1-3

2042 Words
“Bentornato, fratello!” gli disse con quella voce bassa, calda e un po’ graffiante che le donne trovavano irresistibile. “Ero in ansia. Non telefoni, non scrivi…” D’istinto Gus lo abbracciò, senza sentirsi affatto ridicolo per il modo in cui gli si era avvinghiato. Anche lui aveva sentito la sua mancanza, in maniera quasi imbarazzante. Gli spazzolò via del terreno da una guancia, poi pensò di averne egli stesso almeno il triplo sotto le scarpe e prese a sfilarsele, prima di lasciare impronte ovunque sul parquet interno. “Che tu ci creda o no, è la quarta volta che, per trattenere l’esuberanza della mia partner, mi si rompe il cellulare oppure lo perdo. Emano tante di quelle scariche involontarie da friggere ripetitori in tutta Chicago! Quanto ai posti che abbiamo frequentato… Be’, diciamo che non erano il massimo in niente, spesso neanche in igiene, figurati in tecnologia. La prossima volta, mi porto carta e penna o uso un piccione viaggiatore. Comunque, ad essere onesti, non ho badato molto alle comunicazioni, perché avevo il terrore che, se mi fossi distratto, la signora della morte avrebbe decapitato o sbranato qualcuno.” Amulio non fece fatica a credergli. “Ne discutevo appunto con Doc poco fa. Gina ci rende nervosi con la sua aggressività. In un momento delicato come questo, il suo è un atteggiamento deleterio. Dobbiamo essere più uniti che mai e non saltarci al collo di continuo per colpa sua. Suppongo di averlo persuaso ad accennarle la cosa ma con quei due non si riesce a venire a capo di niente. Spero comunque che affrontino l’argomento quanto prima.” “Lo spero anche io ma prevedo che non cambierà assolutamente niente. Gina è caparbia e così orgogliosa che, a volte, mi chiedo come diavolo faccia Tiberius a sopportarla! Pensa che poco fa non sono più riuscito a trattenermi e l’ho fulminata. Per strada, con il rischio di essere visti!” L’amico, per nulla sorpreso, scoppiò a ridere di gusto. “Avrei pagato per assistere! Siete venuti alle mani?” “Scherzi? Tu sai come sono fatto! Me ne sono pentito seduta stante, anche se non nego che zittirla con una scarica elettrica mi abbia regalato qualche minuto di tranquillità. Comunque ho deciso: da domani faccio coppia con te e mollo lei a Luke.” “Per me va bene. Comunque spiegami, cos’è stato a farti sbroccare così?” Gus si passò una mano sugli occhi irritati dalla stanchezza e, di colpo, il tono della sua voce divenne cupo. “L’ultimo informatore con cui abbiamo parlato ha sostenuto di essere stato pagato da un nuovo emissario di Ben. Uno senza un orecchio.” L’espressione gaudente di Amulio si tramutò in una smorfia di incredulità, sotto cui da tempo si celava un dolore vivo, bruciante. Solo sentire nominare il fratello che più aveva amato gli creava un malessere intenso allo stomaco. “È lui? Ne sei certo?” “Nient’affatto. La descrizione, per quanto approssimativa e frettolosa, non combacia così tanto. Staremo a vedere, quando dal cellulare del signor Forbes avrò ottenuto libero accesso alle telecamere interne del suo ufficio e dell’intero plesso. Il lavoro, però, dovrà aspettare: sono giorni che non chiudo occhio e sento che sto per crollare.” “Hai ragione, dovresti andare. Penso io a monitorare la situazione.” Si scambiarono un altro abbraccio, stavolta di consolazione, ed entrarono. Il calore della casa confortò subito tutti i sensi di Gus, alleviando l’acredine che lo perseguitava con costanza quand’era in compagnia di Gina. “Gli altri cosa fanno?” “Alice e Tom seguono una pista ma hanno avvisato che rientreranno a momenti. Luke è fuori con un paio di escort. Dice che le sta mettendo sotto torchio…” Si guardarono negli occhi e scoppiarono a ridere. “Non oso immaginare con quale mezzo le persuaderà a confessare…” aggiunse Amulio, coprendosi gli occhi per la vergogna. “Nemmeno io, perciò non instillarmi pensieri osceni, altrimenti avrò degli incubi tremendi. E tu, dove sei stato? Se non erro, mancavi all’appello da oltre una settimana!” “In giro” rispose, tenendosi sul vago e facendo spallucce. Amulio manteneva sempre un atteggiamento molto casual e tendeva a sorvolare su tanti argomenti, però… C’era un che d’insolito nel modo in cui i suoi occhi, di norma viola, avevano baluginato di rosso, spostandosi a fissare il vuoto sulla destra, come quando si mente. “In giro, dove?” insistette Gus, fingendosi altrettanto vago. Non fu difficile, visto che l’ultima parola gli venne distorta da un altro impietoso sbadiglio. “Un po’ di qua, un po’ di là. Lo sai com’è. Le mie zampe sono sempre irrequiete. Adesso vai, prima che ti veda di nuovo le tonsille. Buon riposo!” “Anche a te!” replicò, cercando di tenere a bada la curiosità. In fondo, non era la prima volta che Amulio si desse alla macchia. Spariva per giorni, poi tornava senza dare spiegazioni. Lo sapevano tutti che la sua natura di lupo vampiro fosse particolare ed esigesse molte più cure, perciò nessuno aveva mai osato mettere in discussione i suoi modi di fare. Detto ciò, in sua assenza, ognuno di loro aveva elaborato delle teorie sulle sue misteriose sparizioni. Luke sosteneva con convinzione l’ipotesi meno probabile: doveva esserci una lupacchiotta nelle vicinanze, da cui forse Amulio si recava per visite di natura intima. Doc, invece, diceva che si trattasse molto più semplicemente del richiamo della natura: gli spazi chiusi non si confacevano bene ai lupi e, per quanto sedentario, doveva anche lui avvertire la chiamata intrinseca delle corse al chiaro di luna. Tom, in modo inaspettato, un giorno aveva rivelato di sapere per certo che da qualche parte, in Colorado, dovesse esserci qualche familiare ancora in vita di Amulio. Nessuno, però, riteneva plausibile che, di punto in bianco, potesse fare visita al gruppo dal quale, secoli prima, si era allontanato di sua volontà, cedendo lo scettro simbolico dell’alfa a un altro membro del branco. Gus, dal proprio canto, era incline a credere a Luke, ma non avrebbe mai invaso la privacy del suo amico, pur avendo a disposizione i mezzi per farlo. Anzi, si augurava che trovasse quanto prima una compagna e ottenesse la meritata felicità. Con passo leggero, salì al piano superiore, dove regnava un silenzio tombale. Niente di insolito in questo, ma provò una punta di delusione nell’accorgersi che non ci fosse nessuno ad attendere il suo ritorno. Nemmeno lei. Drizzò però subito le orecchie, nella speranza di sbagliarsi. Tutte le porte delle stanze da letto erano chiuse, compresa quella che gli interessava di più. La rimirò con nostalgia per qualche secondo, reprimendo il desiderio quasi irrefrenabile di avvicinarsi e bussare. Avrebbe voluto ma per dire cosa? Fare il burlone? Non si sentiva per niente in forma e la spossatezza, mentale e fisica, lo stava sopraffacendo. Non indugiò oltre e riprese a camminare nell’ampio corridoio che, di per sé, aveva le dimensioni e l’amabilità di un vero e proprio salotto. Adorava quella villa. Sapeva di casa più del Campo, a New York. Amulio aveva impiegato anni per finire di costruirla e, pur lavorando con le abilità e la velocità di un vampiro, si era imbattuto in numerosi problemi di progettazione, fino a quando Tom non lo aveva aiutato ad appianarli. Il risultato era una villa a più piani, tanto maestosa quanto, in qualche maniera, discreta, poiché era immersa nel verde, circondata da oltre venti ettari di terreno tutti recintati, che sin dal principio erano divenuti la dimora naturale di molte specie di animali. Chissà, magari si sentivano al sicuro, conoscendo il proprietario e sapendo quanto questi amasse sgattaiolare fuori a tutte le ore, per trasformarsi in un lupo dal pelo folto e setoso. E chi avrebbe mai immaginato che Amulio coltivasse una passione tanto sfrenata per la lettura? I libri, classici e moderni, avevano invaso ogni angolo libero della casa, ogni sottoscala, ogni anfratto più o meno celato alla vista. Era riuscito a sistemarli in modo tanto estroso che, prima o poi, si veniva invogliati a sceglierne uno, sedersi con una tazza di sangue in mano e godersi una pausa, con la testa china sulle pagine stampate. In effetti, però, era probabile che l’idea dei libri fosse venuta a quel sapientone di Tom: Amulio era più il tipo da vento nei capelli e terra tra le zampe. Per la dolce Brianna, che ancora non partecipava in modo attivo alla vita del gruppo ma che adorava trascorrere il tempo leggendo, quella casa doveva essere il paradiso in terra. Per un attimo, Gus chiuse gli occhi e la rivide seduta scalza sul divano, le gambe incrociate, i lunghi capelli ramati sciolti sulle spalle esili, lo sguardo assorto e felice, come se niente potesse turbarla mentre leggeva. Nemmeno i ricordi più spiacevoli. Poi fu costretto a tornare alla realtà e il senso di vuoto che provava quando lei non c’era gli scavò un buco nel petto. Aprì la porta della propria camera e con cautela la richiuse dietro di sé. Non appena accese la luce, il contrasto con la figura poetica che aveva evocato poc’anzi nella sua mente risultò più vivido che mai. Scatole, scatole ovunque, di ogni forma e colore, piene di polvere che iniziava a ispessirsi causando un odore sgradevole di chiuso, ammuffito e stantio. Vivevano a Chicago da mesi, eppure non aveva ancora avuto modo di sistemare le sue vecchie, inutili cianfrusaglie. Preso com’era da mille incombenze, delle quali doveva occuparsi con urgenza ogni santo giorno, rassettare la sua stanza non solo si era rivelato un compito impossibile ma addirittura superfluo. Preferiva perciò accontentarsi di fare lo slalom da e per il bagno, l’armadio, il letto e la porta. Del resto, non aveva niente di valore con sé, né bisogno di rendere l’ambiente ospitale. La sua era una vita forzatamente solitaria e quel letto non avrebbe visto adagiarsi nessuna schiena oltre la sua. Senza indulgere oltre nelle sue innumerevoli mancanze, si diresse in bagno, aprì l’acqua nella cabina doccia e, nel frattempo, si spogliò, lanciando gli indumenti dove capitava. Ah, quanto sarebbe stato diverso, se Brianna avesse condiviso anche quella parte delle sue giornate! Sarebbe entrato esclamando: “Tesoro, sono a casa!” come un comune babbeo, di ritorno dal suo banale lavoro. Si sarebbero informati sulle rispettive attività e avrebbero parlato del più e del meno, fino a quando non fossero stati interrotti dai loro chiassosi, intelligentissimi tre, quattro bambini. Lui li avrebbe presi in braccio, fatto loro il solletico, viziati e coccolati. Avrebbe letto qualche fumetto per farli addormentare, oppure raccontato di quando lo zio Amulio si era ritrovato a dover affrontare in un nobile, spietato duello, tutti i contendenti al ruolo di capobranco ma, dopo averli battuti, aveva rinunciato al potere per vivere da uomo libero e scegliere la propria strada nel mondo. Ovviamente avrebbero vissuto per conto loro, in una casa accogliente quanto questa e altrettanto circondata da aree verdi e incontaminate. La fantasia fu così rilassante che perdurò per l’intera doccia. Sognava ancora ad occhi aperti quando, spalancata la porta del bagno, le sue narici colsero un vago, impercettibile quanto innegabile profumo di mughetto. Si scosse dal suo letargico torpore, si strofinò con vigore il viso, poi la vide. Brianna se ne stava seduta su un fianco del letto, con un libro chiuso sulle gambe. Si guardava intorno con curiosità e, forse, una punta di pena. Non era un sogno né una fantasia. Era reale e gli sarebbe bastato fare un unico passo in avanti per sincerarsene. Invece, cercando di fare il minimo rumore possibile, richiuse la porta e, nel panico, riaprì la doccia. Per tutti i vampiri senza zanne! Stava per comparirle davanti nudo ed eccitato come una pornostar sul set del suo primo film! “Devo proprio smetterla di parlare e di pensare come Luke!” si rimproverò mentre tornava sotto l’acqua gelida, sperando che i diavoletti della lussuria che lo stavano pungolando finissero nello scarico del piatto doccia. Davvero lei si aspettava che, dopo quasi una settimana di lavoro ininterrotto, lui avesse la forza e la pazienza di leggerle un libro di poesie? Certo, ormai aveva una sorta di leggio incorporato, a giudicare dalla tremenda, potente erezione che non ne voleva sapere di sgonfiarsi… Comunque non era davvero il caso che lei restasse.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD