Capitolo 9
KAYLA
«Ci spiace, Ms Graham, ma di certo comprende la nostra posizione.»
«Comprendo che non state neanche prendendo in considerazione la mia richiesta» ribatto alla signora dietro la scrivania dell’Ufficio per i Servizi all’Infanzia e alle Famiglie.
«Non è vero. Dico solo che per il momento ci sono molte richieste prima della sua che hanno la precedenza.»
«Solo perché coinvolgono due genitori.»
«Ascolti, sono certa che sarebbe un’ottima madre, ma abbiamo delle linee guida e dobbiamo accertarci che ognuno di questi bambini abbia le migliori opportunità dopo aver lasciato la struttura.»
«Ma avete bambini che non vengono neppure richiesti in adozione. Di certo starebbero meglio a casa mia, dove posso dare loro un tetto, amore e cure, e assicurarmi che abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno, piuttosto che rimanere a carico dello stato.»
«Non sto dicendo che non accadrà, Ms Graham.»
«Sta solo dicendo che ho più probabilità di vincere la lotteria che di adottare un bambino.»
«Capisco la sua frustrazione.»
«No. Non credo proprio» le rispondo, e sospiro. Dovrei sentirmi in colpa ma non è così. Il sistema fa schifo e, a giudicare dalla scrivania di questa donna, piena di cornici contenenti foto di lei con il marito e due figlie, non è possibile che comprenda davvero.
«Potrebbe fare un’adozione privata.»
«Se vincessi la lotteria, magari. E anche in quel caso i due genitori hanno la priorità.»
«Mi dispiace.»
«Già, lo so. Sembra che abbia sprecato sia il suo tempo che il mio. Me ne vado» le dico alzandomi. Le volto le spalle, prendendo la giacca e la borsa che avevo appeso allo schienale della sedia. Mi servirà un drink. Cazzo, probabilmente parecchi.
«C’è un’altra possibilità» le sento dire.
Mi volto e la guardo. Non so cosa stia per suggerire, ma sono piuttosto sicura di aver già provato tutte le strade. Se voglio essere madre, penso stia diventando sempre più chiaro che ho delle opzioni limitate. Cazzo, perfino la fecondazione in-vitro costa più di quanto guadagno in un anno. No. Pare che o torno da Tommy e faccio le cose a modo suo, e preferirei morire, o vado in un bar e rimorchio estranei a caso finché non ho fortuna in più di un senso. Non sarebbe una bella storia da raccontare a mio figlio o mia figlia sul modo in cui sono stati concepiti? Potrei scriverci su un libro per bambini: Come sono diventata una troia per cercare di mettere una cazzo di pagnotta nel forno.
«E quale sarebbe?» le chiedo.
«Potrebbe seguire un corso per diventare madre affidataria.»
«Madre affidataria?»
«Sì. Dopo averlo fatto, i bambini che sono stati allontanati dalle loro case potrebbero esserle affidati temporaneamente finché il tribunale non decide cosa fare dei loro genitori.»
«Quindi alla fine mi verrebbero tolti e restituiti ai genitori?»
«In alcuni casi. In altri vengono resi disponibili per l’adozione.»
«E io sarei comunque fuori, a guardare dalla finestra?»
«Ms Graham…»
«Penso che dovrei tornare a casa e pensarci su. Grazie del suo aiuto. Purtroppo è stato molto illuminante» le dico, andandomene senza darmi la pena di guardare indietro.
È ridicolo attraverso quante leggi e cavilli tu debba saltare solo per portarti a casa un bambino. Non sto neppure chiedendo un neonato, so che sono quelli che vengono adottati più facilmente. Speravo di prendere un bambino che fosse come me quando sono stata salvata da Ida Sue.
Esco e il calore mi colpisce immediatamente. Devono esserci quaranta gradi oggi. Qualcuno deve aver dimenticato di dire a Madre Natura che è autunno. Il caldo soffocante mi si avvolge attorno, e non è un bene. Dopo la giornata che ho avuto, respirare è un’impresa. L’afa non fa che renderlo più difficile e sembra soffocarmi. La cosa più sensata sarebbe andare a casa, ma non lo farò. L’ultima cosa che voglio è stare da sola, quindi non è un’opzione.
Al diavolo. Andrò da Barney. Anche se non troverò il coraggio di tornare a casa con un potenziale produttore di sperma, sarò ubriaca a sufficienza da non sentirmi la fallita che sono. Una volta deciso, mi dirigo verso il mio bar preferito. Non mi importa neppure che sia presto. Com’è che si dice? Da qualche parte nel mondo sono le diciassette? Già, sembra sensato.