon umore anche le persone più negative del mondo. Sole però significava anche più turisti, più clienti, più gente sui mezzi pubblici e più traffico. - Allora ci muoviamo Karol? I clienti aspettano!- la richiamò il suo capo scorbutico intimandole di muoversi non vendendo l'ora di spennare tutti quei ricchi clienti seduti nel ristorante più in di Roma e ciò lo rendeva troppo occupato per accorgersi che la ragazza stava già portando quattro piatti al tavolo numero 16 ovvero quello più appartato del locale, dove di solito si sedevano le persone più importanti, e anche se non li conosceva, almeno non alla prima occhiata, capì da come erano vestiti che erano gente importante, se poi dovevano anche essere contate quelle che sicuramente erano guardie del corpo e l'assaggiatore personale allora non c'erano dubbi, erano molto importanti, con tanti soldi e con margine di errore pari a zero, perchè sapeva che sarebbe bastato un errore e sarebbe stata licenziata in meno di tre secondi, ed era per quel motivo che quel tavolo veniva assegnato sempre a lei, perchè lei era bella, era sorridente e sprizzava bontà da tutto il suo metro e sessantacinque e ciò piaceva a tutti i clienti, se poi ci aggiungiamo che era anche incredibilmente intelligente e sapeva parlare fluentemente 5 lingue allora per Giacomo sarebbero stati oldi a valanghe. - Ecco a voi signori, gradite ordinare dell'altro?- chiese riferendosi a tutto il tavolo, compreso la ragazzina che poteva avere al massimo 15 anni e il ragazzo che doveva avere una ventina d'anni come lei, perché se c'era una cosa che sempre le aveva dato fastidio era quando i camerieri da piccola non chiedessero a lei cosa volesse ma si rivolgevano alla madre, oppure portavano direttamente il menù bambino che a lei non piaceva nemmeno, non che fosse sofisticata o altre cose, semplicemente la pasta al sugo l'avrebbe potuta mangiare sempre, mentre in un ristorante avrebbe preferito di gran lunga mangiare una carbonara oppure una bistecca alla brace e non quella cotoletta secca fatta con il cemento armato, comunque i signori sorrisero cortesi. - Dopo il primo puoi venire ad ordinare il resto.- disse un uomo dalla stazza massiccia un pò bassino e con uno sguardo duro. - Va benissimo allora buon appetito.- disse la ragazza e con il suo portamento elegante tornò in cucina per prendere altri piatti. - Allora bellissima come era questi snob del tavolo 16?- le chiese Federico il suo migliore amico nonché cuoco del ristorante. - Erano più gentili del solito ed anche più ricchi, oggi Giacomo farà fortuna, sperando che almeno ci lasci qualche mancia.- disse lei rivolta all'amico che la guardò sconsolato, purtroppo il capo non era solito lasciargli le mance che i clienti davano ai suoi dipendenti rifilando loro sempre la solita scusa: " Già vi pago per lavorare, non capisco perché dovrei darvi soldi extra." e ogni volta, dopo aver detto questa frase lì lasciava a bocca asciutta con solo il loro misero stipendio che per il lavoro di 12 ora che svolgevano loro era praticamente niente, ma se vuoi avere un tetto dove vivere e del cibo nella dispensa allora devi accontentarti e questo la nostra protagonista lo sapeva bene, lei che si era sempre accontentata nella vita che non aveva mai chiesto niente a nessuno, si stava accontentando per l'ennesima volta perché in cuor suo lei sapeva che tutti gli sforzi che stava facendo sarebbero presto stati ricompensati dal coronamento del suo sogno, quello di diventare una dottoressa specializzata però nella pediatria, lei amava i bambini e uno dei suoi più grandi sogni era averne tre, un maschietto e due femminucce, le sarebbe piaciuto che magari avessero i suoi occhi blu con quel giallino interno che li faceva sembrare due cieli notturni immensi e che magari prendessero il suo coraggio perché è vero potrà sembrare narcisistico ma forse era l'unico complimento che si rivolgeva sinceramente, quello di essere coraggiosa e ne andava fierissima. - Buonasera signori volete ordinare?- in quel momento erano entrati due signori di quelli che si credono degli dei caduti dell'Olimpo, con la puzza sotto al naso, che ti squadrano da capo a piede facendoti sentire inadeguati, certo possono far sentire inadeguata qualsiasi persona ma non Karol, quello non lo sarebbe riuscito a fare nessuno. - Si, potremmo avere qualcuno di più adulto a servirci?- chiese la moglie storcercendo il naso alla vista della bellissima ragazza snella dai lunghi capelli neri come il carbone, troppo giovane per servire lei e il marito senza combinare disastri. - Mi dispiace ma ci siamo solo io e la mia collega libere in questo momento, volete ordinare?- chiese mantenendo il suo bianchissimo sorriso, richiamando Stefania la sua collega che subito si adoperò a scrivere quello che la coppia ordinò, ovviamente solo roba di pesce. Mentre Stefania portava l'ordinazione a Federico lei andò a prendere il pane, l'acqua e il vino. - Signorina questo pane non va bene sono a dieta.- disse schizzinosa la signora. - Mi scusi ma lei non ha ordinato il pane proteico, quindi pensavo volesse il pane normale.- disse fintamente mortificata, davvero la gente del genere le stava in gola. - Allora la prossima volta non pensi e mi porti immediatamente quello che le ho chiesto, io e mio marito veniamo qui a mangiare non a fare gli psicologi per i camerieri.- urlò la signora facendo una scenata che fece girare tutti gli altri commensali compreso il tavolo numero 16, il suo capo e fece uscire dalla cucina il cuoco e l'altra cameriera. La signora sorrise vittoriosa pensando che la ragazza si sarebbe sentita a disagio oppure in imbarazzo, purtroppo per la signora le cose che mettevano Karol in imbarazzo erano decisamente altre, infatti non c'era neanche la traccia di rossore sulle sue quance, aveva ancora il sorriso sulle labbra e l'unica cosa che era cambiata erano i suoi cieli stellati che ormai erano diventati nuvolosi. - Perfetto signora avrà subito il suo pane.- disse lei con grazia ed eleganza stupendo parecchi clienti che pensavano iniziasse a sbraitare addosso alla coppia. La ragazza servi il pane, ma proprio mentre Stefi stava per servire la zuppa di pesce alla signora codesta mise il piede fuori dal tavolo facendo così uno sgambetto alla ragazza che inciampò e fece rovesciare tutti i piaddi che aveva in mano dovendosi tenere con tutte e due le mani al tavolo per non cadere faccia a terra. - Ma che diavolo combini!- iniziò ad urlare come una gallina sgranata la signora mentre veniva subito raggiunta dal titolare. - Che diamine è successo qui? chi è stato?- sembrava davvero furente e allora dato che sapeva che almeno lei non avrebbe rischiato il licenziamento si assunse tutte le responsabilità. - È colpa mia.- disse facendo rimanere stupita la sua collega ricevendo un'occhiataccia dal capo. - Benissimo, la cena di questi due signori la pagherai con il tuo stipendio che per questo mese sarà dimezzato. Scusatemi tanto per questo inconveniente se volete di la abbiamo gli spogliatoi così potrete pulirvi- disse Giacomo riversando l'ennesima occhiataccia alla sua dipendente per poi scortre i clienti nei luoghi nominati prima. Nel frattempo Karol si era messa all'opera per pulire il disastro combinato dalla collega mentre quest'ultima la fissava standosene lì impalata. - Per favore vai a servire li altri tavoli ma non stare ferma a guardarmi come se fossi un alieno, servi tutto tranne il tavolo 16 quello devo farlo io ammeno che non tu non voglia rischiare il lavoro.- disse con tono grave, perdere metà stipendio non ci voleva proprio, non quando hai le bollette da pagare, l'affitto e mantenere un fratello di dieci anni. Una volta pulito tutto il disastro e risistemato il tavolo Karo ritornò al tavolo numero 16. - Scusatemi per il ritardo e per il disguido avvenuto prima nel locale, cosa vorreste per secondo?- chiese la ragazza sorridendo. - Vorremo un abbacchio allo scottadita, un saltimbocca alla romana e dei carciofi arrostiti.- disse l'uomo e la ragazza annuì sorridendo facendo sorridere lievemente anche l'uomo, ma se c'era una persona che non riusciva a togliere gli occhi da quel sorriso quello era il ragazzo che avrà avuto massimo 25 anni, era rimasto incantato dal primo momento in cui aveva visto quella splendida ragazza che di certo non passava inosservata, ma non perché attirasse l'attenzione o perché era provocante, no era semplicemente stupenda, capelli neri lunghi e lucenti, occhi da cerbiatto marroni/verdi contornati da delle ciglia folte e delle sopracciglia curate, delle labbra carnose e una dentatura perfetta che la faceva risplendere di una luce tutta sua e che al ragazzo fece venire I BRIVIDI. - Arrivano subito, scusate ancora per il tempo aspettato.- disse per poi andare in cucina dove a aspettarla c'era Federico abbastanza preoccupato per tutto quello che le era accaduto in sala. - Allora, ti ha davvero tagliato lo stipendio?- chiese Federico mentre vide la ragazza annuire seria ma sapeva che quella era solamente una corazza perché appena sarebbero usciti da quel locale allora lei si sarebbe sfogata tra le sue braccia, quelle che non la abbandonavano mai dall'età di tre anni e che non l'avrebbero mai fatto. - Dio, come si può essere così cattivi, sa della tua situazione eppure se ne frega.- disse incazzato l'amico mentre sbatteva lo strofinaccio sul lavello della cucina. - Purtroppo la cattiveria è difficile da rimuovere se chi c'è l'ha non te lo permette.- disse la ragazza sospirando mentre ti passava una mano tra I capelli, prendeva i piati per il tavolo vip e si stampava in faccia il suo bellissimo sorriso finto, finto ma bellissimo. - Ecco a voi, se avete bisogno di qualsiasi cosa io sono a disposizione. - disse per poi andare a servire i restanti clienti. La giornata passò normalmente fin quando poi alla chiusura anche il tavolo sedici andò a pagare. - Allora sono 1.400 € in totale.- disse la ragazza mentre accendeva il banco posta per poter permettere ai signori di eseguire la transazione. - Vorremo lasciarle anche la mancia, non la deve dividere con nessuno, siamo rimasti molto contenti del suo operato e ci complimentiamo per la sua gentilezza degna di una persona di sangue reale.- disse la signora bassina che di quelle cose se ne intendeva essendo ella proprio una di queste anche se preferì non dirlo alla giovane ragazza. - Grazie mille, è stato un piacere, alla prossima.- salutò Karol con la busta in mano contenente la sua mancia che purtroppo fu vista anche dal proprietario del negozio che appena i clienti furono usciti non perse tempo a strappargliela di mano. - Allora, vediamo quanto hanno lasciato in più. - disse mentre una Karol incazzata non riuscì a tenere a freno la lingua. - Quei soldi sono miei, li hanno lasciati a me, mi spettano di diritto.- disse quasi urlando facendo uscire tutti dalla cucina. - Stai un pò zitta se non vuoi che ti tagli ancora lo stipendio, già ti pago per fare il tuo lavoro, non ho intenzione di darti anche gli extra.- disse prendendole il polso per staccarle la mano che si era posata sulla busta della mancia, per poi staccarlo con forza da quest'ultima senza però lasciarle il polso facendola gemere di dolore. - Lasciala stare.- disse Federico andando in soccorso dell'amica per far mollare la presa al proprietario per poi abbracciare la sua amica dalle spalle. - Allora, vediamo un pò... 400€ euro di mancia, ma non mi stupisco, con quel corpo i clienti pagherebbero anche il doppio.- disse ridendo sguaiatamente il proprietario della baracca. Prima che potesse dire qualche altra cosa Karol prese la sua giacca e uscì sbattendo con forza la porta vendendo però seguita dal suo migliore amico che dopo averla rincorsa per cinque minuti buoni la trovò seduta con le gambe al petto su una panchina di un parco dove tutti dopo mangiato andavano a godersi il bel tempo con le proprie famiglie sfruttando il fresco di quelle zone. - Ti ho trovata finalmente.- disse non curandosi di essere sentito dalla gente intorno a lui, in quel momento le importava solo della sua amica e sarebbe sempre stato così. - Ti fa male il polso fammi vedere.- disse l'amico che avvicinatosi vide Karol tenersi il polso dolorante, diventato completamente viola. - Cazzo, io lo ammazzo.- continuò poi dopo aver visto le condizioni in cui era il suo polso. - Volevo solo I soldi che mi spettavano di diritto, mi spacco la schiena 12 ore ogni giorno e alcune volte mi tocca fare anche gli straordinari, mi ha tagliato metà stipendio e non mi ha lasciato neanche un briciolo di mancia che avevano lasciato appositamente per me le quali mi avrebbero agevolato tantissimo, cavolo siamo anche a settembre e mi tocca comprare tutti i libri a Stephan, devo ricominciare a pagargli il conservatorio e i miei due lavori interi bastavano a stento per riuscire a mettere qualcosa sotto ai denti, adesso come farò a fare tutto, non posso togliere le cose a Stephan non sarebbe giusto...- disse iniziando a piangere aggrappandosi alle spalle dell'amico, che la teneva stretta a lui mentre la cullava per cercare di calmarla. - Ehi, andrà tutto bene, sai che per qualsiasi cosa posso aiutarti anche io, se ti servono soldi puoi contare su di me.- disse l'amico cercando di rassicurarla. - Non posso, lo sai che non posso accettare, a te quei soldi servono per realizzare i nostri sogni, se io non riuscirò mai a laurearmi non significa che non debba farlo nemmeno tu anzi, tu lo devi fare per tutti e due, non puoi prestarmi dei soldi che per te sono fondamentali solo perché sono irresponsabile e sono sempre al verde....- disse staccandosi dall'amico per poi attorcigliare le braccia attorno alle ginocchia. - Adesso mi fai incazzare, non sei irresponsabile, hai diciannove anni, tiri avanti una famiglia da sola senza nessuno che ti aiuti, stai crescendo a meraviglia un ragazzo insegnandogli tutti i valori della vita e i giusti ideali, oggi hai difeso la nuova arrivata sapendo che a te non ti avrebbe mai licenziato e intanto ci hai perso mezzo stipendio, stai sacrificando il tuo sogno di laurearti per poter dare un futuro migliore a Stephan lavori 18 ore al giorno senza preoccuparti di arrivare distrutta a casa, ti sei diplomata grazie ad una borsa di studio nel liceo più rinnomato di Roma con il massimo dei voti e nel frattempo lavoravi anche, conosci cinque lingue, non ti spaventa niente e non hai paura di metterti in gioco, pensi sempre a tutti ma a te chi ci pensa?- chiese il suo amico dopo che ebbe finito il discorso facendo sorgere dei dubbi all'amica sapendo che rispondendo a quella domanda si sarebbe solo resa conto di quanto fosse sola e di come avesse solo Federico e Stephan al suo fianco. - A me ci penso io, ma non è la cosa importante.- disse e venne di nuovo richiamata dal suo migliore amico, che cercava in tutti i modi possibili di tirare fuori l'intelligenza dell'amica che in quel momento si era nascosta sotto il suo cervello. - Si invece, si che è importante, hai 19 anni non 50, non devi per forza farti carico di tutto il mondo, non devi per forza sacrificarti per tutti, riuscirai mai a mettere te al primo posto?- continuò quasi urlando il suo migliore amico che intanto si era alzato e aveva iniziato a gesticolare facendo avanti e indietro davanti alla sua amica. - No, non ci riesco, non voglio che Stephan viva l'adolescenza che ho vissuto io, voglio che lui abbia tutto quello che io non ho avuto e se questo significa sacrificare me allora me ne farò una ragione, non mi importa arrivare stremata a casa e poi dover aiutare Stephan con i compiti, non mi importa di non poter uscire un sabato sera con gli amici perché Stephan vuole giocare con me oppure perché vuole farmi vedere quello che ha imparato al conservatorio, no mi importa di dover lavorare 18 ore ed essere pagata pochissimo se so che quel lavoro mi garantisce una minima dignità e no mi importa neanche di non avere la casa in centro perché io almeno la casa c'è l'ho e ringrazio il cielo che almeno quella la ho, almeno io mi sveglio la mattina sapendo di poter mettere qualcosa sotto i denti miei e di Stephan, ok non potrò realizzare il mio sogno ma se lui sarà felice allora lo sarò anche io perché io ormai ho perso tutto ed il mio unico appiglio alla vita è lui, se lui anche se ne andrà allora io non avrò più un senso, io allora smetterò di vivere e inizierò a sopravvivere e che senso ha a quel punto esistere senza poter provare più niente?- chiese Karol che si era alzata all'altezza del migliore amico per quanto gli fosse possibile e gli aveva vomitato addosso tutto quello che si portava dietro da settimane, ovvero dal tempo i cui avevano seriamente parlato l'ultima volta in cui era di nuovo esplosa. Lei era così, manteneva, incassava, eclissava i sui problemi, accantonava tutto ciò che poteva farle dire una parola fuori posto che avrebbe potuto ferire qualcun'altro, metteva da parte i dispiaceri però era umana anche lei e alla fine esplodeva in un uragano di frustrazione, rabbia e stanchezza, perché era quella la verità, lei era stanca, terribilmente stanca, non aveva niente oltre a Stephan per cui valesse la pena aprire gli occhi e iniziare una nuova giornata In questo mondo troppo pesante per le spalle di una ragazzina, non aveva un ragazzo con cui potersi confidare, un ragazzo nel letto a cui magari si sarebbe potuta stringere spacciando via tutti i suoi brutti pensieri, non aveva un'amica con cui poter spettegolare del ragazzo bello visto la sera in discoteca perché lei non usciva e le sue "amiche" se così si possono definire l'avevano abbandonata al suo destino dopo l'esame di stato, l'unica persona che aveva altre a Stephan era Federico, il suo migliore amico, un fratello possiamo dire, lui l'aveva vista e affiancata in tutti i momenti della sua vita, belli e brutti, non si era mai tirato indietro davanti a niente e mai l'aveva lasciata sola in balia dei suoi problemi, lui c'era da sempre e aveva giurato a sé stesso che ci sarebbe sempre stato, finché morte non ci separi ma non quello del matrimonio dove ti giuri amore eterno, no quello dove stringi un'amicizia indistruttibile, quella che nessun male riesce a scalfire, quella che ti fortifica e ti fa sentire viva anche solo per pochi istanti, ormai era il loro motto, era la loro firma si erano giurati per sempre alla fine del primo anno d'asilo davanti ad un loro compagno che faceva un prete quando credevano che con il matrimonio si diventasse migliori amici e fratelli e quel patto crescendo lo avevano solo rafforzato. - Finché morte non ci separi.- disse Fede tirando fuori il mignolo dalla sua felpa per porgerlo alla ragazza davanti a lui, come avevano fatto quel 31 giugno di molti anni prima. - Finché morte non ci separi.- disse suggellando per l'ennesima volta la promessa unendo i due mignoli mettendo fine a quel discorso e tornando a sorridere fra le braccia dell'altro sorridendo, senza sapere che un ragazzo dietro ad un muretto aveva ascoltato tutta la conversazione iniziando ad aveva numerosi punti interrogativi, era incredibile quello che era riuscito a fargli una semplice cameriera, era riuscito a sciogliergli quel ghiacciaio che aveva come cuore soltanto sorridendogli e essendo gentile, però quella gentilezza sincera non imposta da nessuno solo dalla voglia di farlo, avrebbe voluto conoscere quella ragazza e lo avrebbe fatto a qualunque costo, nessuno con uno sguardo le aveva mai fatto quell'effetto, loro non si sarebbero mai dovuti neanche incontrare se solo il ristorante avversario a quello della splendida cameriera non avesse per sbaglio cancellato la loro prenotazione, era destino, e lui che in queste cose ci credeva più di qualsiasi altro non si sarebbe dato pace finché non avesse risposto alle sue domande, finché non avesse conosciuto tutto della ragazza che stava spiando da dietro al muretto.

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