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5.WWLab La WWLab era nata come una startup, dalla passione per il web di due studenti universitari, con dei fondi di finanziamento pubblico. Un miracolo, in Italia. Un caso più unico che raro di inventiva. I due, ancora prima di laurearsi, avevano vinto un viaggio studio negli Stati Uniti, dove avevano potuto visitare le aziende che stavano mettendo a punto quella che sarebbe stata la principale fonte di ricchezza nel mondo Internet del futuro decennio: i motori di ricerca. Erano riusciti a capire le regole fondamentali alla base degli studi dei giovanissimi consulenti di due semisconosciute aziende, Yahoo e Google ed erano tornati dalla loro vacanza studio con un sacco di materiale su cui lavorare. Dopodiché, avevano in realtà mollato i corsi universitari e si erano chiusi per mesi in un garage, uscendo di casa solo per le strette necessità, e facendo preoccupare alquanto le proprie famiglie. I due studenti erano riemersi da quel periodo di isolamento solo quando erano stati sicuri di avere perfezionato un algoritmo di ricerca semantico sofisticatissimo, basato sui metadati degli utenti in Rete. Erano riusciti a trovare il modo di identificare chiunque accedesse al loro motore di ricerca, partendo dall’IP del computer utilizzato per entrare in rete. Chi si immetteva nella loro homepage faceva partire all’istante l’esecuzione di un programma nascosto, che realizzava uno scan completo del computer in corso di collegamento. I loro software erano in grado di determinare se il computer fosse personale o aziendale, e di individuare in ogni caso i dati personali di chi utilizzava più spesso il computer. Questo perché qualunque file si salvi, soprattutto di word o excel (i programmi più usati al mondo) contiene, a insaputa del suo creatore, molti più dati personali di quanto si pensi. Il programma nascosto era stato denominato “Posillipo”, in omaggio alle origini dei due programmatori, e all’etimologia greca del nome. I due avevano messo a punto rapidamente tre successive beta-release, sempre più potenti. Identificando (con un margine di errore dell’1-1,5%) chi si collega alla pagina del motore di ricerca e penetrando nel suo computer (cosa di una facilità sconcertante sul 98% dei computer mondiali che utilizzano sistemi di difesa e di protezione standard e aggirabili con facilità), si ottiene qualcosa di molto simile a quello che cerca un cacciatore nel suo mirino: una preda. La differenza è che qui nessuno cerca di ucciderla, ma anzi di farla vivere il più a lungo possibile. Purché consumi. I dati ottenuti sull’utente web sono infatti un tassello importante, ma non determinante. è decisivo mettere sotto controllo i metadati, e i due studenti ci erano riusciti. I metadati sono tutte quelle informazioni che si desumono dal comportamento della persona che sta alla tastiera: che file scrive, che file salva o legge o distrugge, che cartelle crea, come archivia i file, che siti visita e con quale frequenza, quali mail legge, archivia o elimina, a quali risponde e come organizza il suo archivio, che acquisti online effettua, quanti e quali indirizzi di posta elettronica possiede e come li differenzia e così via. In generale, il comportamento di una persona davanti a uno schermo di un computer. In pratica, la sua vita. Una miniera d’oro. Ogni navigatore che si collegasse alla homepage della WWLab era quindi di fatto messo sotto controllo, seguito passo passo, con discrezione, ma per sempre. Se per caso si collegava da un’altra postazione, diversa da quella abituale, era comunque possibile identificarlo a partire da un semplice file copiato da un computer a un altro o dalla digitazione di una normale password in un sito di commercio elettronico o in un qualsiasi social network. In genere bastavano poche settimane e si sapeva tutto di lui. Si poteva capire se allo stesso computer sedeva una figlia al mattino e un padre alla sera. Il programma di scanning elaborato dai due studenti si insinuava senza difficoltà in qualunque terminale di rete, installandovi una copia perfetta dei principali browser utilizzati. L’installazione avveniva in modo del tutto inconsapevole per l’utente ignaro e, una volta terminata, il funzionamento del computer era rallentato solo di pochi nanosecondi. Impercettibile, per la sensibilità umana. Posillipo cominciava a recuperare dati e metadati e li trasmetteva senza soluzione di continuità ai server dell’azienda, dove erano via via catalogati e archiviati per codice fiscale, creando una banca dati di valore inestimabile per pubblicitari e multinazionali. Come una rete, Posillipo avvolgeva i consumatori senza lasciare alcuna via di scampo. I due studenti avevano subito brevettato il programma, poi erano riusciti ad accedere a un fondo di finanziamento pubblico per la ricerca, comprando in questo modo i primi macchinari non artigianali (fino a quel momento avevano lavorato su computer assemblati da loro stessi), e avevano creato una piccola Srl, la WWLab. Questa miniera di informazioni poteva essere considerata illegale, ma all’epoca non esisteva una legge sull’uso dei metadati, e questo aveva facilitato le cose. In assenza di una legge specifica, tutto è permesso, e persino il Garante della Privacy, il neonato organismo governativo che avrebbe dovuto tutelare i consumatori e i cittadini, aveva redatto solo poche eccezioni formali, limitandosi a uno stanco richiamo al codice civile, e a esortare il parlamento ad approvare una legge più al passo con i tempi. Era ovvio che questa pentola d’oro fosse disponibile, con le dovute accortezze, per chi fosse interessato a vendere più dentifrici, pneumatici, schiuma da barba, libri, patatine o qualsiasi altra cosa. Pubblicità su misura, personale, ritagliata come l’abito di un sarto. Silenziosa, discreta, mai invadente, ma continua, incessante, martellante e, spesso, subliminale. Infallibile. Nessuno poteva accorgersi di essere controllato, e Posillipo era perfezionato in continuazione, sfruttando le stesse informazioni provenienti dai computer che controllava. La pubblicità e la promozione potevano essere individualizzate all’estremo. E i risultati, in termini economici, erano stati incredibili. La WWLab era cresciuta, dopo un primo anno incerto, la Srl era presto diventata una Spa, e dal milione di euro di fatturato del secondo anno, erano giunti ai sette miliardi del sesto anno. Vendevano dati, metadati, spazi pubblicitari e, con l’enorme liquidità, sempre crescente, erano entrati direttamente nel commercio online e si erano dotati di una rete di distribuzione, di una rete commerciale e di assistenza al top. Sfruttando le potenzialità della loro stessa invenzione, si erano sostituiti, in parte e sempre in misura crescente, alle aziende produttrici, comprando le maggiori e integrandole nel gruppo societario, che cresceva in modo esponenziale. A quel punto i due soci fondatori erano entrati in conflitto. La capogruppo, la WWLab, era stata quotata in borsa, immettendo sul mercato una certa quota del pacchetto azionario. La decisione di andare in borsa non era stata però unanime. Uno dei due voleva vendere tutto e l’altro no. Alla fine avevano raggiunto un compromesso e tamponato la situazione quotando il 49% della società alla borsa di Milano, portando a casa un gran bel pacco di soldi ciascuno. Subito dopo, in ogni caso, il socio favorevole alla vendita si era ritirato a vita privata, rinunciando a tutte le cariche nella società e dedicandosi ai suoi passatempi preferiti: battute di pesca di calamari giganti nell’atlantico meridionale, caccia di cinghiali nel Caucaso, allevamenti di pecore in Australia, impianti solari nel deserto del Sahara e via dicendo, e si era disinteressato alle vicende della WWLab. La sua quota azionaria ( il 25,5%) era rimasta congelata. Il socio non partecipava alle assemblee né pretendeva posti in cda, e questo rendeva di fatto possibile controllare la società con il solo 38% scarso. L’altro socio si era preso il posto di Presidente, pensando di vivere di rendita per un po’. Quando, con un raid rapidissimo in borsa, una cordata di investitori misteriosi aveva comunicato di possedere, appunto, il 38% della società, si era trovato del tutto impreparato ed era stato ufficialmente estromesso in fretta, con un’opportuna e generosa liquidazione. Posillipo, che era giunto alla versione 3.25, poteva essere manutenuto e sviluppato con facilità anche senza di lui. Almeno questo aveva pensato il mondo dei giornalisti e degli analisti finanziari. La cordata aveva nominato AD della WWLab Carlo Moscatelli. E lui, l’ex-Presidente, era diventato un fantasma.
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