6.I pensieri di Cardi
Subito dopo aver incitato Renato Landi a divertirsi, il Direttore Commerciale Alessandro Cardi si era guardato intorno, esitante sul da farsi. Poteva scegliere tra una coppia di nigeriane che, come gli aveva spiegato il fido Castiglione, erano una favola nei rapporti a tre, e un duo di giapponesi esperte di bondage. Per le giapponesi è un’arte antica, e la fanno credendoci, sembrano vere, aveva detto il suo collaboratore e amico. La scelta era quindi fatta, ma c’era anche lo champagne e, soprattutto, la cocaina. Doveva darsi delle priorità. Come fare? Cercò con lo sguardo Castiglione, ma non era in giro.
Le due nigeriane lo guardavano mentre si scambiavano carezze provocanti, ma Cardi le ignorò, dirigendosi verso le due giapponesi che attendevano immobili, sedute, una a fianco all’altra su un divano rosso, le gambe incrociate che calzavano dei lunghi stivali di pelle nera, i seni nudi invitanti e i sottili slip scuri a delineare i fianchi e le cosce.
Le cose vanno bene, pensò. A meraviglia. In quel momento non era in grado di formulare pensieri più complessi, data la grande quantità di alcool in corpo, e in effetti, in generale, aveva difficoltà a esprimere pensieri complessi, ma era soddisfatto e gratificato della sua vita. Gli affari andavano avanti quasi da soli. Soldi, ne arrivavano tanti. Ormai li contava a milioni di euro ed era stato semplice, più del previsto. Con quei soldi poteva fare tutto quello che voleva, come aveva sempre desiderato. Se la poteva spassare di gusto in ogni momento, donne, sesso, la migliore cocaina, champagne a fiumi, ville al mare e in montagna, all’estero e in italia, un panfilo e uno yacht, tra la Costa Smeralda e la Costa Azzurra, macchine sportive e soprattutto grandi moto, la sua vera passione.
Si fermò un attimo, preso da un dubbio, in mezzo alla sala, a metà strada tra le nigeriane e le orientali. Le puttane ebbero l’impressione che stesse ancora valutando e si sforzarono di essere ancora più maliziose. Una delle due africane si inginocchiò davanti all’altra, cominciando a leccarla in mezzo alle gambe, mentre le due giapponesi misero bene in vista gli attrezzi del mestiere: fruste e manette.
In realtà Alessandro Cardi stava meditando, in modo molto confuso, che avrebbe dovuto parlare con Castiglione. Dovevano fare, presto, il punto della situazione, analizzarla e capire come stavano le cose. Andava tutto benissimo, è vero, non c’erano difficoltà.
Forse andava troppo bene.
L’AD non si era visto, se non all’inizio della convention. Cardi non era riuscito a parlargli nelle ultime due settimane, e aveva necessità di farlo. Anche se era normale che lo si vedesse poco, in quelle occasioni mondane, la cosa aveva lasciato a Cardi un leggerissimo senso di inquietudine.
L’AD e Cardi si conoscevano bene, potevano considerarsi, in qualche misura, se non proprio amici, almeno due persone con dei forti interessi in comune. Agli inizi, quando la scalata della WWLab era ancora un’idea, o forse un miraggio, Carlo Moscatelli era ancora un pesce piccolo, sebbene ben introdotto nell’establishment che contava, e non era ancora stato in grado di trovare le chiavi giuste per aprire le porte che servivano. Avevano passato lunghe giornate a fantasticare insieme su come trovare il modo di arrivare in alto, in fretta, anche se in realtà, quello che davvero voleva arrivare sul gradino più alto era Moscatelli.
L’allora futuro AD della WWLab era una persona fredda, quasi glaciale, imperturbabile e calcolatrice. Cardi era tutto il contrario, estroverso, compagnone. Se il primo desiderava soprattutto il Potere, per lui, invece, la cosa importante era godersi la vita, entrare nel mondo dorato del lusso sfrenato, del circolo di quelle poche migliaia di persone al mondo che potevano permettersi tutto, senza problemi e senza paura di esibirlo.
Per Moscatelli era diverso: non amava ostentare, piuttosto stare nell’ombra e tirare i fili delle vite degli altri. Il loro sodalizio era basato su questo patto reciproco, ed era stato cementato con solidità quando Cardi aveva trovato la chiave giusta: Castiglione. In un momento di empasse per le loro ambizioni, era stato lui a ricordarsi di colpo di quel calabrese spregiudicato, compagno di studi durante un’infruttuosa stagione universitaria, e l’aveva contattato, sperando di trovarlo intraprendente e convincente come quando persuadeva i professori ad assegnargli trenta agli esami universitari, barattandoli con ragazze squillo.
In genere accettavano subito, ma quando qualche giovane assistente o qualche vecchio moralista tentennavano, Castiglione conosceva i metodi per far capire a tutti quanti che rifiutare non era cosa. E così Cardi aveva ritrovato il calabrese ed erano bastati pochi discorsi per capire che era ben introdotto negli ambienti che contano, laddove si hanno tutti i guinzagli necessari e le chiavi che servono per i propri scopi.
A Moscatelli non importavano i metodi, l’essenziale era arrivare in alto. A Cardi neanche interessavano, puntava solo a diventare ricco sfondato. E a Castiglione interessava che gli amici suoi potessero reinvestire in modo lecito dei capitali che sarebbero rimasti altrimenti infruttuosi, quello era il suo lavoro, il motivo che lo aveva spinto a laurearsi in economia. C’era solo una differenza, tra di loro: Castiglione sperava di tirarsene fuori il prima possibile.
La cordata vincente era stata messa insieme da Cardi e Moscatelli, poi entrati in WWLab, ma soprattutto da Castiglione, il cui apporto era stato decisivo. Francesco Castiglione sapeva dove trovare i miliardi che servivano per completare la scalata. Conosceva gente che ci teneva a ripulire il proprio denaro. A loro aveva presentato i suoi soci, Cardi e Moscatelli.
Quest’ultimo era stato ritenuto più adatto al ruolo di AD, mentre ad Alessandro Cardi era stato affidato il ruolo di Direttore Vendite. Gli amici calabresi volevano veder rendere bene i propri soldi, e su questo non si poteva sgarrare. L’azienda possedeva indici di liquidità incredibili, e ce n’era per tutti.
Con il tempo, l’AD era divenuto il principale referente degli azionisti, un tempo amici di Castiglione (si sa, in affari l’amicizia è una faccenda relativa), e quest’ultimo e Cardi si erano dedicati a far funzionare la WWLab, che aveva continuato a crescere e aveva implementato il proprio organigramma con una serie di manager provenienti dall’esterno. Cardi e Castiglione si erano concentrati sul godersela, e avevano lasciato le principali redini del potere a Moscatelli, che si era fatto via via sempre più riservato e distante.
Adesso, Alessandro Cardi, fermo in mezzo alla lussuosa suite dell’albergo ginevrino, e in apparenza indeciso tra due nigeriane lesbiche e due dominatrici giapponesi, cercava confusamente di capire perché l’AD non parlava più volentieri con loro due.
Pensava che doveva discuterne il prima possibile con Castiglione, e si chiedeva se, per caso, non avessero fatto il passo più lungo della gamba, se non stessero rischiando troppo. Era una questione su cui Castiglione poteva esprimersi a ragion veduta, data la sua conoscenza degli ambienti di provenienza dei capitali. In fondo, era stato con Castiglione che avevano deciso di agire in quel modo, tenendo l’AD all’oscuro, no?
Cardi si guardò intorno e realizzò di colpo che le giapponesi lo stavano aspettando. Disse alle due donne di pazientare ancora un momento, gettò un biglietto da cinquecento euro alle due nigeriane deluse e andò a prendersi una doppia dose di coca dalla sua scorta personale.
All’AD e a Castiglione avrebbe pensato più tardi.