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2046 Words
“Ti ho detto di smetterla!” urlò allora Gus e, prima di rendersi conto di cosa facesse, la investì con una scarica elettrica. Gina finì scagliata contro il palo di ferro di un cartello stradale, ai piedi del quale giacque intontita per qualche secondo. Non avrebbe voluto lasciarsi andare a quella reazione spropositata ma era così stanco dei suoi deliri da non reggerla più. Occorreva un chiarimento o la scossa successiva sarebbe stata fatale. “Primo” le disse, porgendole una mano per rialzarsi, che lei accettò più perché era stonata che non perché le servisse, “non siamo sicuri al cento per cento che si tratti di Decimus. A molte persone manca un orecchio, vampiri e non. Forbes l’ha descritto come un fuscello ma lui è sempre stato in forma e dubito che si sia ridotto pelle e ossa, come ci ha lasciato intendere quel cretino. Secondo: datti una calmata o questa sarà l’ultima volta che ti porto con me.” “Perché? Che ho detto di male?” domandò lei, strofinandosi la schiena e guardandolo irritata. Una faccia tosta come la sua Gus non la vedeva dai tempi delle crociate. Se ci fosse stata lei a capo delle armate religiose, gli infedeli non avrebbero avuto scampo e lo sterminio sarebbe stato ancora più devastante. “Devi piantarla di raccontare per filo e per segno in quale maniera lo tortureresti. È una cosa raccapricciante, oltre che un atteggiamento infantile.” “Non credo proprio!” sbottò Gina, riatteggiandosi a dura e avanzando sfrontata con l’aria di una che volesse menare le mani. “Ho il diritto di insultarlo, se voglio!” “Benissimo, allora astieniti dal farlo davanti a noi. Ci metti tutti a disagio, quando ti dilunghi in descrizioni dettagliate di viscere appese a essiccare e pelle di vampiro sottovuoto! O forse non lo hai notato? Decimus era un nostro amico, un compagno fidato, onesto e leale. Era un legionario, per Giove! Non è corretto ignorare il bene che ha fatto o sputare sull’affetto che lo legava a noi. E se ritieni che mi sbagli o che esageri, ti consiglio di parlare con Alice e Tom: nessuno dei due si sognerebbe mai di usare il proprio tatuaggio per qualcosa di così brutale.” Gina, risentita, lo superò a testa alta. “Ottimo, allora farò da sola!” “Potresti, certo, ma ti invito a riflettere sulle conseguenze. Nemmeno Tiberius sarebbe dalla tua parte, se oltrepassassi certi limiti. Sei disposta a rischiare di perderlo?” Era un’esagerazione, perché nessuno di loro, tanto meno il medico, l’avrebbe mai lasciata sola ad affrontare i suoi demoni e le sue battaglie, però gli parve il momento giusto per essere schietti. Temeva, e a buon diritto, che la sete di violenza della vampira subisse una escalation cui fosse difficile porre rimedio in futuro. “Magnus sarebbe d’accordo con me e mi sosterrebbe fino in fondo” aggiunse lei, con meno convinzione e i lucciconi tra le lunghe ciglia scure. Intristito dall’atteggiamento ostinato, a tratti capriccioso, della sua partner, Gus scosse la testa e riprese a camminare sconsolato verso l’auto. “Magnus non c’è e non sappiamo se o quando tornerà. Inizia ad accettarlo, non accampare scuse per giustificare i tuoi errori. Soprattutto, però, smettila di fare del tuo dolore uno scudo, perché anche quello più resistente, prima o poi, si rompe.” Punta sul vivo, Gina si morse la lingua e tacque. Dall’espressione concentrata del suo viso si poteva facilmente dedurre che stesse, in effetti, riflettendo sulle sue parole e Gus ebbe la certezza di aver agito per il meglio. Tutti si erano accorti di quanto il suo comportamento ossessivo la stesse allontanando da loro, isolandola a livello emotivo, se non addirittura fisico. Si estraniava ogni giorno di più, come se si stesse preparando a uno scontro fatale con quelli che riteneva i suoi particolari, acerrimi nemici e non volesse alcun genere di distrazione. Gina, però, per quanto fosse ormai ben istruita e addestrata, era ancora molto al di sotto del livello di preparazione e di esperienza di Decimus. In un corpo a corpo con lui, rischiava non solo di farsi male sul serio, ma di non uscirne viva. E anche il quel caso la truppa ne avrebbe pagato lo scotto. “Dovresti trovare un modo più proficuo per sfogare la tua frustrazione. Un massaggio in una spa con le ragazze, per esempio, in modo che possiate fare pace. Oppure dello yoga con Amulio, per ritrovare il tuo equilibrio. Anzi, ci sono: il sesso! Sono sicuro al cento per cento che del sano esercizio tra le lenzuola ti aiuterebbe a rilassarti!” le suggerì scherzosamente, una volta che furono entrambi seduti in auto, diretti a casa. “La tua è una avance, per caso?” domandò Gina, fingendosi esterrefatta. Adorava metterlo in imbarazzo e, soprattutto, non voleva che la discussione tornasse su temi scottanti. Gus, come previsto, prima sgranò gli occhi, poi arrossì e iniziò a balbettare. “No! Io… No! Dicevo… No!” “Calmati, dai, che palle! Quanto sei suscettibile! Sembra che tu ne abbia più bisogno di me, sebbene mi risulti che, sotto questo punto di vista, tu non stia ottenendo risultati, come dire… soddisfacenti!” Le mani di Gus si strinsero sul volante, mentre le sue labbra si contraevano per lo sforzo di restare sigillate. Era evidente che, dietro lo sfottò, ci fosse la solita intenzione di scoraggiarlo. Ormai l’aveva capito: a Gina non andava per niente a genio che trascorresse tutto il suo tempo libero con Brianna e, pur non avendo mai affrontato in modo diretto l’argomento, era sicuro che lei preferisse vederli lontani mille miglia. Per fortuna la sua amara ironia durò poco. Scoraggiata dal suo silenzio, Gina finalmente si voltò a guardare la strada dal suo lato del finestrino e si richiuse nel suo guscio. Faceva sempre così, quando lui non le dava corda. Da quando la relazione tra lei e Doc si era incrinata, era diventata scontrosa, umorale e talmente acida da avere da ridire su ogni santa cosa, in particolar modo sulla vita sentimentale delle sue amiche. Brianna era, ovviamente, il suo oggetto d’interesse primario perché, oltre ad avere una personalità più docile e in apparenza malleabile, condivideva il suo stesso, tragico passato di violenze e abusi. Inoltre, al contrario di Alice, ancora non emetteva fiato e, di conseguenza, non controbatteva mai alle esagerate opinioni che Gina esprimeva di continuo, con il chiaro intento di influenzarla e crearsi un’alleata. Anzi, purtroppo spesso gli sembrava che Brianna pendesse dalle sue labbra e che percepisse le sue baggianate come fossero un vangelo da mandare a memoria. Alice, al contrario, dopo una lite furibonda avvenuta nel periodo natalizio, non appena intuiva la direzione dei suoi discorsi, cambiava stanza per non farsi rovinare l’umore. Nel peggiore dei casi, la fulminava con uno sguardo funesto per indurla al silenzio immediato. Non sempre funzionava e qualcuno doveva intervenire per separarle. Dal momento che vivevano ancora tutti insieme, non era facile evitarsi. All’inizio, restare uniti era stata una scelta spontanea, favorita dalla complicità personale, oltre che da necessità pratiche. A lungo andare, però, i conflitti creati da Gina e dalla sua aggressività si stavano inasprendo e li stavano conducendo alla incompatibilità totale. Povero Amulio! Non era quello il branco omogeneo e compatto che aveva sperato di ospitare sotto il suo tetto! Quando Gus, dopo un tempo a suo avviso interminabile, imboccò la strada secondaria che li avrebbe condotti alla splendida dimora nel bosco, si sentì terribilmente sollevato e, in parte, in colpa. Essere in coppia con Gina lo aveva logorato, perché c’era troppa negatività intorno a lei. Magari con Luke sarebbe stata meglio. In fondo, lui era due volte più capace di trattare con le donne, perlomeno a suo dire. “Oh, era ora!” esclamò lei intravedendo i comignoli della casa e dando voce ai suoi stessi pensieri. Dal modo in cui aveva cominciato a sbadigliare era evidente che si sentisse altrettanto esausta. Tutti quegli intenti truci dai quali era tormentata dovevano averla infiacchita. Quando però, alla fine del serpeggiante viale, scorse Doc sulla soglia in fervida attesa, la sua espressione sollevata si dissolse, tramutandosi in una smorfia di chiaro disappunto. Gus si sentì ancora più a disagio. Non avrebbe mai voluto essere nei panni del povero Tiberius. “Dannazione!” mormorò Gina a denti stretti, preparandosi a lanciarsi fuori dall’auto non appena si fossero fermati. “Lo stai pian piano friendzonando, lo sai, vero?” Lei gli rivolse un’occhiata colma di astio e borbottò alcune parolacce irripetibili. “Eh già. Lo stai proprio facendo. Dovresti stare attenta con lui, essere più delicata. Il nostro Tiberius ha un cuore sensibile e non merita certo di vivere una relazione a metà.” “Da quando sei diventato un esperto di rapporti amorosi?” gli domandò scocciata. “Credo sia successo più o meno intorno al sessanta dopo Cristo. Eravamo nell’odierna Gran Bretagna e conobbi una ragazza meravigliosa di nome…” “Ok e cosa me ne dovrebbe fregare?” lo interruppe, acida. “Niente” rispose lui, con un sorriso tirato. “Così come non ti dovrebbe fregare niente di quello che accade tra me e Brianna. Vivi la tua vita e lasciami vivere la mia, altrimenti preparati ad essere ripagata con la stessa sonante moneta.” Paonazza per la rabbia, Gina stava di sicuro per staccargli la testa, quando il suo sportello si spalancò all’improvviso. Tiberius, felice di rivederla, la tirò fuori e, ignorando le sue vigorose proteste, la zittì con un lunghissimo, appassionato bacio. Gus spense l’auto e ne uscì, sollevato. Lo avrebbe ringraziato, se non fosse che il medico se l’era messa sulle spalle in stile sacco di patate e aveva imboccato la direzione della dépendance. In teoria, entrambi vivevano là ma, in realtà, nessuno vi metteva mai piede, perché Gina tentava di sfuggirgli rimanendo nella casa principale e Tiberius la seguiva, obbediente come un cagnolino e fedele come un vampiro innamorato. In fondo, li invidiava. Il legame tra loro, per quanto fragile e complicato, c’era ed era reciproco. Nel suo caso, invece, potevano trascorrere anni, prima di riuscire a instaurare con Brianna un rapporto diverso dall’amicizia. Comunque, anche nella migliore delle ipotesi, non si aspettava nulla di travolgente e immediato come, per esempio, la chimica esplosa tra Alice e Tom. Gli ostacoli che lo attendevano erano così ostici da apparire insormontabili, tanto che a volte non riusciva a comprendere se avesse fatto dei progressi o se lei non avesse ancora afferrato quanto lui fosse innamorato perso. Malgrado ciò, le sue speranze continuavano a fiorire rigogliose. Ormai, anche in assenza di un vincolo di sangue, era legato a lei nell’anima e tanto bastava a renderlo, in qualche maniera, contento. Brianna rappresentava il suo unico, vero scopo, il fine ultimo cui tendevano tutte le sue azioni. Che lei lo sapesse, e lo volesse, oppure no. Alcuni spessi fiocchi di neve iniziarono a cadere, scivolando sul suo piumino grigio mentre percorreva il vialetto di ghiaia che conduceva all’entrata. Diamine! Se si fosse scatenata una tormenta, di sicuro non sarebbe riuscito a portarla in quella piccola e caratteristica locanda per vampiri, dove aveva dovuto prenotare con mesi di anticipo e usare un escamotage dei suoi per alterare la lista di prenotazione e passare in cima. Sollevò lo sguardo verso quella che sapeva essere la sua camera e notò che la luce fosse già spenta. Non vedeva l’ora di scoprire quale sarebbe stata la sua reazione al regalo che aveva scelto per lei. Forse, in cambio, avrebbe ricevuto uno di quei suoi rari sorrisi aperti, simili a quelli che affioravano spontanei sulle sue labbra delicate, nell’osservare Luke esibirsi in un giochetto da circo. Oppure le sue guance morbide si sarebbero imporporate e i suoi occhi si sarebbero accesi di gioia, rendendolo l’uomo più beato sulla faccia della terra. Era così assorto nelle sue fantasticherie da non accorgersi che, accanto al dondolo del portico frontale, ci fosse Amulio ad attenderlo. Aveva il volto stanco, stropicciato come la sua maglietta a maniche corte e i jeans sdruciti, sporchi di fango ancora umido. Non aveva mai freddo lui. E, a giudicare dai fili d’erba nei capelli arruffati, doveva aver trascorso più tempo sotto le sembianze di lupo che di vampiro, ma non di certo a Chicago, dove c’era neve ovunque.
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